martedì 1 aprile 2008

Resoconto del Campo 2008

Riassumere quello che può succedere in 4 giorni di convivenza speleologica è veramente difficile!

Proprio per questo, invece di tentare una sintesi personale, scegliamo di raccontare tutto con un packwork di impressioni di chi era lì.

Giovedi 20 marzo 2008

Rosi

Alle 7 meno qualcosa mi chiama Nemo,
devo prendere la macchina, abbiamo appuntamento io e lui sotto casa mia alle 8 per poi incontrare gli altri alle 8.30 in via Oreto, io ho tutto il tempo di finire di cuocere le mie lasagne e fare lo zaino, alle 7.50 comincio a caricare la macchina,
alle 8.20 ancora nessuna notizia di Nemo, le lasagne sono pronte, lo zaino pure e io aspetto…alla fine Nemo arriva e incontriamo gli altri. La mia macchina è stra carica fra spesa e materiale, ma anche il fuoristrada di Marco V. non scherza. Riusciamo a stipare tutto, compreso Però che cerca di fare l’atletico e entrare dal finestrino ma ormai l’età si fa sentire, e si parte.

Il viaggio passa fra una chiacchierata e l’altra tra me e Nemo e lunghi silenzi dello spincionaro, Spinc per gli amici, (s’addummisciu subito!!!), vapori di lasagne, uno stadio fantasma, niente musica e poca benzina.

Si arriva al motel San Pietro, si fa benzina e si riparte subito. Arrivati a quella che era una vecchia casa cantoniera adesso ristrutturata e sistemata, la nostra dimora per questi giorni, scarichiamo tutto e dopo una breve digressione per andare a prendere le chiavi, ci avventuriamo dentro. La prima cosa che ci appare chiara è che nelle vecchie case cantoniere amavano i cessi, ce ne sono 8, uno a testa, ma una sola doccia, il tutto è cmq carino, pulito, e ben sistemato.

Io sono stata nominata la signora della cucina, in poche parole si tratta solo di un titolo per mascherare lo sfruttamento, sistemiamo la spesa, i sacchi a pelo, e il materiale da grotta.

Marco V. trova un piccolo giocattolo da usare sul “meraviglioso” sacco a pelo dello Spinc, e istituiamo un fondo cassa, che posizioniamo in un luogo strategico, definito caldo umido e confortevole….

Ci sediamo e tra un…..non mi ricordo come si chiamava…credo sia poi stato battezzato “il pane con la pezzame” della mamma di Nemo e un goccetto di grappa, ci organizziamo per l’indomani.

Secondo i programmi io, Marco V. e Simone dovremmo entrare all’inghiottitoio, mentre Nemo, Spinc e Però dovrebbero dilettarsi a scavare. Aspettiamo anche notizie di Massimino, che poi causa mal di schiena decide di non venire e andiamo a letto. Qualcuno crolla immediatamente, qualcuno russa, e anche tanto, qualcuno si smuove tutta la notte sulla brandina e qualcun altro si soffia il naso pure mentre dorme.

Appuntamento alle 20:30 al bar in via Oreto destinazione Monte Conca, a partire siamo in 6 Marco V, Rosi, Simione, Xò, lo Sfincionaro e Nemo. Cominciamo bene, il vecchio Nementocle nn si smentisce arrivando alle 20:45 guadagnandosi un disarmata completa dell'inghiottitoio...hahahaha!! Tra le lamentele varie "un m'arrurlati i sedili" "minkia che strittu" ci si stipa in macchina e si parte (min#!!a quante cose entrano in un defeder!!). Arrivati alla casa cantoniera ci si sistema per la notte ma tra assegnazione compiti, casatiello e pastiera napoletana si fà l'una.



Venerdi 21 marzo 2008

Rosi

La notte quindi è un poco movimentata, io mi alzo prima che la sveglia suoni, fa un bel freschetto, ma c’è un bel sole fuori, sono le 7.30. io mi faccio la doccia con il bagno schiuma all’orchidea appositamente comprato per accontentare i gusti di Però, qualcuno fa il caffè, e si fa colazione tutti insieme. Con la scusa che sono la signora della cucina, mi appioppano di fare i panini, ma Però e Nemo (la drag queen o figlio di Bud Spencer) mi danno una mano, mentre Simone e Marco V. vanno a comprare la pellicola e a fare benzina (scuse per non fare i panini).

Alla fine siamo pronti, deciso che andiamo tutti all’inghiottitoio, ci stipiamo in macchina con tutto il materiale e partiamo. Imbragati, comincia la discesa, prima Marco V., poi io, Simone e a seguire Marco Spinc, Nemo, Però. La grotta sembra viva, si sente rumore d’acqua ovunque e in effetti scendono giù per i pozzi delle simpatiche cascatelle. Al primo e secondo pozzo mi arrivano solo schizzi, ma al quarto si tratta di una vera e propria doccia. Per scendere al fondo della grotta impieghiamo un poco di tempo (cambio armo, qualcuno si fa un micro voletto per raggiungere il fondo), ma alla fine siamo tutti giù. Siamo un poco bagnati, ma la prima cosa da fare è pranzare. Panini, kinder cereali e tavolette di cioccolata. A pranzo concluso io mi sistemo sotto il telo termico, da sola, da brava egoista, mentre Simone fa sicura a Marco che si appresta a fare una risalita alla base del 4 pozzo. La risalita è roba tosta, stancante e faticosa e soprattutto poco sicura viste le pareti in gesso. Era già stata cominciata nel dicembre del 2006 e oggi la si vuole finire. Marco e Simone si mettono a lavoro, io osservo, Però, Spinc e Nemo decidono di farsi una passeggiata sino al sifone che chiude la grotta per combattere il freddo. Dopo un poco li seguo anche io, il freddo si fa sentire e siamo fradici, mettersi in movimento e uscire dal telo termico costa fatica, ma non mi sento più le gambe. La galleria non è cambiata tanto, a parte che c’è più acqua, per la maggior parte la percorro da sola. È una sensazione che mi piace, so di non potermi perdere, e mi godo il percorso che faccio lentamente, a tratti in piedi, a tratti in ginocchio. Il tetto infatti si alza e si abbassa secondo ritmi che a me sanno di armonia musicale. Poco prima del sifone incontro Piero, e poco dopo Nemo e Spinc. Io proseguo sino al fondo e loro mi aspettano, torno indietro con Piero, Nemo e Spinc rimangono seduti al buio, Però mi suggerisce che forse sono gay e hanno bisogno di appartarsi. Quando riemergiamo dalla galleria, la risalita è vorticosamente avanzata, si sente il trapano misto ai grugniti di Marco V. Un breve spuntino e di nuovo sotto il telo termico. Il freddo è pungentissimo, stavolta faccio spazio a Però e poco dopo si avvicinano anche Nemo e Spinc, che si immerge sotto il telo e ovviamente che fa?...si addormenta. Non so a che ora Marco scende, ci decidiamo a uscire, la risalita non è finita, ma manca veramente poco e c’è anche domani. Risalire significa farsi un’altra doccia gelata, i muscoli sono freddi e cerchi di andare veloce per bagnarti meno possibile, il risultato è che ci si stanca un sacco. Simone chiude, risaliamo, io sono davvero stanca e fradicia, come tutti del resto. Al secondo pozzo un inno a Gesù da parte di Simone ci fa bloccare, il cordino del sacco materiale si rompe ma il sacco fortunatamente scivola, si incastra e non precipita, rimane bloccato. Uscendo mi sembra di gelare, non riesco nemmeno a ragionare bene, non c’è sole ma un venticello che ti si attacca addosso, mi cambio e mi infilo in macchina, non ho fame e nemmeno sete, solo un freddo mostruoso. Ma alla fine la giornata si conclude, rientriamo, doccia per tutti, c’è chi fa storie per lavarsi, chi vuole la coca cola, qualcuno chiede la spuma, qualcuno si asciuga le mutande, l’unico paio a disposizione che verrà poi usato per 4 giorni. Mettiamo il materiale ad asciugare e azzanniamo le lasagne. Non mi ricordo quasi più niente di quella sera, dovevo essere stanca, sono andata a comprare la coca cola con Però, niente spuma, ma dopo le lasagne…boh, mi ricordo solo il sacco a pelo e le solite russate di qualcuno, insomma direi di un po’ tutti.

