mercoledì 24 ottobre 2007
mercoledì 17 ottobre 2007
Nuove batterie estremamente ricaricabili!!!
Copio la notizia dalla Scintilena...
Risolto il problema dell’illuminazione, dell’inquinamento e delle batterie in grotta!
Incredibile ma vero, con un colpo solo, i giapponesi riescono a proporci la soluzione ad almeno tre problemi dello speleologo, contemporaneamente. L’ho trovato (Scat, N.d.r.) sul blog “On The Rock - Cronaca Sovversiva” e non si tratta della solita cagata giapponese, ma quasi…
Ecco a voi, NoPoPo, le pile alcaline ricaricabili con la pipì!
vantaggi:
1) Finalmente potrai pisciare da qualche parte senza il problema di trovare un posto con molto scorrimento
2) Le batterie sono ricaricabili, quindi non verranno abbandonate in grotta
3) Basta ricariche di carburo, scarburate ecc. basta passare ai superled alimentati con pile ricaricabili con la pipì
Svantaggi:
1) possono essere ricaricate solo 5 volte
2) ad ogni ricarica si abbassa il tempo di vita utile della pila
3) Le vendono solo in Giappone
Caratteristiche tecniche:
NoPoPo (Non-Pollution Power) Aqua batteries, batterie ricaricabili semplicemente urinandoci sopra, disponibili in fotmato AA ma anche AAA. Queste stilo-alkaline sono in grado di funzionare grazie alla reazione di magnesio e carbonio con la pipì, per produrre (in una pila AA) fino a 500 mA l’ ora.
Pozzo Fiandra 14.10.2007
non fosse per un acquazzone brutale sarebbe una normale speleo-domenica
mattina.
Malgrado l'acqua decidiamo di incamminarci verso Belmonte Mezzangno
sperando che la pioggia diminuisca, destinazione Pozzo Fiandra.
Effettivamente dopo un po' smette di piovere, ci cambiamo tutti ed
entriamo.
La grotta la arma tutta Simone, poi a turno si disarma risalendo.
Per molti la grotta però ha dato qualche grattacapo: dopo il primo
pozzo si scende per lo scivolo che scarica pietre e si va verso un tratto in
arrampicata su blocchi caduti, riconoscibili dalle concrezioni
antigravitative quindi ovviamente precedenti al distaccamento dalla
parete della grotta, qui Damiano ha qualche problema e decide di
fermarsi alla base del pozzo immediatamente successivo, e rimane Xò con
lui a fargli compagnia.
Gli altri continuano a scendere: piccolo tratto in arrampicata, piccolo
traverso e poi giù per il P24, poi piccola strettoia (facendo
attenzione alle concrezioni!) e si arriva ad un salocino, qui Nemo si incastra in
una posizione un po' "scosciata".
Nella risalita continuano i problemi, mentre Maddalena, ribattezzata
Catarina dalle "Speleo Seghe", sale il P24 si stacca un pezzettino di
roccia fortunatamente date le dimensioni ci mette un po' ad
arrivare alla base del pozzo dando il tempo a Miglio verde, GiorGina, Nemo e La
Capra di rifuggiarsi il più lontano possibile dai sassolini che cadevano.
Fortunatamente questi cadono lontani, sebbene GiorGina con la sua tosse
contagia il raffreddore alle speleoseghe.
Risalendo, le "Speleo Panze", Daniele e Damiano, ci deliziano con caffè
caldo, pane con le olive, e zuccherino imbevuto nel limoncello.
Ultima peripezia in grotta: mentre Xò saliva lo scivolo che scarica
pietre cade una pietra abbastanza grande, Pierò riesce a ripararsi
dietro una vela e sotto il sacco corde e miracolosamente rimande tutto
sano.
Usciti dalla grotta l'avventura non finisce! Infatti la 106 di Nemo
ha
un piccolo problema hai freni, che costringe a fare la trazzera dalla
grotta a belmonte colpi di freno a mano e freno motore. Arrivati in
piazza a belmonte la macchina fa un poì di pipì, un laghetto d'olio
dei
freni dalla ruota, malgrado ciò il gruppo si rifocilla con birrozza e
patatine e torna a palermo alla velocità di 40 km/h, odiati da tutti
gli altri automobilisti frenomuniti.
Patecipanti: Simone, GiorGina, Xò, Spelo Seghe (Nemo, La Capra, Miglio
Verde), Speleo Panze (Damiano, Daniele), Catarina (al secolo maddalonza)
Notizia di Nemo
martedì 16 ottobre 2007
Palestra di roccia 30.09.2007
Guardo il cielo, sole. Comincio ad armare il traverso con l'aiuto delle fimmine,monto il discensore, guardo il cielo,poco nuvoloso. Mi sposto verso il primo attacco quando mi sento arrivare una goccia sul collo, guardo il cielo e penso "ma @@@@@ @@@", esito un po' ma alla fine chiamo la ritirata!!La discesa è stata accompagnata da una piacevolissima pioggia che tra l'altro rendeva ancora più scivoloso e fangoso il suolo. Vista "a cairta mala pigghiata" decidiamo di andare in un'altra palestra un pò più coperta, dove dopo un po' di armo disarmo e progressione su corda qualcuno (penso u spinciunaro) esce un paio di sfincionelli, sui quali si fiondano quasi tutti compreso me.
La giornata si chiude per alcuni di noi con un gelato a mondello.
Ah dimenticavo, ovviamente non ha più piovuto per tutto il giorno eccetto che in quella mezzora in cui eravamo ad armare..NTE CUORNA!Partecipanti: Simone, Stocca; Silvia,Xo', Nemo, Adelfio, Caldarella, Damiano, Daniele, U Spinciunaro.
Notizia di Simone
Per le foto aspettiamo 'U Spinciunaro
venerdì 12 ottobre 2007
Depliant "Abisso del Gatto" e "Abisso del Vento"


