mercoledì 4 aprile 2007

Grotta del Gelo_ 31.3.07-01.04.07

Le cattive condizioni meteorologiche dei giorni precedenti avevano quasi del tutto cancellato le nostre speranze, ma fidandoci delle previsioni meteo decidiamo di tentare. La meta prevista è la Grotta del Gelo, una galleria di scorrimento lavico all’interno della quale attualmente è presente del ghiaccio perenne. L’ingresso della grotta è ubicato sul versante Nord dell’Etna ad una quota di 2047 m s.l.m., circa 1 km a Nord della Sciara del Follone.

Si parte il sabato mattina presto con l’obiettivo di raggiungere nel primo pomeriggio il rifugio S. Maria (1632 m s.l.m.), situato a Sud dell’omonimo monte e bruciare così i primi 4 km di marcia, che in condizioni normali non sono tanti, ma con uno zaino di 20 kg ciascuno sulle spalle e 400 m di dislivello da compiere in salita, sembrano non finire mai. La fortuna sembra assisterci, infatti giunti sul luogo della partenza decidiamo immediatamente di alleggerirci lasciando in macchina le ingombranti “ciaspole”. Il sentiero iniziale infatti è completamente sgombro di neve, e intuiamo che le stesse condizioni sussistano fino al rifugio.



A parte qualche chiazza di neve, l’intuizione è giusta e giungiamo al rifugio alle 17:00 (1 ora in anticipo rispetto ai tempi di marcia previsti). Raccogliamo la legna, (non contate di trovare legna messa a disposizione dalla forestale asciutta!!!), accendiamo il caminetto e via con i risotti liofilizzati.

L’indomani ci rendiamo conto che la nostra “paraculaggine” (termine auto-attribbuitoci per l’occasione) continua a crescere, infatti, il cielo è senza una nuvola e il vento pare che abbia dimenticato l’Etna. Alleggeriti gli zaini da inutili cianfrusaglie, alle 08:00 iniziamo la nostra salita. Dopo circa 1 km abbandoniamo il comodo sentiero forestale per deviare in direzione della grotta. La neve adesso c’è ma la “paraculaggine” anche, e di conseguenza la troviamo in condizioni ottimali per poter salire senza eccessivi sforzi.

Dopo circa 5 km di marcia giungiamo alla tanto agognata meta.

Decidiamo di utilizzare una corda per scendere in sicurezza il saltino iniziale.

Una volta dentro, come disse il buon Marco, ci rendiamo conto di essere dei privileggiati per avere avuto la fortuna di visitare un simile posto. La migliore foto, fatta dal migliore dei fotografi non potrebbe mai ritrarre in maniera degna ciò che si trova all’interno di questa grotta.


Stalattiti, stalagmiti e colonne di ghiaccio alte fino a 3 metri.


Il piano di calpestio è completamente ricoperto da strati di ghiaccio che in alcuni punti raggiungono spessori misurabili di circa 2 metri. La parte percorribile ha uno sviluppo di circa 100 m suddivisa in un primo tratto ad andamento sub-orizzontale ed un secondo caratterizzato da una ripida pendenza. Nelle condizioni attuali lo strato di ghiaccio che ricopre questo secondo tratto tende ad unirsi nella parte terminale con la volta della grotta, lasciando una piccola strettoia alta circa 20 cm.






Dopo centinaia di foto decidiamo di risalire e all’uscita della grotta troviamo ad attenderci un gruppo di sci-escursionisti di passaggio.



Risistemiamo gli zaini e giù di corsa fino al rifugio dove ci aspettano le cianfrusaglie abbandonate.


Unico stop prolungato durante la discesa: manovra di liberazione della gamba di Cristina che sprofondando nella neve è riuscita, non si sa come, a farsi avvinghiare il piede da un faggio eccitato!!







notizia di Paolo.

partecipanti: Paolo, Stokka, Giorgia, MarcoL, Pietro

lunedì 2 aprile 2007

Crolli da Monte Pellegrino


Sabato 30 marzo 2007 si sono verificati dei crolli nel settore Schiavo-Bonzo di Monte Pellegrino (PA).
Si sconsiglia vivamente di percorrere il sentiero alla base della montagna, nel settore citato perchè persistono ulteriori crolli.
A maggior ragione si sconsiglia di arrampicare lungo i monotiri e le vie di questo settore di Monte Pellegrino.