Sveglia alle 7:30 dopo aver fatto colazione e preparato i panini x il pranzo si decide di entrare tutti e sei in grotta. Ci si cambia e via tutti dentro la grotta che è già "armata" e quindi si procede più o meno velocemente, ma alla base del 4° pozzo c'è chi si fà un bel volo di 2 m (mi sa ca quaicunu ci lavi sarbata) un pò umidicci si pranza e via ognuno a propri posti. Marco V. continuerà una risalita alla base del 4° pozzo iniziata tempo fà, il buon Simione farà da sicura, Xò, Nemo e lo Sfincionaro seguiti da Rosi percorreranno la galleria finale fino al sifone. Dopo circa 4 ore di trapanate e scomode posizioni Marco V. decide di continuare la risalita l'indomani così cominciamo a salire, il 4° pozzo è bellissimo ma una leggera pioggerellina ci nega lo spettacolo, si sale veloci tranne Simone alle prese con un sacco ribelle (min#!!a ru culu).

Intorno alle 19 siamo tutti fuori cambiati e di ritorno alla cantoniera dove sistemata l' attrezzatura ad asciugare comincia uno schiticchio a base di olive, casatiello, patatine ed il tipico vinello, doccia e cena a base di lasagne preparate da Rosi (buonissime).

Lo Spincionaro

Il primo giorno lo passo nell’inghiottitoio di Monte Conca, a me fino a quel giorno sconosciuto, infatti sono del tutto nuovo di grotte nei gessi. Prendo subito confidenza con il fango in cui sprofondo gia dai primi passi ma comincio ad apprezzare i pozzi, i meandri e i saloni che sono diversi da quanto visto fino ad ora in altre grotte. Il ritorno verso l’uscita è un po’ faticoso data la profondità dei pozzi che salgono nel vuoto, costantemente sotto l’acqua ma in fondo in fondo godi un po’ e sei soddisfatto di essere stato dentro Monte Conca.

La sera alla cantoniera passa allegra tra vino, lasagne e grappa. C’è chi esagera e finisce mriacu ma va bene cosi.

Sabato 22 marzo 2008

Rosi

La mattina seguente la casa è caotica, il materiale speleo è ancora fradicio, si fa colazione e stavolta invece della signora della cucina sono la signora della nutella…ho solo fatto i panini per tutti. Poco dopo si arricampano gli altri sfasciati, Giorgina e Lucari, la Stokka, Topolino e Ceres, ripresosi da vomito e diarrea. A quel punto dopo avere fatto l’esattore delle tasse, faccio la doccia e parto alla volta del paese con Simone per comprare la carne…stavolta nono ho dovuto fare i panini…hi hi hi. Riusciamo a trovare spuma e coca cola e a risparmiare ben 60 centesimi sulla carne grazie a potentissime raccomandazioni!!!

Stasera arrostita di carne! Ci separiamo in due gruppi, Topolino, la Stokka, Giorgina, Lucari e un volenterossissimo Nemo, si dirigono all’inghiottitoio per finire la risalita e visitare la grotta. Io e il resto della marmaglia ci dirigiamo verso la paleo risorgenza. Per arrivare li, dopo esserci cambiati, attraversiamo un fiume in piena e ci arrampichiamo fra la giungla selvaggia, e a me viene pure l’allergia, ma non sono la sola a smocciolare, almeno io uso i fazzoletti…schifoo!

Mentre noi sostiamo, Marco V, si cimenta in un'altra risalita per raggiungere l’ingresso della grotta monta una corda, ci accorgiamo che i panini sono in macchina, fameeee... ok qualcuno torna indietro e li prende. Il resto di noi si avventura dentro. Si fanno foto, e rilievo, ma c’è da scavare. Ceres ha portato con se tutto il materiale e dopo pranzo e post rilievo, lui, Spinc e Però si cimentano nella scavata, poco dopo li seguono Marco V e Simone e io… dormo!! Fuori ormai fa buio e noi siamo ancora dentro, sono solo le 7, almeno credo, quando cominciamo a scendere. Prima Simone poi io, cominciamo a fare strada e poco dopo ci raggiunge lo Spinc. Riattraversiamo la giungla, io adotto la famosa tecnica di discesa detta “ di culo”, qualcuno invece finisce decisamente con il culo a terra e per ben due volte!!! Alla fine arriviamo in macchina, ci si cambia, si parte verso casa. Qualcuno si fa la doccia e si occupa del fuoco, qualcuno va in sede in paese e poi passa a vedere cosa combina l’altro gruppo all’inghiottitoio. Topolino, Giorigina e la Stokka sono fuori che aspettano Lucari e il buon Nemo che ha tanto insistito per disarmare tutto. La risalita a Monte Conca si conclude, ma si trova solo un terrazzino, niente prosecuzione. La sera si arrostisce carne, ma siamo tutti stanchi, dopo cena Giorgina e Lucari ci salutano, tornano a Palermo, noi ci corichiamo, in 11 in una stanzetta e vai con il concerto delle russate che stanotte arriva a toni profondi e vibranti, mamma che palle non si può dormire!!!!

L’indomani, colazione veloce, carico la macchina, saluto tutti e io e Simone partiamo, la giornata è fantastica, mentre guido osservo il paesaggio, la mia terra, calda e lussureggiante e mi viene un po’ il groppo alla gola, devono passare 5 mesi per vederla di nuovo, per respirarla. Lascio Simone a casa, la mia vacanza è finita, la sera devo partire di nuovo, notte in aeroporto a Londra e poi via di nuovo verso Dublino, la pioggia e un raro sole..finto per giunta,

ciao Sicilia, ci vediamo a settembre.


Sveglia alle 8. Dopo aver fatto colazione e preparato i soliti panini per il pranzo arriva il resto del gruppo che parteciperà al campo, Ceres, Nicoloso, Stokka, Giorgia, Marco L.