Notizia di MarcoV
lunedì 8 ottobre 2007
Esplorazione Magaggiaro 29-9-2007
A facilitarci l’esplorazione gli incendi degli scorsi periodi, che hanno permesso di sorpassare dei tratti di giungla altrimenti difficilmente attraversabili. Questi se da un lato ci hanno evitato di infilarsi in mezzo all’erba alta, dall’altro hanno inzozzato e non poco i nostri vestimenti, rendendoci più simili a dei piccoli carbonari.
Le cavità in questione erano tre.
La prima è lunga una dozzina di metri, con una apertura di forma circolare ellittica 
che presenta a tratti dei punti in cui il soffitto si alza di colpo (potendo starci anche in piedi) per poi riabbassarsi, la cavità è completamente orizzontale e sul pavimento vi sono sassi e blocchi con un ordinamento molto regolare e a tratti rettilineo.
Circa a metà della cavità si trova un cancello in ferro con relativo catenaccio, divelto a forza dal muro e ora aperto. Forse un tempo usato come riparo per le pecore? Era la prigione di qualche sequestrato? La grotta del Ciclope? Nessuno lo sa. Continuando, il buco chiude poco dopo. Il ritrovamento di un cranio e parte degli arti anteriori di quello che poi abbiamo scoperto essere un piccolo istrice, gli aculei sul pavimento e un pungente odore (che abbiamo capito essere piscio di istrice) ci hanno fatto pensare che era meglio lasciare stare il nostro amichetto puntuto dormire li dentro.
A fianco a questo primo pertugio, ve ne era un altro orientato nella stessa direzione che si manteneva parallelo al precedente. Le due cavità erano collegate ogni tanto da tratti trasversali, forse scavati nel detrito da qualche armalo.
La terza e più evidente (foto) comincia con un ampio scavernamento, con 3-4 mq di saloncino con vista valle, che poi bruscamente inclina verso il basso con un condotto di forma stretta e allungata, per poi chiudere dopo circa
Fuori, lungo la stessa parete vi erano altri buchi che poi si sono rivelati soltanto delle piccole nicchie riparo dei volatili della zona (ed allora nella valle un grido si levo: PICCCIOOOONEEEE!!!)
Altri pittusi da visionare erano presenti in un’altra parte della cava, ma necessitavano di imbrago e corde per la loro esplorazione.
Partecipanti: Gebedia, l’Anguilla del Civico, l’Acaro e u Cacaova.
Notizia e foto di Gebedia
giovedì 27 settembre 2007
Grotta del Pidocchio 23.09.2007
Dopo aver incocciato circa 7000 fedeli appiedati diretti al santuario di Santa Rosalia, lottando contro la nostra impareggiabile fede, dopo due Pater Nostro ed una Ave Maria, siamo entrati al Pidocchio, grotta che ci ha dato qualche gratta-capo.
L’escursione è stata organizzata a titolo didattico e, pertanto, hanno armato Giorgia e Simona
(nostra cara amica speleo del CAI Palermo) e disarmato Nemo e Capra.