Anche domenica mattina, mentre era in corso un sopralluogo del CNSAS e della Protezione Civile del Comune di Palermo, i tecnici impegnati nei controlli, si sono dovuti allontanare dalla parete a causa di una scarica di materiale roccioso.

domenica 18 marzo 2007

Assemblea sezionale dei soci

E' convocata l'Assemblea Ordinaria dei Soci della Sezione di Petralia Sottana del CAI, domenica 25 marzo alle ore 15 in prima convocazione e alle ore 16.00 in seconda convocazione, presso i locali di Corso Paolo Agliata 104.

Palestra di roccia 18.03.07



E si ricomincia……………

Ebbene si, dopo tanto tempo passato lontano da un imbraco, da una corda, da un discensore, accompagnato da pochi ma buoni ci siamo rimessi in gioco con una palestra.

Molti diranno “eh…. vabbè!! Che vuoi che sia? Una giornata come tante, come tutti noi abbiamo passato, passiamo e passeremo in futuro”. E magari sarà pure vero, ma quando ti trovi “costretto” a dover stare lontano da una passione ....... a me fa sempre un pò di effetto, anche solo facendo una palestra a Sferravallo.

Una palestra di roccia non è solo riprendere gli attrezzi in mano e farsi una “paretina”, è anche riscoprire la fiducia negli altri, la complicità, il consiglio quando hai un dubbio, imparare a fare qualcosa di nuovo …ed è proprio questo che io Gabriele e Simone abbiamo fatto la scorsa domenica, imparare qualcosa di nuovo.

Infatti, sotto consiglio del nostro istruttore più latitante …… (anche se a quanto sembra l’altro sia pure sulla buona strada) abbiamo armato 2 tiri non come ci hanno sempre insegnato, ma con la tecnica dello “sparagno”.

Alcuni di voi diranno “ e che è sta tecnica dello sparagno”, semplice: risparmia materiale perché potresti averne bisogno altrove o non averne.

Così abbiamo cominciato a eseguire armi con nodi direttamente agli anelli, in questo modo abbiamo risparmiato l’utilizzo di molti moschettoni.

Leo mi raccontava che questa maniera di utilizzare il materiale con parsimonia è molto praticata nelle grotte in esplorazione e nelle gotte toscane, dove spesso vengono lasciate le corde montate perchè si arriva oltre i -1000 metri …e portarsi dietro tutto è troppo faticoso e …perché no anche dispendioso.

Per noi era la prima volta che si armava in questo modo, ma farlo in parete, alla luce, ragionando assieme su come deve fare il giro della corda in maniera corretta se no……... è stato davvero istruttivo.

La giornata si è conclusa con la visita di Virginie che ha potuto testare i nostri armi…ed essendo viva e vegeta ……. Diciamo che ce la siamo cavata per questa volta.

Marco (metrocubo)

giovedì 22 febbraio 2007

Abisso del vento 04/02/07

Abisso del vento 04/02/07

Partenza alle ore 7:30, destinazione Isnello.

Tra le varie lamentele di un Nino qualunque sullo stile di guida del nostro pilota Giorgina finalmente si arriva in paese... peccato che il bar è ancora chiuso, un pò come il cielo del resto. Ed ecco che arriva la pioggia...il vento...il freddo...

Dopo circa un'’ora di attesa finalmente arriviamo al nostro solito piazzale in compagnia delle simpatiche vacche... e delle loro simpatiche cacche! (vero Piero...? ;D)

Una volta pronti ci dirigiamo verso l’'ingresso della nostra amatissima grotta (oddio ci fosse una volta che azzecchiamo la strada!)

La discesa è in mano a Cristokka che si occupa di armare tutto fino ai traversi sotto la supervisione di Nino.

Giunti alla saletta che precede i traversi comincia a farsi sentire un certo languorino.Tra panini al crudo e la famosa porchetta di Piero passa un pò di tempo prima di ricominciare a muoversi.

Ad eccezzione di quel vecchiaccio di Nino, facciamo una passeggiatina lungo i traversi ma vista l’ora tarda decidiamo di tornare indietro.

Silvia che chiude la fila comincia a disarmare il Tarzan mentre gli altri fanno strada verso il fondo del 35 dove il buio e il silenzio cullano il sonno di Nino.