Fatti 2 conti si decide di dividersi in 2 gruppi.
I° gruppo. il Nicoloso continuerà la risalita alla base del 4° pozzo, la Stokka farà sicura mentre Giorgia e Marco L. arrivano fino al sifone per poi successivamente fare un giro ai rami nuovi accompagnati da Nemo. Dopo 5 ore di trapanate il Nicoloso arriva sul terrazzino che si intravedeva balla base del 4° pozzo... ma niente non continua!!! Stanchi e scontenti cominciano a risalire mentre Nemo si godrà il premio vinto giovedì, la disarmata!.
II° gruppo: Marco V decide di andare a rilevare la Paleorisorgenza di Monte Conca, lasciatamo la macchina nei pressi del Ponte Romano guadiamo il Gallo d'Oro e traversati dei campi coltivati giungiamo in mezzo alla selva e lì a colpi di zappa e caldarella ci facciamo strada in mezzo ai rovi fino alla base della parete dove penzola una vecchia corda che Marco V. usa con cautela x salire all'entrata della Paleorisorgenza, dove dopo diverse trapanate armerà nuovamente la campata, nel fra tempo ci accorgiamo che il sacco cibo e rimasto in macchina e molto generosamente Ceres e lo Sfincionaro si offrono volontari per il recupero.

Arriva il libera da Marco V e arrivati su lo spettacolo non è dei migliori: il piano di calpestio e ricoperto da guano di piccioni (succi cu lali) la morfologia non è niente di nuovo, tipica dei gessi. Notiamo però dei depositi fluviali sulle mensole con ciottoli e pezzi di marna o calcilutite o lutite lascio ai geologi il riconoscimento, aggaddatevi. Il tetto della cavità si abbassa quasi subito per proseguire con un cunicolo “monopersona” testato da Simone.

Marco V. con l'aiuto un pò di tutti inizia il rilievo che interrotto dalla pausa pranzo finirà subito dopo, finalmente arriva il momento di Ceres che in testa al gruppo comincia a scavare e smartellare supportato dallo Sfincionaro e Xò intenti al trasporto delle caldarelle fuori dal cunicolo, nel fra tempo Marco V, Simione e Rosi fanno delle foto; intorno alle 18 decidiamo di iniziare a scendere lasciamo armato con la speranza di tornarci presto x continuare le opere di scavo.
Tornati alla cantoniera solito schiticchio con olive e vino in attesa che il I° gruppo ritorni e finalmente alle 21 grigliata serale a base di salsiccia, puntine di maiale.

Subito dopo cena Marco L. e Giorgia tornano a Palermo.

Lo Spincionaro

Il secondo giorno arrivano i rinforzi e il gruppo si divide: due gruppi, due grotte; a me tocca un giro non troppo faticoso con MarcoV, Rosi, Simone, Xò e Gebedia alla paleo-risorgenza dove c’è da rilevare e scavare.

Dopo aver fatto con Gebedia 4 volte il tragitto di avvicinamento alla parete, causa “scuiddatina ru sacco-cibo”, si sale su. Una frattura verticale fa da ingresso a una grotticina da cui partono un paio di budelli che sembrano quasi dei piccoli qanat; la grotta è piccola ma per niente banale data la posizione alta che ci fa godere di un panorama riservato a pochi. C’è chi rileva, chi fa incetta di cadaveri e c’è chi scava.

Stokka

Partenza sabato mattina alle 7.30, Marco, Ceres e Stokka in una macchina, i coniugi “Lucarì” nell’altra. Arrivo alla casa cantoniera dopo il solito ristoro al San Pietro, un po’ di consueto cazzeggio e finalmente ci si organizza la giornata stabilendo i ruoli. Lo squadrone diretto a Monte Conca è composto da me, NicNac... Topolino... o come lo volete chiamare lo chiamate.., Ceres, Nemo, Gigina e “il gemello buono” ( Qualcosa in più: Forse non tutti sanno che recentemente alcuni di noi, in particolare il povero Nemo, sono venuti a conoscenza della doppia personalità di Marco L., il quale sostiene di avere una parte buona e una cattiva…Il caso..vuole che, almeno fino ad oggi, ogni giornata si conclude con “Menomale che oggi ha preso il dominio il gemello buono!”…Eh si..che culo direi!). E’ quasi tutto pronto per entrare ma all’orizzonte spuntano Vatto e Xò..con il mio caschetto!!…ora.., va bene che spesso me la vado a cercare (vero Marco??) , ma stavolta.., ma come kaz..c’è finito il mio casco là! ..io ancora non me lo spiego!! Misteri a parte ci addentriamo! Velocemente si raggiunge il secondo pozzo, dove Mickey (da Mickey Mouse.. ovviamente!) si approccia a sistemare l’armo.. considerando il fatto ce ci siamo rotti di “ammargiarci” sotto la cascata! Dopo due tentativi vani, e due fix piegati appizzati alla parete, (oltre le varie invocazioni angeliche che solitamente ci accompagnano..) Mickey intuisce che qualcosa non va.. meglio cambiare la punta del trapano!! Ci siamo, armo sistemato e si scende di volata fino al quarto pozzo, dove anche qui si decide di evitare la cascata e tocca sempre a Topolino azzizzare un deviatore (non particolarmente simpatico a tutti!). Pausa schiticchio tra insalatissime e panini che sanno di autogrill, e subito a lavoro! Mickey si occupa della risalita verso l’ambito terrazzino, io gli faccio da sicura, i coniugi vanno in avanscoperta verso il fondo zolfoso, Nemo.. dorme! Dopo circa un paio d’ore e 2 chiodi, Gigina da il cambio a Nemo che con molto entusiasmo accompagna Luk al Ramo Nuovo! Tra curtigghi e favole di Andersenn, mentre Mickey si rompe il culo accompagnato dalle risatine sgallettanti mie e di Gigina, dopo quasi 5 ore di risalita finalmente raggiunge il terrazzino, da cui a quanto pare si gode di una bella vista.. e basta..! Come si dice..”ruttu, struttu e cu u culu ruttu” risuona una sola parola: “USCIAMO!”. Nonostante fossi io l’ultima della carovana, lo sfortunato Nemo non aveva fatto i conti con la gemella cattiva della Stokka (che per chi non lo sapesse è quella velenosa di cui spesso si parla..)! In compagnia del gemello buono (ogni tanto un po’ di culo ci vuole..) inizia la lunga disarmata di Nemo! Le prime a uscire dalla grotta sono le Girls, seguite da NikNak e in ultimo Luk e lo sfinito Nemo! Tutti un po’ stanchi ma con la consapevolezza di una sbutriata a base di porco e ..una doccia calda.. strano ma vero!

Ceres

Dovevo partire giovedi sera con tutti gli altri, ma purtroppamente una lancinante cefalea mi lascia a casa. Ma non finisce sicuramente qui, la magnanimità di Nic Nac mi dà qualche speranza, così sabato mattina passano sotto casa mia la STK e lo stesso e partiamo in direzione Milena. Ci aspettiamo di non trovare nessuno, perché si sono alzati presto e sono entrati subito in grotta (‘nca pecciò), invece il gruppo è ancora alla base e il livello di attività cerebrale rasenta quasi quello dei moschini delle Svalbard (in particolare quello del Neo Dottore).