Giunti quasi a 2/3 della grotta abbiamo saccheggiato la pasta al forno di Nemo, immancabile dato che era domenica; poi siamo scesi verso il fondo dove la CO2, della cui presenza ci siamo accorti quando abbiamo cominciato a vedere draghi blu, crotali e nidi a zoccolo di gnu, ci ha fatto scappare di corsa verso l’uscita.
Increduli di esserci salvati da quella trappola gassosa (non provocata da nessuno di noi) e mortale abbiamo finalmente rivisto la luce del sole e respirato ossigeno (il nostro caro e adorato smog).
Una volta usciti dalla grotta, grati a Santa Rosalia per averci salvato, siamo andati a rifocillarci (da bravi speleo non ci era bastata la pasta al forno) a Mondello con un bel gelato.
Partecipanti: Marco L.; Simona, Giorgina, Nemo e Capra.

lunedì 3 settembre 2007
Ripristino corda all'Abisso del Vento
La corda sarà riposizionata al più presto.
Chiedo scusa agli amici del G.G. Catania se nella notizia di cui sopra mi sono lasciato andare ad uno sfogo, ma ho scritto la notizia a caldo ed ero un po' inc... :)))
Notizia di Leo
venerdì 31 agosto 2007
Zubbia Landro 30.08.2007
Appena ci ricongiungiamo, ci spostiamo verso una valle cieca che Marco aveva individuato durante uno dei suoi giri.
A metà strada lasciamo la Caldarellamobile perché la strada non è delle più comode, carichiamo l’attrezzatura sul fuoristrada di Marco e raggiungiamo comodamente il luogo prescelto.

Prima operazione della giornata è disboscare la macchia di rovi che ci impedisce di accedere alla cavità presente alla fine della valle cieca. Dopo vari tentativi i rovi non mostrano cedimento alcuno e noi decidiamo di calarci da una paretina per aggirarli.