Qualche minuto di pausa e ricominciamo la nostra risalita. Questa volta è Peiro(e non è un errore di stampa....si chiama Peiro!) a chiudere la fila e a recuperare una bellissima e fangosissima corda da 100, mentre Silvia e Nino sono in via d’uscita e Cri e Gio studiano la fauna locale (na taddarita!).

L'ultimo pozzo tocca a Giorgina e detto fatto siamo già fuori a goderci il cielo stellato e una leggera arietta frizzantina (parenti di 3 gradi!!). Dopo la solita discesa tra le ginestre, il freddo, il buio e le cacche (quelle non ci abbandoneranno mai) giungiamo alla macchina, dove Silvia e Nino se la smanacciavano allegramente al calduccio. Tra il freddo e il pititto che comincia a farsi sentire immediatamente ci cambiamo e raggiungiamo il luogo di ristoro... che di ristoro non aveva proprio niente!

Per questo tristi e sconsolati ma soddisfatti della bellissima giornata torniamo verso casa!

Cri e Gio

Partecipanti:

Stokkina,Giorgina,Silvia,Peiro e Ninuzzo

Valdesi, Palermo 27/01/07

Valdesi 27/01/07

Un po di palestra ogni tanto non fa male!

La giornata è bellissima il tempo scorre allegramente, tra nodi salite e discese ci si allena e si imparano cose nuove!

Partecipanti: Stokky,Gio,Marco L.,Silvia e Piero.

giovedì 23 novembre 2006

Corso di Introduzione alla speleologia a Cefalù

Escursione sull'Etna

ETNA 27-28 OTTOBRE 2006

Dopo centinaia di telefonate, molte incertezze sul percorso e ripetuti momenti di stolitanza di Pietro, si decide di partire per l’Etna il 27 Ottobre 2006. Al gruppo iniziale di due persone si unisce in extremis un terzo partecipante.
Si parte quindi la mattina del 27 Ottobre alle 5.00 del mattino e passando da Campofelice per caricarci il terzo incosciente (Vincenzo C.) si arriva al rifugio Sapienza intorno alle 8.10; si prospetta una giornata favolosa.


Posteggiamo, ci guardiamo negli occhi, e tutti abbiamo in mente la stessa cosa…andiamo a fare subito colazione!!
Dopo esserci caricati gli zaini sulle spalle, le persone presenti in zona ci scambiano per 3 sherpa, ma dopo aver sentito il nostro accento palermitano, si ricredono, e così possiamo avviarci verso la funivia che ci porta alla Montagnola, ad una quota di m 2480 s.l.m. circa. A questo punto comincia la nostra vera avventura, subito ci incamminiamo percorrendo l’ininterrotta salita che ci porterà in vetta (o quasi).

La giornata è splendida, sopra di noi non c’è neanche una nuvola, ce le siamo lasciate tutte più in basso, a formare un vero e proprio mare di nuvole. Si comincia a sudare e subito ci spogliamo, restando in maglietta e proseguendo il cammino a tratti su sentiero, a tratti sui sabbioni per la mia felicità!!! Pietro sembra in forma, in testa al gruppo come convinto conoscitore dell’Etna.


Dopo h: 1.30 circa di cammino arriviamo a quota 2920 m, dove ad oggi si intravede quel che resta della Torre del Filosofo e facciamo una pausa di circa 10 m. Ci si rimette in cammino, e da qui comincia la parte di sentiero che nessuno di noi ha mai percorso. Lo stesso, ad un certo punto risulta interrotto da una colata avvenuta il giorno precedente da una bocca di neo apertura, ed in quel momento inattiva, la aggiriamo in basso e proseguiamo.
Alle 13.30 lo stomaco richiede cibo, e subito lo accontentiamo, mangiamo, beviamo e ci esce pure una piccola dormita di 15 m. circa.


Svegliatici ci rimettiamo subito in cammino, con gli zaini in spalle che sembrano sempre più pesanti, sino a raggiungere il punto più alto di quota: m 3150 s.l.m., stanchi si, ma molto contenti.


Si presenta davanti a noi un bivio, un sentiero che scende di quota ed uno che continua leggermente a salire; Pietro da esperto conoscitore del luogo dice: “ragazzi dobbiamo cominciare a scendere per di qua”; il sottoscritto risponde: “compà ma ne sei sicuro??”; Pietro: “se vuoi fai strada tu, amunì a scinniri”; il sottoscritto:”io non conosco la zona, amunì!”; anche Vincenzo cala la testa. E come volevasi dimostrare la strada era quella sbagliata!!



