lunedì 24 agosto 2009

Grotta dell’ Addaura – 22 Agosto 09 – “ Senza Speleotemi Siemu”

Appuntamento fissato per le 8 davanti l’antro dell’ Addaura, accompagnati dal più che mai loquace e intrepido Alberto, le 4 salsicce Napo, Gregorio, Alessandro, e il Principe
(di Calascibbetta) armati di casco e voglia di strisciare, iniziano la discesa verso le fredde e umide cavità dell’Addaura.





L’ingresso si presenta accogliente: stile bellolampo… e oltremodo variopinto in stile “murales-bomboletta”. Nell’avanzare si ritrovano più volte tracce “rupestri”, utensili di vita quotidiana (coperte,bottiglie,legna arsa e tanto altro ancora). Gli esploratori apprendono dai racconti dello “sciamano” Alberto che proprio in quelle spelonche non sono rare manifestazioni religiose e messe esoteriche predicate da “maghi neri voodoo”. Oltre all’aspetto ludico la grotta presenta un certo fascino con molte concrezioni calcaree e speleotemi musicali al tatto, non sono rare le concrezioni eccentriche e i fossili incastonati nella roccia. L’avanzare è molto agevole fino a che non si presenta il buco della “rinascita”( al quale il principe si è sottratto), battezzato così perché l’uscita dalla strettoia ha riportato per qualche secondo gli avventurieri allo stato fetale, facendogli riprovare il momento della venuta al mondo…
Proseguendo tra meandrini sfondati, traversi e passaggi aerei la compagnia si imbatte nel cosiddetto “passaggio della vergine”, un’enorme colonna posizionata al centro della galleria rende il proseguire simile allo sforzo e ai dolori del primo atto d’amore per una pulzella. Da qui il percorso si fa più impervio fino a giungere ad un traverso lungo 10m circa percorribile solo in opposizione, il che causa dolci dolori alle natiche e all’osso sacro degli sfortunati. Passato questo ci si ritrova al fondo della grotta, qui dopo un po’ di chiacchere, qualche minuto di meritato riposo e contemplazione ipogea, riparte il cammino verso la luce. Il ritorno risulta molto più veloce dell’andata e in un batter d’occhio ci si ritrova fuori. Qui tra chiacchiere, ristoro e foto si trascorrono gli ultimi esilaranti minuti dell’uscita…e poi tutti a casa!



Partecipanti: Alberto, Napo, Gregorio, Alessandro e il Principe.

Notizia di: Emilio e Gregorio

Foto di: Gregorio

mercoledì 5 agosto 2009

Palestra a Valdesi 05 Agosto 2009

La grotta del giorno precedente ha mietuto alcune vittime….ed alcuni non si presentano alla seconda palestra. Siamo a sempre a Valdesi. Il programma di oggi è quello di consolidare l’attività fatta nei due giorni precedenti.
Gli “allievi” si destreggiano con più scioltezza nell’attrezzamento di diverse campate: frazionamenti, traversi, giunzione di corde, spit, passaggio del nodo, ancoraggi naturali, vari tipi di nodi.
Sorgono spontanee le prime domande ed i primi dubbi: ma che nodo è meglio usare in questo caso? Lo spit lo metto qua o più esposto? Perché alcuni nodi si sciolgono più facilmente di altri? Ma questo ancoraggio mi tiene? Passo prima la maniglia o il croll? Insomma svisceriamo completamente tutti questi argomenti ed infine prepariamo i sacchi con il materiale per la grotta dell’indomani: l’Abisso del Vento.

Partecipanti: Caldarella, Nemo, Maddalena, Claudio, Il principe Filiberto, Alfredo (tutina), Leo