Posiamo il nostri zaini e ci prepariamo ad affrontare la giornata. Un gruppo và all’inghiottitoio e l’altro, in cui mi includo (Marco V., Rosi, u Spinciunaro, Simione e Xò), alla paleorisorgenza. Passando in mezzo ad una selva oscura che la diritta via era smarrita (mai parole furono tanto azzeccate) si arriva alla base della parete e si inizia a salire. Intanto la “riccia” ha una grave crisi di smorbamento, a cui suppliscono (‘nchia paroloni) per buona parte della giornata i miei fazzolettini. Ad un certo punto questa intrattiene un breve dialogo con il buon Simone di cui trascrivo le fasi salienti.

Il Buon Simone: ma a che sei allergica?

La Riccia: alla Parietaria.

Il Buon Simone: come quell’alberello che c’hai sopra u caschetto?

La Riccia: Se.

Passato questo qualcuno fa notare una cosa molto più importante: picciotti ma i panini cu l’avi? Ci guardiamo tutti ‘nte facci e scopriamo che erano rimasti nella macchina. Ni armamo i pacienzia e io e u Spinciunaro li andiamo a prendere. Nel frattempo i ragazzi cominciano a rilevare, cosa che sicuramente andrà rifatta in seguito dato che c’è da scavare; tantooooooo!!!

Il compito della disostruzione è affidato al sottoscritto, ma mi rendo subito conto che la caldarella non passa per il buco e allora opto per cominciare ad approfondirmi e nel contempo avanzare. In quell’oretta e mezza di scavo ho percorso circa tre metri abbassandomi di circa 20 cm (se non di più). E non finisce di certo qui…

Torniamo a casa dove ci aspettano: una doccia calda, “i puntini”, “a sasizza” e un sacco a pelo sul cotto (no u prosciutto u maruni). La nottata sarebbe passata meravigliosamente se non per un impianto dolby 5.1 dietro alla mia nuca, ma questa è un’altra storia.

Domenica 23 marzo 2008


Sveglia alle 8 dopo aver fatto colazione Simione e Rosi preparano lo zaino x tornare a Palermo, Simione, per futili motivi, giovedì 27 si laurea mentre Rosi tornerà a Dublino a travagghier. Decidiamo di dividerci nuovamante in 2 gruppi:
Il I° gruppo formato da Marco V. ,Sfincionaro, Nemo e Ceres andranno a rilevare e fotografare la grotta del Mortaio.
Il II° gruppo formato dal Nicoloso, Xò e la Stokka andrà a fare una capatina alla risorgenza attiva di Monte Conca.
Intorno alle 18 ci si ritrova tutti sul retro della cantoniera per lavata collettiva di attrezzatura personali ma soprattutto il materiale del gruppo "fituso da fare paura" e buone 1,2 ore per riuscire a capire che cosa avesse combinato quella grandissima ragioniera di Rosi con i conti della spesa. Cena a base di pasta e cosce di pollo alla brace e poi una decisione improvvisa si torna tutti a casa.

Lo Spincionaro

Sembra incredibile ma arrivo al terzo giorno e non sono ancora morto…

Di nuovo due gruppi e due grotte: stavolta con MarcoV, Nemo e Gebedia andiamo alla Grotta del Mortaio (grotta orizzontale). La maggior parte della mattinata ci passa a cercarla ma abbiamo cosi modo di vedere un po’ meglio la zona circostante. Durante la ricerca troviamo ed esploriamo alcune spaccature di un paio di metri circa che si insinuano nella roccia; aperture di scarso interesse ma che ci testimoniano come l’area sia molto interessata da fenomeni carsici e per tanto da considerare zona di alto interesse.

La grotta del Mortaio è pressoché orizzontale a parte qualche blocco crollato e qualche abbassamento. MarcoV approfitta dell’uscita per fare foto ma anche per darci modo di capire in cosa consiste l’attività di rilevamento e quali sono i metodi di lavoro: un’uscita quasi didattica.

Ultima sera a Monte Conca: si lava e si sistema il materiale, si preparano gli zaini, si cena con la sobrietà che ci contraddistingue e poi con tutta calma si torna a casa, alla vita “normale”.

Ceres

Il giorno dopo, alzati con calma, andiamo alla ricerca della grotta del Mortaio. Da cercare, rilevare e fotografare. Cominciamo a girare. Sù, giù, di lato, in parete. Nulla. Quando sotto a una sporgenza e coperta in parte da un alberello vedo una “spaccazza”, penso l’ho trovata!!! E invece non è quella, si tratta di una spaccatura nel fianco della montagna che un giorno o l’altro porterà al distacco di una parte della parete. La frattura si sviluppa verticalmente e lungo un’unica direzione per meno di 15 metri.

Alla fine la troviamo. La grotta inizia con una serie di giganteschi blocchi di crollo che portano poi ad un ambiente più piccolo e stretto, da qui si scende in un altro ambiente che inizia a farsi più stretto e cunicolare. Fino a chiudere di li a poco. Marco V. ci spiega quali sono i rudimenti del rilievo, come si scelgono in punti, come si prendono le misure, quaderni, laser, clinometro, bussola, uniposca, matite e gomme.



Usciamo e uscendo fotografiamo. Con molta calma torniamo alla base e gia alle 20 eravamo tutti sazzi e rilassati, perché quindi partire domani? Il capo suggerisce: partiamo ora? Io e gli altri due: m’accuollu!!! E così si torna a casa con un giorno d’anticipo.

Tirando le somme, cosa ho imparato da queste uscite. Ho imparato (o meglio ho avuto la conferma) che nella vita ci sono poche cose importanti (almeno per me):

la Natura,

un bicchiere di vino sempre pieno,

della carne che arrostisce sul fuoco,

tanti buoni amici con cui farsi quattro sane e grasse risate,

e che a Nic Nac ci piacciono i me tappini…e ‘nte cuoinna pikki ti lavasti u materiale cu chiddi…

Il momento più bello? L’uscita alla grotta del Mortaio e il ritorno verso la macchina. Alle volte non so perché, certi momenti restano impressi nella mente delle persone, normali per alcuni, da ricordare intensamente per altri. Riflettevo, addentrandomi in questa grotta che inizia così grande e ampia e poi si restringe piano piano, del fatto che era come se ti volesse in un certo senso abbracciare, per poi farti finire rannicchiato alla fine. Ma soprattutto mi è piaciuta l’uscita; il ricordo del sole limpido, dell’erba che dolcemente ti accarezza mossa dal vento forte. E per un attimo, o qualcosa di più, l’essere senza pensieri…

…ecco, forse, perché si và in grotta; per fuggire dal mondo, per essere protetti o forse per sostanziale cazzeggio…

…scusate l’intensità delle parole, ma ho mangiato tanta cioccolata e l’endorfina mi rende un po’ felice…

Stokka

Domenica .. Pasqua.. auguri.. bla bla..

Per quelli che sono riusciti a dormire nonostante qualcuno avesse dimenticato acceso l’impianto surround..comincia una nuova giornata, più o meno pesante..