Per non tornare indietro, approfittando anche della giornata senza nuvole e nebbia, ci convinciamo a scendere da antichi sabbioni e colate fuori sentiero (Guardirazzi), che ci accompagnano per 1200 m di dislivello. Piedi e ginocchia hanno ringraziato, sono in debito col nostro amico. Per fortuna intorno alle 17.00 riusciamo ad uscirne fuori, e ci troviamo a 1800 m di quota su sentiero. La fortuna ci accompagna e dopo circa 20 m. di cammino troviamo il nostro beneamato Hotel a 5 stelle (non quello previsto dal diario di viaggio), o Rifugio di M. Scavo. Scontato sottolineare la nostra felicità, nessuno ci poteva togliere un bel sorriso dalle facce.
Finalmente dopo circa 8 ore di cammino quasi ininterrotto, con zaini di 25 kg sulle spalle, possiamo riposarci. Subito arriva uno splendido tramonto che verrà immortalato dalle nostre macchine fotografiche, e poi si pensa alla cena.
Si prende l’acqua dal pozzo, la sterilizzo col mio kit di sopravvivenza, si preparano i fornellini, il couscous ricco di fagioli, carote, tonno ed altro, e gli immancabili wurstel arrostiti in padella. Direi proprio che non ci siamo fatti mancare niente, neanche un bel camino accesso sino a poco prima di addormentarci intorno alle 22.00, tra le varie runfuliate quasi immediate di Pietro.
L’indomani la giornata si prospetta altrettanto bella, dopo una bella colazione seguita da una bella cacata ci si rimette in cammino. Prima per andare a vedere delle lave a corde nelle vicinanze, e poi ci si rimette sulla perimetrale per ritornare alla macchina. Sentiero questo molto piacevole da percorrere, con 200 m circa di dislivello nella sua totalità. Lungo la strada incontriamo altri escursionisti e ciclisti a cui dico di comunicare due paroline dolci appena raggiungono i due miei compagni di disavventura che mi lasciano indietro.


Intorno alle 15.00, dopo aver percorso 14 km circa, giungiamo sulla strada asfaltata, 100 m sotto il rifugio sapienza. A questo punto il guidatore dopo aver mostrato le cosce pelose, ottiene prima qualche mandata a cacare e poi finalmente un passaggio, così da andare a prendere la macchina mentre noi lo aspettiamo a guardia degli zaini. Lo stato dei piedi è a così dire pietoso, papole a destra e sinistra; si decide cosi di tornare a casa, anticipando di un giorno il percorso preventivato.
Tornando indietro, ci fermiamo a metà strada a pranzare con forellini e compagnia, e a raccogliere castagne. La nostra tranquillità è interrotta da un incidente di moto, che per poco non andava a schiantarsi sulla vettura di Pietro, ma che invece si è schiantata su quella appena davanti. Il guidatore mezzo sminkiato ma vivo e cosciente è stato soccorso in ambulanza.



Finalmente torniamo a casa.
Due bei giorni, passati tra paesaggi e luoghi veramente belli, tra amici e quattro risate, e cosa importante nessuno di noi, neanche nei momenti di disperazione, ci ha provato con l’altro…. Soltanto Pietro e Vincenzo ogni tanto si tenevano per mano. 

Partecipanti: Antonio C., Pietro A., Vincenzo C.

venerdì 20 ottobre 2006

Corsi di Speleologia

Sempre nell'ambito del progetto di valorizzazione dei siti ipogei “Abisso del Gatto” di Cefalù e “Abisso del Vento” di Isnello, finanziato dall’Ente Parco delle Madonie, il nostro Gruppo Speleologico, sarà impegnato, con la collaborazione delle Sezioni del CAI di Polizzi e Cefalù, nell'organizzazione di due corsi di Introduzione alla Speleologia.