La roccia presente non è delle migliori per piantare chiodi e quindi optiamo per un comodissimo armo umano: Caldarella e Nemo seduti per terra ben puntellati con i piedi sul terreno, nodo “coniglio” con le due asole attorno alla vita dei due. Mi calo, fidandomi soprattutto della tenuta offerta dal peso e dalla grande superficie di attrito sul terreno della “cachiera” di Caldarella, ed evito i rovi. Entro a dare un’occhiata alla cavità, che si sviluppa, nella sua prima parte, fra enormi blocchi di gesso. Finalmente dopo un bel laminatoio e qualche arrampicata, inizia un bel meandro scavato dall’acqua….dopo qualche metro però il tetto si abbassa ed il fondo della galleria è piena di fango ed acqua. Forse si potrebbe passare, ma bisognerebbe strisciare e farsi il bagno in quella fanghiglia. Torno indietro ed aspetto che Marco e Sara scendano per effettuare il rilievo della grotta. Una volta scesi, iniziamo il toto nome della grotta… alla fine la spunta Zubbia Landro, dal nome del piano in cui si apre la grotta, poi rileviamo fino al punto esplorato e decidiamo che per il momento non vale la pena immergerci. Nel mentre sopra di noi Caldarella da il meglio di se, facendosi la runfuliata che non gli avevo permesso di fare il giorno prima all’Abisso del Vento. Risalgo e do il cambio a Nemo, che scende per andare a vedere la grotta. Dopo circa 20 minuti risalgono tutti e tre, e con mio grande stupore Nemo è abbastanza pulito….pensavo che Marco l’avrebbe “convinto” ad immergersi ed a passare oltre il punto dove ci eravamo fermati…ma si vede che si è lasciato commuovere ed ha desistito. Ci cambiamo e ci dirigiamo verso il paese di Montallegro alla ricerca di un bar. Entriamo e ci sollazziamo con pizza, patatine, dolci vari e l’immancabile birrozza. Alle 14,30 noi ripartiamo per Palermo, mentre Marco e Sara vanno a controllare qualche altra cavità precedentemente individuata.


Continuando il giro a gruppo dimezzato, ci dirigiamo verso Cattolica, per poi proseguire in direzione Raffadali.
Presa una "bella" e "comoda" trazzera, raggiungiamo il Ponte Borangio, un piccolo traforo che in poche battute topografiche rileviamo.
Proprio accanto il traforo, si apre una piccola cavità, che rileviamo in poche battute, interessante perchè si apre nella cerniera di una piega a scatola nel gesso.


Continuando le nostre perlustrazioni, anche se fiaccati dal gran caldo, raggiungiamo un'altra zona interessante, dove avevo notato due valli cieche parallele.
Purtroppo la prima è stata otturata, mentre la seconda ha resistito ai tentativi di chiusura.
Infatti le acque hanno continuato il loro percorso, incidendo e scavando e inghiottendo buona parte della copertura che è stata messa sopra.
Arrivati al bucone, proprio al fondo della valle cieca, ci mettiamo ad arrampicare tra i depositi di argilla dentro un bel pozzo scavato dalle acque... fino all'amara sorpresa.
Proprio alla base del pozzo la grotta chiude con un sifone... haaaa!!!

Notizia di Leo e MarcoV
foto di MarcoV
Abisso del Vento 29.08.2007

Armo il primo pozzo sul lato destro, poi arrivati al P35, altra sorpresa… la corda (circa 20 metri di corda Edelrid da 10mm NUOVA) lasciata, sul traverso sopra il terrazzino, dal CNSAS qualche mese fa, non c’è più. Per la cronaca era stata lasciata lì per facilitare e rendere più sicuro l’armo dei numerosi gruppi speleo che frequentano la grotta…era di TUTTI!!! Ora solo di qualcuno!!! 20 METRI di corda, non 200 metri!!!! MAH!!! Chiaramente la fettuccia lasciata nella clessidra sotto il suddetto traverso ed il cordino all’ultimo frazionamento del P35, anche loro finiti nel magazzino di qualcuno!!! Pazienza!!!
Arrivati giù, proseguiamo: saltino in mezzo ai massi, pozzo Tartan e traversi…qua le corde le hanno lasciate, forse era troppo difficile portarle via…e poi se si torna in quel tratto di grotta come si fa a rimetterle?!? DIFFICILE!!!!
Lungo i traversi Però riesce a perdersi il casco, che con qualche imprecazione, gli viene recuperato da Caldarella. Pozzo cascata e ci fermiamo nella sala del geode per ammirare dei bellissimi cristalli di calcite…attenzione: di bassa temperatura fa notare u’ Prufessuri…ma perché??? Perché in grotta c’è freddo, fa notare qualcuno!!! Vabbè, stendiamo un velo pietoso ed andiamo avanti.