Notizia e foto di Leo

Abisso del Gatto 04 Agosto 2009

Partiamo da Palermo alla volta di Cefalù, dove recuperiamo le chiavi del cancello posto all’ingresso dell’Abisso del Gatto. Posteggiamo a pochi metri dalla grotta, ci cambiamo velocemente e ci dirigiamo verso l’ingresso della grotta: pozzo da 12 metri. Il primo che si cimenta nell’armo del pozzo è Alfredo: traverso, doppio attacco…deviatore e siamo giù! Superiamo la breve risalita ed iniziamo a progredire lungo il meandro iniziale…pozzo da 19 metri in cui si cimenta Maddalena: traverso…doppio attacco, 1° frazionamento e 2° frazionamento. Ora va avanti Nemo: meandro sfondato e imprecazioni dei neofiti…traverso…per non finire 60 metri più in giù ed altre imprecazioni. Nemo arma il P60 e siamo tutti alla sua base. Ci rifocilliamo ed alcuni iniziano la risalita…mentre in quattro proseguiamo: P19, meandro, P7, meandro, meandro ed ancora meandro…arriviamo alla zona denominata Kajal, e prendiamo la strada del ritorno. Lungo la risalita tutti incontrano qualche difficoltà….date dalla stanchezza, dalla poca esperienza, dal meandro bastardo stretto liscio e bagnato e dal freddo. Comunque sia, per le 21 siamo tutti fuori. Stanchi ma soddisfatti!
Qualcuno probabilmente inizia a comprendere (almeno mi auguro) che la speleologia nasconde dietro alla fatica….al freddo….alla paura….alla stanchezza, sensazioni ormai dimenticate: la soddisfazione di raggiungere con le proprie forze luoghi remoti….in cui il tempo scorre lento…che sono lontani dai ritmi frenetici della vita quotidiana, ed in cui i rapporti umani fra i componenti della tribù degli speleologi risultano veri, profondi ed indissolubili.

Partecipanti: Caldarella, Nemo, Maddalena, Emilio, Claudio, Samantha (anche detta la duchessa di…), Il principe Filiberto, Alfredo (tutina), Leo

Notizia di Leo

Palestra a Valdesi 03 Agosto 2009

Primo giorno del perfezionamento tecnico organizzato per far elevare il livello tecnico dei soci del gruppo. Siamo a Valdesi, dove i ragazzi usciti dall’ultimo corso si cimentano con i nodi, le tecniche d’armo, l’infissione di chiodi (…rigorosamente a mano!!!) e il passaggio del nodo. Due poveri disgraziati (Simone con martello e piantaspit e Nemo con trapano) vengono lasciati dal sottoscritto ad armare una parete di circa 80 metri con alla base una fitta vegetazione composta esclusivamente da rovi. Lo scopo era ufficialmente di far fare nuove esperienze ai due (missione compiuta)…ufficiosamente…mi interessava trovare una via d’accesso alla parete dal basso (purtroppo missione fallita…anche a causa dei pantaloncini di Simone, che con i rovi non andavano d’accordo).

Il resto del gruppo resta con me e Pietro ad apprendere, senza non poca fatica, i rudimenti della tecnica speleologica. Chi si diletta con vari tipi di nodi….chi pianta uno spit….chi arma una campata
e chi si aggroviglia alla corda per superare sia in salita che in discesa il temutissimo nodo.

Alla fine della giornata preparazione dei sacchi per l’uscita dell’indomani: l'Abisso del Gatto!

Partecipanti: Caldarella, Nemo, Simone, Maddalena, Emilio, Claudio, Samantha (anche detta la duchessa di…), Il principe Filiberto, Alessandro, Alfredo (tutina), Leo

Notizia e foto di Leo

mercoledì 22 luglio 2009

Abisso Del Vento - 19 Luglio 2009 - Bastardi senza Gloria

Appuntamento al solito bar di via oreto, dopo una breve colazione ci mettiamo in cammino verso Isnello.

Verso le nove siamo già a prendere le chiavi a Isnello , dove scopriamo che il cancello della grotta è "divelto", certo, se solo avessi saputo il significato di divelto non sarei rimasto perplesso davanti gli occhi del barista! Per fortuna qualcuno sapeva il significato.

Subito ci spostiamo verso la grotta, posteggiamo, ci cambiamo velocemente, ma ci soffermiamo ad apprezzare con terminologia speleo l'amica Pelo che indossava il pettorale prestatogli gentilmente dall'egregio signor Sfincionaro.

Entriamo in grotta, troviamo tutto armato e dopo avere dato un occhiata allo stato degli armi cominciamo a scendere, il meno di un ora siamo tutti alla base del P35, ma rispetto al punto dove avevo intenzione di arrivare siamo ancora molto lontani. Continuiamo la nostra strada, pozzo strettoia, pozzo tarzan, ed eccoci ai tanto attesi e temuti traversi, qualche attimo di panico per alcuni ma appena superate le difficolta ci si lascia andare in un sorriso di soddisfazione.

