Partecipanti: Simeone, la Capra, la Stokka, Silvia O., Nemo, Nico, Alberto, la Riccia.
Notizia e foto di Nemo



Con la luce di mezzogiorno sembravano continuare da qualche parte ma guardandoli da sotto parete si sono rivelati soltanto posatoi per i “palummi”. A questo punto entriamo in una selva alla ricerca di qualche buco nascosto dalla vegetazione, ma il tutto senza fortuna, continuiamo la nostra esplorazione con la discesa della selva oscura. Dato che da google la zona sembrava ricca di affioramenti di rocce calcaree (cosa che poi era vera) ci incamminiamo seguendo le tracce di un torrente, ora asciutto, per vedere se ci fosse qualche altra apertura nella zona. Questo torrente erodendo le rocce circostanti ha creato un bellissimo paesaggio stratificato tipo canyon, che noi percorriamo proprio al centro. Si arriva così a un punto in cui si ha la convergenza con un altro piccolo canyon. Queste incisioni si è poi scoperto (o meglio ipotizzato) essere state formate dal dilavare delle acque di raffreddamento provenienti dalle due cave soprastanti, che con il loro scorrere hanno eroso e inciso i calcari sottostanti (in base al contenuto fossilifero datati Giurassico Superiore – Cretaceo Inferiore, scusate ma lo dovevo dire, deformazione professionale).
A questo punto risaliamo a documentare con un video le due cavità viste nella precedente esplorazione. Adesso che avevamo molto più tempo dell’ultima volta decidiamo di addentrarci maggiormente e scopriamo che la grotta (che se un giorno avrà un nome sarà…lo scoprirete seguendo il video) non si fermava come avevamo creduto in precedenza, ma continua e sembra anche abbastanza in profondità. Trova conferma anche la teoria che ci fosse un amichetto puntuto ad abitarla, ecco perché crediamo che ci sia bisogno di un naturalista o di una persona che sappia trattare con gli animali; ECCO!!! Un amico degli animali…PIEROOOOO!!!
Prima di andare via incontriamo due contadini, che subito capiscono che siamo speleologi (e poi ricino cà i viddani un capiscinu nenti) e ci raccontano la leggenda per cui una di queste grotte arriverebbe alle acque calde di Montevago (in linea d’aria
Ci muoviamo in direzione Palermo per andare a vedere altri pittusi a monte Maranfusa, rinomata località ove si trova l’agriturismo omonimo, ma anche qui il sopralluogo risulta infruttuoso, delle 5 cavità in vista solo una proseguiva all’interno, ma chiudeva immediatamente, era un piccolo riparo usato per tenerci pecore e bestie varie. Gli altri buchi che si vedevano in successione uno sopra l’altro non sono altro che un unico scavernamento interrotto da alcuni archi, sempre abitati da pennuti (evidenti le tracce della loro presenza, MOLTO abbondanti direi). Anche qui la luce si è presa gioco di noi.
Torniamo verso casa con un evidente languorino.
Cercavamo in grotta qualche bel budello dove strisciare e arrivati all’inizio di viale delle scienze eccolo trovato. Direi quindi, missione compiuta…
Notizia, foto e video di Gebedia
Partecipanti:
Gebedia, l’Anguilla del Civico e Michela
Si svolgerà a Palermo da mercoledì 28 novembre al pomeriggio di domenica 2 dicembre 2007 il Corso Nazionale “Tecniche di autosoccorso e Primo Soccorso sanitario in Grotta” valido come aggiornamento per i quadri della SNS - CAI.
Il corso sarà diretto dall’I.N.S. Vincenzo Biancone, mentre le attività teoriche e le esercitazioni pratiche saranno condotte da medici CNSAS e da istruttori SNS del CAI.
Verranno pertanto analizzate e messe in pratica le tecniche di valutazione circa le condizioni di un infortunato, le tecniche di rianimazione cardio-polmonari, le manovre di spostamento di un ferito, la prevenzione degli incidenti, le tecniche di soccorso uomo ad uomo oltre ad altri temi di interesse del Corso.
NORME DI PARTECIPAZIONE
Il Corso è aperto ai soci C.A.I. che abbiano compiuto il 18° anno di età ed ai tecnici del CNSAS ed è valido come aggiornamento per i quadri S.N.S.
I posti disponibili sono 12 e le iscrizioni avranno termine lunedì 26 novembre 2007.
Il costo del Corso è di € 25,00, comprensivo di materiale didattico e dell’assicurazione infortuni C.A.I. per i non appartenenti alla S.N.S.
Per informazioni contattare il Direttore del Corso.