Ramo delle faglie…arrampicate varie e finalmente Sala delle “Linfomane”. Ci sediamo e ci rifocilliamo…

Cristina tira fuori dal sacco due contenitori: frittatine e pasta sfoglia con formaggio e prosciutto….ripuliamo per bene i due contenitori, ringraziamo Silvia e Cristina per il lauto pranzo, u’Spinciunaru promette che la prossima volta porterà lo spincione per tutti (staremo a vedere; altrimenti la punizione sarà tremenda!!!), cazzeggiamo ancora un po’, e poi, prima che Caldarella inizi la sua attività preferita (DORMIRE!!!), formulo la fatidica domanda: “chi vuole disarmare?”…si propongono solo le due fanciulle, i maschietti pappamolle e scansafatiche iniziano a risalire…altro che speleoseghe!!!!

Lungo il ramo delle faglie la Capra decide di affettarsi il palmo di una mano con una lama di roccia….sangue, sangue, poi cerottino, guanto e bacino sulla bua!!! Hihihihi!!!! Fortuna che la grotta è già abbastanza rossa ed il sangue lasciato dal povero Mauro non si nota. Abisso del vento 2, Mauro 0. Di notevole pregio e fattura la borraccia “zebrata” che Mauro sfoggiava attaccata all’imbraco (vedi foto).

Alla base del P35 il collezionista di ossa (Gebedia), scavando un po’ trova lo zoccolo di una capra… avrebbe sicuramente trovato e tirato fuori tutto l’animale se avesse avuto un po’ di tempo. Accertatici che non si trattava del piede di Mauro, risaliamo gli ultimi due pozzi…ognuno con la propria tecnica…qualcuno maligna sulla tecnica della “fiatella” usata dallo Spinciunaru, ma alla fine l’importante è risalire. Prima di affrontare l’ultimo pozzo ci fermiamo al ramo dei laghi, o del topo, per le ultime foto.
Notizia di Leo
Foto di Gebedia, Leo e u'Spinciunaru
venerdì 24 agosto 2007
Risorgenza di Monte Conca 24.08.2007

Sandro si accorge di essersi dimenticato a casa le batterie per l’illuminazione del proprio casco e per evitare la gogna in pubblica piazza ci offre alcune leccornie di tipo dolciario…pazienza entrerà senza illuminazione. Oltre a visitare la risorgenza, altro scopo dell’uscita è campionare le acque che la percorrono. Una volta guadato il fiume Gallo d’Oro, superiamo un fitto canneto e finalmente entriamo in grotta. Viste le alte temperature di questi giorni, lo sbalzo termico fra esterno ed interno è notevole e direi anche piacevole. Appena entrati ci fermiamo per prendere dei campioni di acqua, poi ci dirigiamo verso la parte terminale della cavità, dove effettuare un altro prelievo di acqua. La Risorgenza è formata da una galleria attiva, sempre allagata, e da una galleria relativamente asciutta, che viene allagata solo durante le piene. Durante l’attraversamento di un laghetto le due scolopendre (Gebedia e Sandro), ancora accaldate, decidono di rinfrescarsi i piedi allagandosi gli stivali.
Lungo il cunicolo, i due provano anche a sbagliare strada, indotti da una luce che proveniva da un cunicolo secondario…ben presto però si accorgono che il cunicolo stringe e tornano indietro, non senza aver recuperato prima, il casco di Marco…finito lì chissà in che modo?!?
Arrivati alla fine della grotta armiamo velocemente un pozzetto, in cui mi calo per campionare le acque presenti alla sua base.
Rispetto ai periodi di piena il livello dell’acqua è veramente basso, tant’è che riesco a scorgere un bel tratto di galleria, solitamente colmo d’acqua. Raccolti i campioni d’acqua, ci dirigiamo verso l’esterno…al guado del fiume approfittiamo per lavarci un po’…ogni tanto si deve pur fare…sigh!!!
Lungo la strada del ritorno ci fermiamo in un bar per rifocillarci con panini, birra e gelato.
Notizia di Leo
Foto di MarcoV