Si è fatta ormai ora di pranzo, e decidiamo di andare a mangiare in una sala piena di ricordi, ormai battezzata da noi "Sala Bonduelle", peccato che solo pochi tra i presenti abbiano assistito agli eventi da cui deriva il nome della sala!

Proseguiamo per il pozzo cascata e vaghiamo lentamente e guardandoci intorno, molti dei partecipanti non erano mai stati in questa zona, non potevando immaginare che fosse così articolata. Facciamo un'altra pausa in una saletta all'altezza dell'imbocco per la sala T.

Pelo decide di fare una foto, sento il fruscio del sacchetto dove era gelosamente conservata la macchina fotografica e subito dopo sento le urla "MIN.....MIN....MIN........", classica espressione siciliana, mi volto indietro e vedo la macchina fotografica completamente immersa in in una pozza,asciughiamo il più possibile la macchina ma le speranze di salvarla sono poche!

In tutto ciò si comincia a fare tardi e decidiamo di non arrivare a "ucca l'amma" ma di fermarci alla sala della linfomane, dove si scatta velocemente la classica foto di gruppo.

In risalita Alessando fa notare a Pelo che ha un piccolo buco nei pantaloni,all'altezza dei glutei (nno culu insomma) ma a lei sembra non importare, non poteva immaginare che quel buco nel corso della risalita sarebbe diventato sempre più grande, inutile descrivere la quantità di commenti usciti dalle nostre bocche, chi legge questo blog e conosce un minimo l'ambiente speleo capisce da solo!Usciti dalla grotta finalmente il sole, il caldo e un bellissimo panorama.

L'uscita si conclude con un gelato a Collesano.

Partecipanti: Simone, Ceres, Il Principe, Pelo,NapoOrsoCapo

Notizia di: Simone

Foto di: Ceres

martedì 30 giugno 2009

Abisso Purgatorio 26 giugno 2009

Abisso di Pugatorio

Appuntamento alle 8 a piazza De Gasperi, in partenza da qui una vagonata di sterco composta da me, Parpagghiuni, Ponzio, Il Principe Alessandro e i coniugi Sfincio.
Dopo aver sistemato il materiale ci mettiamo in viaggio verso Purgatorio.
La prima sosta dopo pochi minuti per fare benzina, decidiamo di mettere 20 euro e Ponzio (seduta nei posti dietro col sottoscritto) nell'insensata fretta di saldare i conti col Principe scende dalla macchina e comincia a rovistare nella sua borsa che aveva ai piedi, non accorgendosi di mostrare in maniera piuttosto evidente il suo fondoschiena al benzinaio che si apprestava a prendere la pistola della pompa di benzina. Per fortuna sono io a salvarle la vita, esortando il benzinaio a stare attento a dove metteva la pistola e a dire che il buco giusto era quello alla sua sinistra.
Subito dopo ci mettiamo in viaggio, durante il tragitto non manca la chiamata inopportuna.

Arriviamo alle 9.30 circa di fronte l'ingresso della grotta, dopo pochi minuti arriva l'altra vagonata di sterco (Tappina, Samantha, IJ, NapoOrsoCapo).
Comincio a spiegare ai nuovi come è strutturata una scheda d'armo, e come si sistema il sacco prima di entrare in grotta, ovviamente per meglio comprendere tale operazione ho svuotato con violenza i sacchi davanti agli occhi esterefatti dei ragazzi che non immaginavano minimamente che sarebbe toccato a loro risistemare tutto.
Oggi si fa un passo avanti, Tappina si trova ad armare per la prima volta in grotta, a lei l'onore di entrare per prima e a notare la presenza di un cane di grossa taglia impiccato nel lato opposto a quello di discesa.



Nessun problema, tutto fila liscio, qualche problema per Piero nell'identificare i giusti punti dove mettere i frazionamenti. Nel giro di un paio di ore arriviamo al fondo, un piccolo gruppo rimane alla base del secondo pozzo causa "lagnusia", mangiamo velocemente e visto l'orario decidiamo di cominciare a muoverci verso l'uscita.



Napo, il Principe e Martina hanno volontariamente deciso di disarmare e io non posso che acconsentire, la loro prima disarmata, penso che comincino lontanamente a capire cosa significhi fare speleologia.
All'esterno una bella giornata, sole, caldo, si sta davvero bene.
Ci cambiamo e ci dirigiamo subito verso il camping di San Vito lo Capo, dove un gruppo di noi rimane a montare le tende mentre gli altri vanno a comprare le pizze. Sono già le 11 di sera circa e molti di noi decidono di andare a letto, mentre io Parpagghiuni e Ponzio andiamo a farci una passeggiata in paese.