La mia è stata davvero uno sguazzo! Con molto comodo io, Nik e Xò (recentemente soprannominato “Parlamento” .. chi vuole intendere intenda..) ci dirigiamo alla Risorgenza. Dopo aver scambiato 2 chiacchere con una coppia di “Turisti fai da te” armati di piccozza ci dirigiamo verso l’ingresso! (Peccato che non avete visto l’abbigliamento di lei.. VIPERA lo so.. ma che posso farci.. sono sempre femminella!). Forse per le conseguenze delle poche ore di sonno del giorno prima (causa impianto surround con set di tre casse), o forse perché in tre un cervello non lo facciamo, ci rendiamo conto di aver dimenticato i moschettoni e le placchette a casa! Ma siamo qui e decidiamo comunque di addentrarci fin dove possiamo. Dopo una breve ma intensa disquisizione su un povero pipistrello che ha decisamente fatto male i conti se pensava di poter dormire in santa pace, usciamo con l’intenzione di raggiungere una vecchia miniera da quelle bande. Nonostante lo spiccato senso dell’orientamento di Topolino e le indicazioni di Vatto (..Prendi il divieto d’accesso!!) non siamo riusciti a raggiungere il posto! Decidiamo da tornare a casa, considerando anche il fatto che un unico pensiero occupava la mia mente.. Devo vomitare!

Piccola pausa culturale.., ci fermiamo ad osservare la natura che ci circonda, .. una poiana.. i germani.. un gheppio che preda un piccolo rettile che non ha capito un kaz.. di quello che gli è successo.. poi decidiamo di non battere la fiacca e di fare qualcosa di utile alla comunità.. pulire l’attrezzatura!! Non è stato facile ma è stato bello scoprire di che colore sono i cordini di Vatto!!..viola.. che carini!!

E finalmente giunge l’ora dell’arrostuta di pollo, e della pasta sugo e ricotta!

A pancia piena e soddisfatti si torna a casa!

..dimenticavo.. ci sarebbero un paio di lamentele.. Forse qualcuno dovrebbe ripassare la tanto venerata “Regola del panino”.. questa poi ce la discutiamo..

Simione

Penso che questi giorni insieme siano serviti a conoscerci meglio, a imparare a tollerare le varie sfaccettature dei nostri caratteri, tipo Vatt ca lassa u dentifrico nell'altro bagno o Però ca si lamienta perchè va lasciando le sue cose in giro e poi non le trova!
Di giorno in grotta, a cena sasizza e vino, questi sono gli elementi che ci hanno permesso di vivere questa esperienza nel migliore dei modi... e la notte "Al concerto di tromboni, di bombarde, di cannoni, che le palle in tutti i tuoni all’orecchio fan fischiar" (Le nozze di figaro)



In conclusione... in questi giorni abbiamo terminato una risalita di circa 20 metri, alla base del quarto pozzo dell’inghiottitoio. Purtroppo non ha dato gli esiti sperati, rivelandosi solo un terrazzino, ma finchè non ci si mette il naso dentro... ogni finestra potrebbe essere una prosecuzione.

Abbiamo rilevato e fotografato la Grotta del Mortaio e la Paleorisorgenza di Monte Conca, dove si è anche avviata un’operazione di scavo.

Ma alla fine, la cosa più importante, è che ci siamo diverti tanto, facendo le cose che ci piacciono.

martedì 18 marzo 2008

Campo Speleo a Pasqua

Il gruppo Speleologico SpeleoPetra, in collaborazione con la Riserva Naturale Integrale "Monte Conca" e con la sottosezione CAI di Milena, ha organizzato un campo speleologico nel periodo di Pasqua.

L'attività sarà concentrata sulla zona di Monte Conca, con visite nelle grotte che ne compongono il sistema carsico e con esplorazioni in altre cavità dell'area.

Si parte giovedi sera ed il ritorno a Palermo è previsto per lunedi 24.

A presto i resoconti di cose si è fatto!!!

Notizia di MarcoV

lunedì 17 marzo 2008

Incontri sulla speleologia 2008

Avranno inizio il 21 aprile 2008 gli incontri sulla speleologia riservati a studenti e laureati nella Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali.


Gli incontri, come accade dal 2002, sono organizzati in collaborazione con il Dipartimento di Geologia e Geodesia dell'Università degli Studi di Palermo, che come deliberato in Consiglio di Dipartimento il 26/2/2008, fornirà sia il supporto logistico per la parte teorica, sia quelo scientifico con interventi di vari docenti.

Gli incontri sono strutturati al pari di un corso di speleologia, anche se ufficialmente non sono un corso.
Sono previste sedute teoriche dove verranno affrontati tutti i temi che riguardano gli ambienti carsici, le grotte, la loro formazione ed evoluzione, le tecniche ed i materiali di progressione, gli opportuni comportamenti da tenere in grotta, ecc.
Al pari si effettueranno delle escursioni dove si potrà provare la progressione su sola corda e si visiteranno due grotte ed una forra.

Gli studenti, o i laureati presso la Facoltà di Scienze MM.FF.NN. interessati possono chiedere informazioni scrivendo a:

speleopetra@yahoo.it

venerdì 7 marzo 2008

Grotta della Zubbia 02-03-2008

All’appuntamento siamo (quasi tutti) puntuali, partenza alle 9.00 da Palermo in direzione Castellammare, dopo una sosta obbligata al bar la Sorgente partiamo verso il paese di San Vito lo Capo, località Semaforo in cui arriviamo verso le 11.00. L’uscita era organizzata per provare un po’ di attrezzatura illuminotecnica per riprese video e foto. Nel filmato infatti ho messo i diversi tipi di illuminazione usati in quel momento, tanto per capire che risultato si ottiene. Tra le tante cose da fare c’era anche la localizzazione precisa su carta e da quanto abbiamo potuto vedere “un ci appizzava niente” con quanto segnato. Fatto il punto sulla carta constatiamo che abbiamo fatto bene a portare il materiale d’armo, infatti, la scala che doveva servirci per la discesa era in realtà arripudduta e quindi non tanto sicura. Armiamo alla meno peggio con un paio di fettucce su una sporgenza e iniziamo la discesa.

L’entrata si presenta come una spaccatura di forma rettangolare impostata sui calcari, alla base di questa apertura, circa tre metri più in basso, si trova una pietraia con quello che resta della scala e di tutto quello che ci buttano dentro. In pratica l’apertura è un pozzo di crollo né più né meno.

La grotta si dirama in due direzioni, alle nostre spalle con due aperture circa parallele, che noi non percorriamo e poi, scendendo la pietraia, con altre due aperture che mantengono la direzione di quelle superiori; un saloncino subito prima di queste due ci permette di scegliere la via. Destra o sinistra? A sinistra chiude quasi subito, mentre a destra guidati dal buon filo di Arianna iniziamo ad addentrarci.

Segue una strettoia con concrezioni di tipo mammellonare a terra e cannule sul tetto.

Dopo questa, un piccolo pozzetto di circa 5 metri ci fa entrare nel vivo della grotta.

Al fondo si presentano tre vie, quelle a destra estremamente strette e basse mentre quella a sinistra più ampia e alta.