Incredibile ma vero, con un colpo solo, i giapponesi riescono a proporci la soluzione ad almeno tre problemi dello speleologo, contemporaneamente. L’ho trovato (Scat, N.d.r.) sul blog “On The Rock - Cronaca Sovversiva” e non si tratta della solita cagata giapponese, ma quasi…
Ecco a voi, NoPoPo, le pile alcaline ricaricabili con la pipì!
vantaggi:
1) Finalmente potrai pisciare da qualche parte senza il problema di trovare un posto con molto scorrimento
2) Le batterie sono ricaricabili, quindi non verranno abbandonate in grotta
3) Basta ricariche di carburo, scarburate ecc. basta passare ai superled alimentati con pile ricaricabili con la pipì
Svantaggi:
1) possono essere ricaricate solo 5 volte
2) ad ogni ricarica si abbassa il tempo di vita utile della pila
3) Le vendono solo in Giappone
Caratteristiche tecniche:
NoPoPo (Non-Pollution Power) Aqua batteries, batterie ricaricabili semplicemente urinandoci sopra, disponibili in fotmato AA ma anche AAA. Queste stilo-alkaline sono in grado di funzionare grazie alla reazione di magnesio e carbonio con la pipì, per produrre (in una pila AA) fino a 500 mA l’ ora.
Guardo il cielo, sole. Comincio ad armare il traverso con l'aiuto delle fimmine,monto il discensore, guardo il cielo,poco nuvoloso. Mi sposto verso il primo attacco quando mi sento arrivare una goccia sul collo, guardo il cielo e penso "ma @@@@@ @@@", esito un po' ma alla fine chiamo la ritirata!!La discesa è stata accompagnata da una piacevolissima pioggia che tra l'altro rendeva ancora più scivoloso e fangoso il suolo. Vista "a cairta mala pigghiata" decidiamo di andare in un'altra palestra un pò più coperta, dove dopo un po' di armo disarmo e progressione su corda qualcuno (penso u spinciunaro) esce un paio di sfincionelli, sui quali si fiondano quasi tutti compreso me.
Ah dimenticavo, ovviamente non ha più piovuto per tutto il giorno eccetto che in quella mezzora in cui eravamo ad armare..NTE CUORNA!

A facilitarci l’esplorazione gli incendi degli scorsi periodi, che hanno permesso di sorpassare dei tratti di giungla altrimenti difficilmente attraversabili. Questi se da un lato ci hanno evitato di infilarsi in mezzo all’erba alta, dall’altro hanno inzozzato e non poco i nostri vestimenti, rendendoci più simili a dei piccoli carbonari.
Le cavità in questione erano tre.
La prima è lunga una dozzina di metri, con una apertura di forma circolare ellittica 
che presenta a tratti dei punti in cui il soffitto si alza di colpo (potendo starci anche in piedi) per poi riabbassarsi, la cavità è completamente orizzontale e sul pavimento vi sono sassi e blocchi con un ordinamento molto regolare e a tratti rettilineo.
Circa a metà della cavità si trova un cancello in ferro con relativo catenaccio, divelto a forza dal muro e ora aperto. Forse un tempo usato come riparo per le pecore? Era la prigione di qualche sequestrato? La grotta del Ciclope? Nessuno lo sa. Continuando, il buco chiude poco dopo. Il ritrovamento di un cranio e parte degli arti anteriori di quello che poi abbiamo scoperto essere un piccolo istrice, gli aculei sul pavimento e un pungente odore (che abbiamo capito essere piscio di istrice) ci hanno fatto pensare che era meglio lasciare stare il nostro amichetto puntuto dormire li dentro.
A fianco a questo primo pertugio, ve ne era un altro orientato nella stessa direzione che si manteneva parallelo al precedente. Le due cavità erano collegate ogni tanto da tratti trasversali, forse scavati nel detrito da qualche armalo.
La terza e più evidente (foto) comincia con un ampio scavernamento, con 3-4 mq di saloncino con vista valle, che poi bruscamente inclina verso il basso con un condotto di forma stretta e allungata, per poi chiudere dopo circa
Fuori, lungo la stessa parete vi erano altri buchi che poi si sono rivelati soltanto delle piccole nicchie riparo dei volatili della zona (ed allora nella valle un grido si levo: PICCCIOOOONEEEE!!!)
Altri pittusi da visionare erano presenti in un’altra parte della cava, ma necessitavano di imbrago e corde per la loro esplorazione.
Partecipanti: Gebedia, l’Anguilla del Civico, l’Acaro e u Cacaova.
Notizia e foto di Gebedia
(nostra cara amica speleo del CAI Palermo) e disarmato Nemo e Capra.