Domenica mattina alle 6 il caldo comincia ad essere insopportabile e per le 7 siamo tutti svegli, colazione con cornetto caffè....e birra!



Smontiamo le tende paghiamo e ci piazziamo in spiaggia a fare il bagno, dopo a riposare in una pineta e poi tappa obbligatoria a Castellammare per una cassatella.


Notizia di Simone
Partecipanti: Io, Piero, Samantha, Tappina, Ponzio, il Principe, Parpagghiuni, Napo, Martina,
Sfincionaro.

Foto di Alessando e Simone

lunedì 22 giugno 2009

Pozzo Landro - 20 Giugno 2008

Per alcuni era la prima grotta dopo il corso, per altri quasi. Tutti puntuali all’appuntamento e in 4 e 4tto siamo a Belmonte, posteggiamo, organizziamo il materiale (Emilio scopre per la prima volta com’è bello filare LA 100!!!) e cominciamo ad arrampicarci tra le ciache alla ricerca del famoso pozzo Landro. Erano circa 3 anni che non ci tornavo, questa era stata la mia seconda grotta dopo il corso e la prima in cui mi è venuto seriamente il cacazzo.
Cerco la grotta, mi guardo intorno e cerco di fare mente locale, cercando di ricordare se quel alberello era un pero, un melo o un fico, ed alla fine eccola, l’entrata. Laura in questa occasione riceve in suo soprannome speleo, ovvero: “Quella che parla cosiii”. Così tutti hanno il loro soprannome e siamo tutti più tranquilli. Comincio ad armare.
Deviatore, 1° frazionamento (sterro ‘ncapo), 2° frazionamento (pietrine che saltellano allegramente sul mio caschetto), 3° frazionamento e sono al fondo; da su un grido si spande: “PIETRAAAAA!!!”. Ritornare dopo tanto tempo in questa grotta è strano, la immaginavo molto diversa, ma certamente qualcosa che mi ricordo abbastanza bene è che scaricava abbastanza. Nel mentre che gli altri scendono passo a salutare i mud cracks (poligoni da disseccamento), verificando con mia sorpresa che erano quasi tutti asciutti, esco sotto l’attenta supervisione di Napo e Filiberto.
Dopo una mezz’oretta tutti arrivano al fondo. L’uscita era organizzata per cercare di fare delle foto sfruttando il magnifico gioco di luce che si viene a creare quando il sole proietta i suoi raggi all’interno della grotta,
ma vuoi l’eccitazione della discesa, vuoi il fatto che era tardi, vuoi che l’autofocus della reflex “sinni io a kakì” le foto non sono venute proprio benissimo. Per la cronaca il raggio di luce è arrivato a circa 3 metri dal fondo, intorno alle 14.30, prima di risalire.
Visto l’orario e il numero consistente di partecipanti, si comincia a salire subito. Si narra che uscendo da questa grotta alcuni abbiano visto la luce e da allora abbiamo messo giudizio, ma visto gli elementi interessati il tutto mi sembra molto difficile... I primi ad uscire si dirigono alle macchine dove li aspetta l’arsura tipica di un pomeriggio di Giugno in località Belmonte Mezzagno. Questi appagano la loro sete grazie alla premurosa offerta di alcune bottiglie d’acqua (ghiacciataaa) da parte dei villeggianti indigeni del luogo.
Altri aspettano l’uscita degli ultimi al riparo di quel albero di mele, pere, fichi o che cabbasiso era. La risalita è un po’ ostica, alle volte la corda non scorre dentro il croll, alle volte la maniglia scivola senza far presa e alle volte non si riesce a trovare un appiglio degno che ti aiuti a slongiarti.
Esco per ultimo, portandomi dietro il sacco, certamente un’ aiuto in discesa, ma non in risalita!!! Ovviamente il tutto sotto la pioggia costante di pietruzze e terra, che come tradizione vuole, si infilano tutte dentro il colletto della tuta (‘nte cuoinna Emilio).
Dopo esserci cambiati e rilassati (ed Emilio aver filato nuovamente LA 100!!!), sosta obbligata di circa un’oretta al bar di Belmonte per la consueta birra e patatine (oramai di diritto cibo ufficiale degli Speleologi), da lì facciamo rotta verso casa. La prossima settimana c’è Purgatorio e il pozzo Landro sembra essere stata una degna palestra per prepararsi a quella grotta…
Notizia di: Ceres
Foto di: Ceres
Partecipanti
NapoOrsoCapo, Parpagghiuni, Emanuele Filiberto, Quella che parla cosiiii (Laura), la Duchessa, Ceres, L’anguilla del Civico, Lombrellone