La percorriamo passando in uno stretto cunicolo che ci porta in un salone lungo circa 10 metri alla cui fine il soffitto inizia ad abbassarsi.

Lasciamo l’attrezzatura e strisciamo per una decina di metri, qui il pavimento diventa molto più terroso e il soffitto tutto tempestato di cannule e colonne anche di certe dimensioni, segue un rialzo con strettoia e poi un'altra strettoia.

Facendo il nostro giro di esplorazioni notiamo molte batterie, candele e anche un bengala, abbandonati dai primi che sono entrati e che giustamente per non essere pesanti durante l’uscita hanno lasciato in loco. Superfluo dire dove li potevate tenere…

Decidiamo vista l’ora di tornare indietro e cominciare a fare qualche ripresa, visto che eravamo lì per quello.





Si monta, si smonta, si prova e si riprova: lampadine, faretti, led, acetilene e ogni tanto un colpo di flash per le foto.

Usciamo tornando verso Palermo stanchi ma paghi della giornata, andando verso la macchina incontriamo un’ amica che Giovanni decide di portarsi a casa,

e poi…lassamu perdiri ki è megghiu.

Notizia di Gebedia

Partecipanti

Ù Spinciunaro, L’anguilla del Civico e Gebedia.

giovedì 28 febbraio 2008

Di noi tutti noi

Reconditi desideri accontentati.
Eccoci in una foto/vignetta di gruppo.

venerdì 22 febbraio 2008

Ancora di noialtri...

Continuano le sfornate di caricature...
ecco a voi:


Bicenzo


Sandrone



NicNac


I Terranova


Ciccio Nero

Monte dei Cervi 13.02.08

Le SpeleoSeghe colpiscono ancora, stavolta però non sono sole.

A dispetto di quanti credevano che si sarebbe dovuto mobilitare il Soccorso per venirci a recuperare un altro traguardo è stato raggiunto sulle Madonie in una piccola escursione di due giorni nel pagliaio di Monte dei Cervi. Il gruppo era costituito dai seguenti “elementi”: Spinciunaro, Nemo, MiglioVerde, la Capra e poi due nuove leve, Serena la nostra geologa d’importazione campana ed Eugenio la cui descrizione si può racchiudere in una sola definizione: ciccione lamentoso.

Solita partenza dalla rotonda di Via Oreto, deviazione per Termini, e poi dritti senza sosta a Piano Zucchi.

Ore 10.30 circa arriviamo al bivio per Piano Battaglia (a quota 1426 metri) lasciamo le macchine e ci prepariamo di tutto punto per la nostra passeggiatina di circa 4 km che ci porterà nel famoso pagliaio in cui dovremo passare la notte.

Inizia cosi il nostro cammino (dopo 4 o 5 metri c’è chi gia stanco invoca una pausa ma viene ignorato); il sentiero è agevole e per niente difficoltoso unico inconveniente un pò di neve che gela e appesantisce i piedi…ma chisti su fissarii!!!

Dopo poco superiamo il cancello che chiude il sentiero e continuiamo a passo tranquillo per circa 500 metri prima di fermarci per la prima pausa, più che altro per ammirare il fantastico paesaggio delle Madonie innevate, facciamo qualche foto, ce la stoniamo un poco con la grappa e ripartiamo lentamente.

Fra battute, canzonette e palle di neve si percorre quasi un altro chilometro e si arriva nei pressi del casotto della forestale dove vista l’ora si decide di cominciare a fare qualche discussu serio: la pasta a forno del caro Pepi. Forse ci rilassiamo un po’ troppo e si fanno le 14.00 di conseguenza decidiamo di cominciare ad allungare il passo per evitare di passare la notte dispersi. Sembra incredibile ma andiamo avanti spediti nonostante la presenza dello Spinciunaro che di mestiere fa il lagnuso e di Eugenio che respira solo perché è un riflesso incondizionato.

Arrivati all’inizio di una depressione chiamata Piano Battaglia di dimensioni di circa 200 metri qualcuno si accorge che dall’altro lato della zona pianeggiante c’è un casotto che sembra accogliente.

Visto che ancora c’è luce andiamo a dare un’occhiata ma ci rendiamo conto che è un casotto utilizzato da pecorai o molto più probabilmente da latitanti…poco male perché nella zona circostante troviamo un po’ di legna che decidiamo di portare con noi (non l’avessimo mai fatto).

Riprendiamo stavolta in modo definitivo l’ultimo pezzo di strada per raggiungere l’agognato pagliaio stavolta però un po’ più stanchi e carichi di legna che sembravamo gli scecchi del presepe.

Insomma, peripezie a parte arriviamo al famoso pagliaio che ci appare come un miraggio fra la neve e gli alberi scuri.

Entrati dentro veniamo subito ammaliati dal feto di crape e approfittiamo della luce per fare dei veloci adeguamenti strutturale: allestiamo la zona cucina, il fuoco, montiamo la tenda, apriamo il divano letto attacchiamo la PlayStation e altre cose che si fanno in queste situazioni.

Come diceva il vecchio adagio: “pignata taliata un vugghi mai” perché per fare un po’ polenta e riscaldare la carne sono passate due ore.

Finito il lauto pasto Mauro con l’intento di difendersi dal freddo esce il vino mentre Nemo e Marco distesi sulla neve si passavano la grappa; poco più in la Eugenio con faccia sconsolata si chiede se tornerà mai vivo a casa e Pepi e Serena fanno foto e video a tignitè…

La stanchezza si fa sentire e cominciamo a prepararci per la notte...Mauro è il primo a crollare anche perché si era inchiummato 1 litro di vino e gli altri lo seguono a ruota…fra pugni, calci in culo, fiatelle e bestemmioni ci sistemiamo in tenda.

La notte è decisamente fredda e tormentata e ci si deve stringere per riscaldarsi; qualcuno ne approfitta ma pur di stare caldi va bene tutto…

Il secondo giorno procede tranquillo tra passeggiate in zona, qualche chiacchiera e la solita “pignata” che non ne vuole sapere di bollire.

Pepi e Nemo decidono di salire a Pizzo Colla a 1670 metri (il pagliaio è a 1570) e tornano a raccontarci che da li si gode di una fantastica vista e che si può addirittura scorgere l’Etna.

Alle 15.00 circa cominciamo la via del ritorno che ci sembra stranamente più facile: saranno gli zaini più leggeri, sarà che è tutta a scendere ma arriviamo subito subito.

Ci fermiamo solo per l’ultima foto di gruppo e poi dritti alle macchine.

Immancabile la fermata al bar di Isnello per birrazza e patatine.


Partecipanti: Nemo, Pepi Miglioverde, Dago 'U sfinciunaru, La Capra, Serena (Pepa), Eugenio.

Notizia e foto di Dago



mercoledì 20 febbraio 2008

Don Petralia 16.02.08

Alla Don Petralia!
Grotta sempre scoperta dagli amici dello Speleo Club Ibleo, che grazie a questo scambio di dati, ci hanno dato la possibilità di gironzolare un pò sotto i gessi siciliani.