domenica 7 giugno 2009

Grotta Pietrazzi - 6 Giugno 2009

I ragazzi chiedevano di uscire, ed eccoli accontentati, scelgo per l’occasione la grotta Pietrazzi, vicina, carina e leggera (dato che non bisogna di imbrago), lo scopo dell’uscita: fotografare le parti più interessanti della cavità, le foto parleranno da sole.
L’appuntamento è fissato per le 8 a piazzetta Cruillas, straordinariamente i ragazzi anticipano gli organizzatori all’appuntamento (speriamo sia sempre così). Ci cambiamo, prepariamo il sacco cibo, carichiamo il carburo e via alla volta della grotta, i ragazzi fanno le dovute presentazioni con i cavalli padroni di casa e dopo aver seguito il sentiero (capito Piero, c’è un sentiero!!!) in una ventina di minuti siamo davanti all’entrata. Il piccolo e angusto buchetto non può lasciar presagire nulla in merito alla bellezza che si racchiude al suo interno.
Purtroppo dobbiamo citare una nota dolente, il caro Emilio dopo essersi cambiato gli occhiali da vista per quelli da sole (che sono sempre graduati, altrimenti non staremo qui a parlane) li dimentica in macchina, la miopia è una brutta cosa e purtroppo non potrà godere a pieno della bellezza degli “speleotemi”.
Iniziamo a scivolare lungo la fanghiglia che conduce alla prima saletta, dove ci fermiano per scattare. I giochi d’ombra creati dal carburo contro le concrezioni del soffitto mi fanno venire in mente i romanzi gotici di Walter Scott, i Gargoyles, Notre Dame, Quasimodo e la bella Esmeralda, ma, come dice Lucarelli, questa è un’altra storia.

Si comincia a scendere, dato che anche qui il pericolo di scivolare è reale, faccio un bolina intorno ad una concrezione e scendiamo aggrappandoci alla corda ad essa assicurata. Comincia la parte della grotta più impegnativa, si passa tra massi di crollo e strettoie, stando attenti sempre allo sbalanco alla nostra sinistra.
Strada facendo incontriamo un masso che tecnicamente (usando parole di Simone) era attaccato “ka sputazza”; Giulio (così si è deciso di chiamarlo) è un tipo freddo e indifferente ma se disturbato più del dovuto si mette a cantare Like a Rolling Stones e certamente non è un bel sentire.
Continuiamo la nostra discesa, siamo nel primo salone, costituito da giganteschi blocchi di crollo e poco dopo siamo nel salone terminale, dove possiamo ammirare la bellezza e la varietà delle concrezioni. Alla fine di questo salone, dopo una salita in semi-arrampicata, la grotta termina uno dei suoi rami con un piccolo corridoio con annesso laghetto, dove Tappina interpreterà il ruolo di Narciso per l’occasione.

In seguito si passa a fotografare nel salone terminale, purtroppo il flash non nè vuole sapere di funzionare e sono costretto a continuare a scattare usando solo la luce dell’acetilene.

Foto di gruppo nell’antro battezzato “the iron maiden” e poi si comincia a uscire, il tutto con molta calma, non abbiamo di certo fretta.

QualcunA decide di riposarsi un pò prima di partire, trovando un reggi-mento su misura.

Decido di uscire da un’altra strada, un po’ più tecnica, ma secondo alcuni più divertente. Molti non capiscono dove si arrivi, ma quando si sbuca nella prima saletta questo diventa a tutti più chiaro. Siamo alle macchine intorno alle 14, il clima è caldo ma sopportabile. Siamo contenti della giornata, dopo mare e poi gelato per concludere…
…e che lo Skazzo sia sempre con Noi…


Notizia di: Ceres
Foto di: Ceres
Partecipanti:
Tappina, NapoOrsoCapo, Martina, la Duchessa di York, Ceres, Juan Anguilla de el Civico Coimbra y Azevedo

giovedì 28 maggio 2009

3° simposio internazionale - Karst Evolution in the South Mediterranean Area

Per chi fosse interessato...
Nella splendida cornice del Castello di Donnafugata (scenario anche di diversi episodi della serie tv Il Commissario Montalbano), partirà domani il Diapositiva 1
Diapositiva 1
3th International Symposium on
Karst Evolution in the South Mediterranean Area
Ragusa May 29-31, 2009


lunedì 25 maggio 2009

Pietra Selvaggia - 24 Maggio 2009

“Stu Burdellu Av'affiniri!!!”

Come da accordi presi in settimana, la seconda ondata di speleologi si da appuntamento alle falde di Monte Pellegrino alle ore 7:30, compresi i ritardi del responsabile di uscita (Però) e di Nemo. Il gruppo è formato da: 5 neofiti di quest’anno (il sottoscritto CCC, la baronessa, Claudia, Francesca e Ponzio Pilato), 6 della vecchia guardia (Sandro, Però, Nemo, Tappina ed i Terranova Brothers), ed una vecchia conoscenza del gruppo,ovvero Stefania. Dopo la solita e faticosa salita di Santa Rosalia per l’ingresso della grotta, alle 9 siamo tutti pronti per la discesa. Aprono le danze, nel pozzo da 35m Sebastiano e Claudio, seguono nell’ordine corsisti ed istruttori. Lì incontriamo la prima “sorpresa”, una antica sepoltura sormontata da una croce molto artigianale, presagio di sventura… In tutto questo Tappina e Stefania sperimentano gli scivoloni nel fango, tipici dei cartoni animati (corri corri ma stai sempre fermo), allietando i presenti. Per fortuna erano ancora in sicura sulla corda…

Terminato con successo il 35, e ammirata la faglia dove s’imposta l’ingresso, ci dirigiamo dopo aver oltrepassato la falda di detrito, verso i “tanto attesi” pozzo strettoia e strettoia. Il primo dei quali viene superato con inaspettato successo. Discorso totalmente differente avviene per la strettoia che viene affrontata per primi da Claudio e Sebastiano.

Dopo avere passato la strettoia, si arriva al 20+20… Si scende nel solito ordine, con gli istruttori posizionati nei frazionamenti e non senza qualche difficoltà… Nel frattempo Claudia resta particolarmente sorpresa nel notare che Sandro con agilità tipica dei felini ha superato indenne la strettoia (donna di poca fede ed irrispettosa). Durante tutta la discesa del 20+20, l’argomento principe era ovviamente, oltre alla bellezza degli spelo temi.

Arrivati tutti al fondo del 20+20 ci si sposta nella sala successiva, dove si consuma, con la consueta grazia speleologica, il pranzo. La tranquillità del momento viene turbata da tentativi di ribellione di Ponzio (Chiara per i non addetti ai lavori) che, per vendicarsi di un piccolo rigurgito d’acqua di Però, evidenzia l’elevata impermeabilità delle tute degli istruttori svuotando sul povero responsabile dell’uscita una delle 2 bottiglie d’acqua a disposizione (l’avi sarbata…).

Terminato il pranzo, rilassati gli animi e osservate le bellissime concrezioni della sala, Però decide che, visto l’orario tardo, non è il caso di affrontare il pozzo da 60 che chiude la grotta. La notizia è un sollievo per alcuni corsisti, che proprio non ne volevano sapere, mentre risulta una condanna per altri (CCC e Stefania su tutti). Alla fine, visti i meriti sportivi acquisiti sul campo Però decide (in maniera assolutamente Opportuna) di fare disarmare il 60 a Nemo con l’aiuto di Claudio che, alla faccia di tutti gli altri si getta a capofitto nell'esperienza speleo più forte della sue breve carriera. Dopo le proteste di Stefania che cerca di corrompere chiunque,”con qualunque mezzo” per farsi il 60; CCC dopo i primi metri di pozzo, capisce l’errore fatto nel lasciare la propria girl nelle mani del buon Sandro che, con fare “elegante” gliela custodisce per tutto il tempo della sua assenza!

Si comincia la risalita , che procede senza grossi problemi, a parte la botta al ginocchio della Baronessa ed il piccolo infortunio di Sandro nella strettoia, il quale comprende per qualche istante il concetto di fusione con la roccia (sosteneva infatti di riuscire a sentire il battito del suo cuore risuonare in tutta la montagna). Dopo di chè, si arriva al fondo del 35 e incomincia la risalita verso “la luce”!