La grotta è vicinissima alla famosa Zubbia Camilleri, anche se da questa differisce molto come tipo di cavità e anche come direzione di sviluppo.
Iniamo l'escursione, con il solito ritardo di Nemo... che poi sarà il protagonista della giornata.
Per strada si fa pausa ad un bar dove c'è chi si rifornisce di cibo e che si svuota ...
Dopo esserci cambiati, inizia la caccia all'ingresso della grotta. Si scavicchia in una dolina vicino fino a trovare poi l'ingresso che presenta dimensioni non da poco. Che segugi!



Mentre si scatta qualche foto, NicNac segue Xò che arma la grotta.
Pochi salti ma in mezzo a grossi blocchi e depositi di fango stratificati, che ci conducono ad un meandrino in discesa.



Il meandro presenta verso la sua fine, un'ansa un pò più larga dove il gruppo di chi arma e quelli che fanno foto, si ricongiungo.
Si aspetta un bel pò mentre si cerca di montare l'ultima corda, gli attacchi infatti non ci ispirano fiducia!
Prima di raggiungere l'ultimo pozzetto, si deve affrontare un'arrampicatina tra le strette pareti della galleria, per evitare un deposito di fango restato incastrato a mezz'aria.
L'operazione è abbastanza "aerobica"... così, mentre un paio di noi cercano di salire qualcuno ne approfitta per la dovuta pausa pranzo.



Finito il pranzo un pò di moto è necessario!!!
Quindi, mentre le operazioni di armo procedono, la premiata ditta "Isamura", si mette in azione...



e in men che non si dica, voilà!
un bel muretto di fango a chiudere il passaggio...

NicNac e la Stokka decidono finalmente di allestire un armo provvisorio perscendere il pozzetto...anche perchè scesi si accorgono le la grotta finisce praticamente dopo due passi...
Quindi risalgono, un pò sconfortati, un pò divertiti, fino al muro proprio per loro costruito...

Ma il bello deve ancora venire... ora tocca all'intrepido Nemo, che ha risparmiato le energie per tutto il giorno.
tocca alui arrampicarsi e dare un'occhiata alla porzione terminale della grotta... quindi con rapido scatto e agili movenze, affronta l'arrampicata e....

e resta per circa un'ora bloccato!!!
Gli amici servono nel momento del bisogno, e a questo comandamento non scritto, noi sottostiamo... e quindi, mentre Nemo è nelle più atroci sofferenze, bloccato in questa strettoia in salita, sporco di fango... decidiamo di aiutarlo...




E' un aiuto spontaneo! un aiuto così vigoroso che tra le pallate di fango c'è chi giura di aver udito un fil di voce, sussurrare..."vi odio tutti"...
Il filmato non è molto bello... per altro è stato necessario coprire con suoni opportuni, alcune vive espressioni di dolore... ma credo che renda!



Tra le spire del meandro, tra le fauci di madre Terra c'è anche chi è certo di aver sentito "Domani metto un annuncio... vendesi attrezzatura speleo!"
Il buon Nemo...

Comunque affrontata questa difficoltà, ci si appresta all'uscita.
In tre schizziamo via, mentre Nemo e Xò restano pi dietro a disarmare... un disarmo che filmato potrebbe sembre uno spezzone di Paura e delirio a Las Vegas.. sta di fatto che fuori, al gelo, si aspetta più di un ora... l'arrivo di uno straccio d'uomo che sporco di fango si butta a terra...

Partecipanti: Stokka, NicNac, Xò, Nemo e MarcoV
Post, foto e video di MarcoV

mercoledì 13 febbraio 2008

Grotta Pietrazzi 11.02.08

La morte del coniglio era una bufala!

Il noto Mangia-carote è risorto e si è mostrato alla altrettanto nota banda delle SpeleoSeghe in tutto il suo splendore, opacizzato un po’ dall’ingente quantità di fango.. ma non voglio mettere le mani avanti.
Andiamoci con ordine..

L’appuntamento è alle 9:00 di Lunedì davanti casa della Capra:
Green Mile si sveglia alle 7:40, prende il treno alle 8:30, arriva alle 9:00 alla stazione, passa ‘U Spinciunaru, si va da Nemo e si arriva tutti inebriati e disgustati, ma rifocillati, dal grappino “Filu e Ferru” di ‘U Spinciunaru, dalla Capra. L’appuntamento si sposta automaticamente alle 9:30 sotto le bestemmie della Capra, le prime di una lunga giornata.
Ma nonostante tutto ci armiamo di santa pazienza, l’unica armata della giornata, e ci dirigiamo presso località Pietrazzi, vicino il quartiere Cruillas di Palermo, noto per..vabbhè lasciamo stare.
Posteggiata la macchina, tra battute e risate, ci si prepara per cominciare la luuuuuunga salita (almeno per uno di noi) che ci porterà all’ingresso della grotta. O almeno era l’intenzione del gruppo, capitanato dalla CapraSensoDiOrientamento0EMemoriaInfallibile e da Nemo, che può succedere la qualunque, tanto le uniche cose che fa sono camminare dritto come i cavalli a meno che non gli si dica di girare e dire “Sfabbricidi, sfabbricidi..”.
Mi spiego.
A parte le ore di ritardo che il nostro Produca-Fiatelle durante la salita ha aggiunto al ritardo già accumulato da me (eh si purtroppo sono fin troppo ritardatario e uso la scusa del treno ogni volta buahah ), l’orientamento e i vaghi ricordi della Capra, sostenuti da un dubbioso Nemo, ci portano ad uno pseudo-ingresso della grotta, ovvero un ammasso di balatoni di calcestruzzo uno sopra l’altro.
E sotto gli ordini e la gestione della Capra (atto a fare solo questo) , io Nemo e ‘U Spinciunaru ci apprestiamo a spostare un balatone di enormi dimensioni inutilmente e notare che lì, proprio in quel punto, di buchi non ce n’è ne traccia ne odore, e questo in fondo è plausibile visto chi ci ha fatto da guida..
Abbandonato il luogo, Nemo si mette alla guida del gruppo e finalmente trova l’ingresso della grotta, coperto da un insignificante pezzo di calcestruzzo, almeno nei confronti di quello che abbiamo spostato precedentemente.

Aperta l’apertura (?) finalmente la Capra riesce ad infilarsi nel buco e uno dietro l’altro (io, ‘U Spinciunaru e Nemo) entriamo nella grotta!
La prima parte si presenta come un piccola strettoia, in discesa, di terra e fango, caratterizzata ai lati da stanzette ornate da abbondanti concrezioni (alla destra) e da un pozzetto (alla sinistra) che si ricollega con la stessa strettoia, la quale sbuca nella prima sala.



Già qui, io e Dago, restiamo impressionati dalla quantità e bellezza delle concrezioni e decidiamo di scattare alcune foto, alcune delle quali romantiche e appassionanti.



La grotta si sviluppa lungo una faglia, che probabilmente si sarà attivata in più riprese, visto la morfologia di alcune colonne, il cui piano è già visibile attorno a questa sala. Continuiamo la nostra discesa lungo il fango, aggirando la prima sala, e gradualmente dal fango si passa ai balatoni di roccia carbonatica da attraversare in arrampicata.
Ci fermiamo per qualche foto leggermente ambigua e raggiungiamo il primo di numerosi bivi, che hanno fatto confondere la già malridotta memoria del nostro capo guida, ovvero la Capra.