Partono Sebastiano, Samantha, Claudia e Francesca, che decidono, senza aver ricevuto l’autorizzazione del capo uscita, di spostarsi alle macchine. Continua la risalita del gruppo, Però disarma con Nemo il 20+20 ed il pozzo strettoia e siamo tutti fuori dopo che Tappina ha disarmato il 35, e che Ponzio, per via delle stimmate miracolosamente apparse sul palmo delle sue mani evolve in Padre Ponzio, colui che confessa gli uccelli; Alberto (uomo “dà pace”) suggerisce al capo uscita che “Stu burdellu ava finiri!!!”. Risulta infatti troppo grave che un gruppo di dissidenti vadano via senza autorizzazione e Però, dopo essersi preparato un rimprovero esemplare per tutta la discesa, scoppia a ridere dopo soli 10 secondi di serietà!!! Alla fine, solito briefing con birra in quel di Mondello e tutti a casa…


Notizia di: Claudio (CCC) e Sandro.

Partecipanti: CCC, Sandro, Padre Ponzio (Chiara), Francesca, Samantha, Tappina(Sara), Nemo, Piero, Stefania, Claudia, Terranova Brothers (Alberto e Sebastiano)

Foto di: Cellulare di CCC (chistu passava u guvernu…)



sabato 23 maggio 2009

Pietra Selvaggia – 22 maggio 2009 – The Zecca’s Battle

All’appuntamento siamo tutti puntuali, io ho la infelice idea di mettermi una magliettina gialla per arrivare lì. Cosa che cattura istantaneamente l'attenzione di tutti i moscerini della zona, attratti verso di me come un faro nella notte. Essendo quasi rosicato vivo da questi simpatici insettini, all'arrivo di Emilio mi faccio prestare una sua felpa di colore neutro, ci imbarchiamo e partiamo alla volta della prima grotta post-corso (come mi disse qualcuno anni addietro: mò so cazzi tua!!!), i ragazzi non ancora battezzati ufficialmente come Speleologi si troveranno ad essere da soli in un mondo difficile, ma, come alcuni hanno scoperto, la forza di volontà sarà un ingrediente fondamentale per riuscire in questa attività.
Leo arma e poi dietro a seguire i ragazzi, io chiudo la fila. Qualche zecca ci ricorda la prolificità di queste bastarde in questo periodo e in questa montagna.
Pozzo iniziale; poco cacazzo da parte di tutti, forse erano ancora un po’ addormentati, ma la discesa è stata affrontata da tutti con successo.
Secondo pozzetto in strettoia e pozzo strettoia, certo che il discensore con lo stop non aiuta in questi casi, come verificato personalmente dai membri più alti e dai più ingombranti, ma la tecnica va affinata, con calma e pazienza anche questo passaggio è stato superato.
Un attimo è siamo già alla base del 20 + 20, Leo va avanti ad armare l’ultimo pozzo, noi stiamo a spizzuliare qualcosa nell’attesa. Emilio mi dice: è tutta kà a grotta? Non rispondo, memore di quello che seguirà. Arriva Leo e cominciamo a far strada verso l’ultimo pozzo.
Siamo all’attacco del 60, Emilio scende per primo, preceduto da Leo. Scende sul discensore, si allongia al moschettone del coniglio, cambia corda, si slongia, guarda in basso ed esclama: Porca Put…!!!
Segue la discesa di tutti gli altri. Io rimango all’attacco del pozzo a contemplare la bellezza di questa grotta e nel mentre che lo faccio penso a verdi pascoli, una staccionata, le pecore (che la saltano la staccionata) e poi…

…bip…bip…biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip… attività cerebrare praticamente assente (runfulio)…

Dopo un po’ (tempo indeterminato) sento muovere l’armo e penso che il primo sta iniziando a salire (continuo a runfuliare), dopo più di mezz’ora abbondante arriva Emilio, praticamente ‘na zappa r’acqua. Questo mi confida che ogni volta che và in grotta gli si smuove l’intestino, cosa che capita puntualmente anche questa volta, ecco perché aspetta Gregorio e parte a razzo verso l’uscita. Chi prima chi dopo risale con i suoi tempi e si avvia verso l’uscita.
Arriva il turno di Giulia che durante tutta la discesa, e parte della risalita, lamenta di dolori nelle parti intime, causati dall’imbrago, cosa che le causerà l’affibiazione del soprannome “parpagghiuni”. Usciamo abbastanza presto, arriviamo alle macchine e ci cambiamo. A farci compagnia le nostre amiche zecche. Cerchiamo di togliercene di doso il più possibile, saltiamo in macchina verso un qualsiasi bar aperto e ci rinfreschiamo con la classica birra e patatine, il rimedio più affidabile quando si tratta di combattere le zecche.

Notizia di Ceres

Partecipanti: Leo, Ceres, Martina, Emilio “NapoOrsoCapo”, Gregorio, Giulia “Parpagghiuni”, Alfredo “Tutina”, Claudio.

giovedì 14 maggio 2009

martedì 12 maggio 2009

Abisso del Vento - 10 maggio 2009 - è la resa dei conti.

Al termine dell’uscita del sabato a gola secca un gruppo di intrepidi e volenterosi speleologi si avvia verso la grotta finale degli incontri di quest’anno. L’intento è quello di armare la grotta in notturna per il giorno dopo, impresa di cui si fanno carico Sirmione, Ceres e Però che, come suo solito, darà quel pizzico di inopportunitudine…inopportunezza…inopp…insomma avete capito. All’esterno rimangono Tappina e Giorgina, Nemo e lo Sfincionaro con il compito, non da poco, di organizzare il campo. Ci dividiamo i compiti: Sfincio raccatta la legna, Tappina e Giorgina con grande maestria montano le tende e Nemo…lui geme e vaga per i pascoli sconfinati chiedendosi il motivo della sua permanenza su questo pianeta.
Intorno alle 21.00 il gruppo degli armatori raggiunge il campo e può iniziare quel rito ancestrale conosciuto come “l’arrostuta”; l’evento viene salutato da peti festosi e la serata continua lieta accompagnata da un po’ di vino e un po’ di chiaccherate sul tema evaquazione intestinale. Le parole non servono quando ci sono testimonianze filmate:



Giunge il giorno e l’avanguardia dello sterco accoglie il gruppo in arrivo da Palermo: Ciccio e la Stokka davanti e dietro tutti quanti. Si prosegue con una rapida vestizione e subito si risalgono le pendici della collinetta per “entrare nel vento”. Antro, strettoia, vento in faccia…siamo a casa!


Sceso il primo pozzo il gruppo di aiuti e istruttori si ricongiunge per un breve briefing e per assegnare le postazioni e dopo una serie di discussioni e sguardi furtivi abbiamo un vincitore: Nemo vai al 35!!!


La discesa degli ignari corsisti comincia regolarmente e agevolata dalla doppia campata che è stata provvidenzialmente armata sotto la cosiddetta “minchia”. Abbracciato alla suddetta si può scorgere il buon Alberto che rinfranca i corsisti suggerendo di ammirare gli speleotemi, i pozzi maestosi e i fangazzi che fanno da ornamento alla grotta.

Frazionamento per frazionamento scendono i vari ponzio, villana, tutina, soul glo, napoorsocapo, claudia claudio e claudiii vari e giungono tutti alla base del P35 dove Ceres li attende. Ceres che sprovveduto non è nell’attesa ha pensato di mettere su una parruccheria, cosa che si rivela molto utile visto che la coniuge dello sfincionaro pensa bene di provare l’ebrezza di intrecciare i capelli nel discensore….la ragazza è curiosa che ci volete fare. Zac Zac la signora è servita!
Si comincia a risalire ed è il primo scontro serio con le difficoltà della speleologia, un bel pozzacchione in risalita dove in tanti hanno ansimato e sofferto, ma i corsisti si rivelano un po’ al di sopra delle aspettative, forse per le minacce di Ceres, per i versi insensati di Nemo, per gli interventi dell’Inopportuno o forse ancora per le canzoncine di Giorgina i ragazzi escono a ritmo sostenuto e noi dietro di loro.

Usciamo e c’è ancora un po’ di sole e allora di corsa ci si cambia, ci si sistema, si cambia l’acqua al radiatore, poi la consueta foto di gruppo e via di corsa per la degna chiusura di un’uscita…birra e patatine a collesano.
Finiscono le uscite degli incontri, ci attende l’ultima fatica ovvero la cena e poi ai posteri l’ardua sentenza di chi uscirà come un giglio splendente plasmato su un ammasso di sterco.

Frase del giorno: A libertà unn’è pulleria




Notizia di: Spincio

Foto di: Tappina, Ceres

Video di: Ceres