Da questo momento la mia frenetica mania di esplorazione ha avuto la meglio sull’incerta e tantomeno rassicurante guida della Capra, e ho scelto con un colpo di stato di guidare il gruppo prendendo a destra del bivio (colpo di stato che si e no è durato 2 minuti). Scelta questa strada giungiamo ad un pozzo abbastanza profondo che non riusciamo a scendere in arrampicata e quindi si decide di aggirarlo, per iniziativa di Dago (m’abbuttò chiamarlo ‘U Spinciunaru, troppa fatica).
Perplessi per questa sprizzante voglia di prendere la testa del gruppo, scopriamo in breve che la necessità era un’altra: dar sfogo al suo buco nero.
E così intraprende una via in solitario, esce, e si apparta per raggiungere il suo obiettivo, mentre il resto del gruppo si appresta ad aggirare il pozzo e ad esplorare la parte sinistra in cerca di una via, anzi di quella famosa via che dovrebbe portare ad una maestosa quanto spettacolare sala.
Dopo un po’ di arrampicate, io mi infilo in un piccolo stanzino e passata in una strettoia mi ritrovo sopra dei blocchi franati e proprio davanti il piano di faglia, mentre Nemo e la Capra, si ritrovano alla mia destra un po’ più distanti intenti a scendere lungo una piccola ma ripida parete che poi portava ad un sentiero parallelo al piano di faglia e proprio sotto la mia posizione.
Nemo, intraprendente e fiducioso di aver trovato la giusta via, scende e si ferma alla base della prima parete a dare manforte alla Capra, che accompagnava la sua discesa con parole di stizza e lamenti.
Passata una buona mezz’oretta ci raggiunge nuovamente Dago e nel contempo assistiamo alla caduta di Nemo che si procura alcuni tagli alla mano.
Comunque fatto sta che di là non si andava da nessuna parte perché chiudeva e quindi, munitosi di fazzoletti e guanti per arrestare la fuoriuscita di sangue, Nemo si appresta a risalire insieme alla Capra, con l’intenzione di scendere il pozzo.
Dago, davanti, e io prendiamo la prima via visibile, ma qualcosa blocca il nostro cammino.
A parte la difficoltà nello scendere, un altro inconveniente ci raggiunge con inaspettata sorpresa: il personalino di Dago, dopo un suo lancio per toglierselo dalle palle, si insinua all’interno di un buco abbastanza profondo da mettere in difficoltà il nostro TomatoHoney-Man.
Serve un gancio! E così ci inventiamo un moschettone-gancio, tenendo fermo col mio elastico per capelli la chiusura e legato ad una corda, dopo varie peripezie si riesce a tirarlo fuori.
Nel frattempo Nemo trova la strada e una volta risaliti, lo seguiamo e ci fermiamo in una piccola sala dove finalmente la sua memoria (figurarsi se era quella della Capra) torna a risplendere. Siamo sulla giusta via, quindi ci fermiamo a mangiare, perché in effetti è proprio ora di pranzo.
Il pranzo è a base di Sfincione, Pizza, Pane Bianco, Salami ca’ Munnizza e Prosciutto, infine come dessert Cioccolato Milka con Nocciole.
Qualche foto qua e là e poi qualcosa di strano cattura l’attenzione della Capra: ebbene si, ‘U Spinciunaru, dopo il suo pranzo preferito, si stava leccando le dita!! Dita, che dopo sua precisazione, sapevano di Fango, Cipolla, Pomodoro e Merda! Che bontà!



Finito di pranzare, ignorando le volontà di Mauro di tornare perché oramai le speranze di trovare la Sala erano per lui perdute, mi metto alla ricerca di una via scendendo attraverso enormi blocchi ricoperti da luccicanti cristalli di calcite.
Durante il mio percorso, noto abbondanti ossa, tra cui bacino, mandibole e vertebre di non so cosa, ma forse pecore e conigli, intuitivamente e anche per il nome della grotta!
Faccio notare a Nemo che la grotta continua e dopo pochi secondi me lo ritrovo pronto per esplorare. Giunti ad una piccola risalita, ci accoglie un enorme sala anch’essa in prossimità dello specchio di faglia. Tra le esultanze di Nemo per essere nella via giusta, ci raggiunge Dago e dopo ore la Capra, che ancora non ricordava nulla della sua precedente venuta. Bah!
Mi accorgo di un pozzo leggermente profondo e quindi mi addentro sotto massi di crollo per vedere se è raggiungibile e se, casomai lo fosse, ne valeva la pena. Tra guano a non finire e tavole di legno, mi accorgo che non solo è difficile scendere ma anche che probabilmente la saletta che intravedevo da su si chiudeva. Quindi risalgo e ci incamminiamo verso sinistra, dove finalmente arriviamo a questa benedetta Sala, che effettivamente ha un qualcosa di meraviglioso e incantevole. Alta una ventina di metri e larga forse il doppio, è piena zeppa di concrezioni, meduse, colonne enormi di un bianco perlaceo. Molto bella da far mancare il fiato. Tra l’esultanza di tutti e queste precise parole della Capra: “Visto dove vi ho portati, ve l’avevo detto che era bellissima..” , ci fermiamo a fare qualche foto e poi proseguiamo verso sinistra dove al centro di una saletta più piccola si erge una stalagmite bianca che sembra proprio una madonnina al centro di un altare.




Risaliamo un breve tratto, mi infilo in un buco, preceduto da un piccolo laghetto e lì, in fondo si apre una piccola stanzina, un po’ più grande di una persona accovacciata, a forma di cappella. Nemo si mette in ginocchio, congiunge le mani, io mi inginocchio accanto a lui, posiamo per qualche foto e poi, guardandoci tutti e quattro negli occhi, probabilmente attraversati dalla stessa idea, puntiamo la fotocamera pronta per un video, ci accalchiamo tutti assieme e cominciamo ad intonare una dolce e sentimentale canzone..




Dopo la nostra performance, decidiamo di risalire secondo la via più breve, ma più impervia e dopo un po’, e soprattutto dopo averla trovata, raggiungiamo la prima sala, picchiamo la Capra, per l’ennesima puntualizzazione e ci affrettiamo verso l’uscita. Una volta fuori, richiudiamo l’entrata e contenti, soddisfatti e ugualmente stanchi ritorniamo verso la macchina.
Ci cambiamo, diamo spiegazione a gente autoctona e tra pane bianco, sigarette e grappino, andiamo a prenderci una birra al bar di Cruillas dove incontriamo lo zio Gino che ci parla di scienziati e ci ripete perfettamente il teorema di Pitagora e in più, chissà per quale senso nascosto, individua come “a facci lavata ‘ro gruppu” il nostro povero Dago.
Consumata la birra e le patatine, ognuno per la propria strada e cu si vitti si vitti.

Notizie di Green Mile
Foto e video di ‘U Spinciunaru