Programma di massima del Corso di introduzione alla speleologia di Polizzi Generosa 27 ottobre - 8 novembre 2006


VENERDÌ 27 OTTOBRE
Storia della speleologia
Materiali e tecniche di progressione

SABATO 28 OTTOBRE
Nozioni base di geologia
Carsismo epigeo ed ipogeo
Primo approccio di ambiente ipogeo (Grotta del Vecchiuzzo)

DOMENICA 29 OTTOBRE
Tecniche di progessione (pal. S. Otiero)

MARTEDÌ 31 OTTOBRE
Tutela ambiente montano ed ipogeo
Rilievo topografico ipogeo

SABATO 4 NOVEMBRE
Primo soccorso
Conoscenza del C.N.S.A.S.
Tecniche di progressione (pal. S. Otiero)

DOMENICA 5 NOVEMBRE
Tecniche di progressione (Abisso del Vento)

MERCOLEDÌ 8 NOVEMBRE
Biospeleologia





Programma di massima del Corso di introduzione alla speleologia di Cefalù
10 - 21 novembre 2006



VENERDÌ 10 NOVEMBRE
Storia della speleologia
Materiali e tecniche di progressione

SABATO 11 NOVEMBRE
Nozioni base di geologia
Carsismo epigeo ed ipogeo
Escursione Grotta del Cancello (Cefalù)

DOMENICA 12 NOVEMBRE
Palestra di roccia (Cefalù)

MERCOLEDÌ 15 NOVEMBRE
Tutela ambiente montano ed ipogeo
Rilievo topografico ipogeo

SABATO 18 NOVEMBRE
Primo soccorso
Conoscenza del C.N.S.A.S.
Palestra di Roccia (Cefalù)

DOMENICA 19 NOVEMBRE
Tecniche di progressione
Gr. Abisso del Vento (Isnello)

MARTEDÌ 21 NOVEMBRE
Biospeleologia

Abisso del Gatto (Cefalù-PA) - 15.10.06



Nell'ambito del progetto di valorizzazione dei siti ipogei "Abisso del Gatto" di Cefalù e "Abisso del Vento" di Isnello, abbiamo effettuato questa visita all'Abisso del Gatto, per realizzare altra documentazione fotografica.




Oltre la bellezza di questa tra le più profonde e difficili grotte della Sicilia, è da segnalare l'incontro con un simpatico animaletto...





Partecipanti:
Mimmo, Vincenzo, Gaetenia, MarcoN, MarcoV e Zizu


Notizia di MarcoV

domenica 24 settembre 2006

Salvalarte (e mettila da parte)

volevo segnalarvi che è in itinere la manifestazione Salvalarte Gypsum.
Gli appuntamenti previsti sono:

- 19 settembre inaugurazione della Sala dei Cristalli del Museo Geologico G.G.Gemmellaro
- 23 settembre visita alla R.N.I. Grotta di Entella (PA)
- 24 settembre visita alla R.N.I. Monte Conca (CL)
- 30 settembre visita alla R.N.I. Grotta di S'Angelo Muxaro (AG)
- 01 ottobre visita alla R.N.I. Grotta di Santa Ninfa (TP)

domenica 30 luglio 2006

Monte Conca 23.07.06

La partenza è fissata (tanto per cambiare) al bar di via Oreto alle 7:30. Dato che il viaggio si prospetta lungo facciamo benzina, ma è mattina presto e il dio pagano della tecnologia ancora non si è svegliato, con il risultato che il self-service alla pompa impazzisce e la Stocca ci rimette i soldi della benzina (cosa che verrà discussa il giorno seguente col benzinaio).

Il tempo passa e perdiamo minuti preziosi che ci separano dalla nostra meta. Risolta questa mancanza partiamo in direzione Milena. Le code di macchine sulla statale non ci rallentano più di tanto e grazie all’abilità dei due provetti Siumaker alla guida recuperiamo il tempo perduto.

Arrivati a Milena incontriamo il nostro mentore e maestro di vita "Vincenzo" che ci avverte della sostenuta quantità d’acqua presente nell’inghiottitoio, mossi da curiosità decidiamo comunque di entrare. Sottolineo che noi novizi eravamo con le tute di cotone.

L’entrata nella grotta viene affrontata agevolmente tra i fetori dovuti ai residui organici dei piccioni in decomposizione, sabbie mobili improvvise e fortuiti incontri con volatili.

Si arriva così sopra il primo pozzo passato da tutti con sicurezza. Scesi, di fronte a noi si presenta una piccola cascata; (come ho letto) il saggio dice: prima di passare sotto la cascata ci devo pensare due volte, noi ci pensiamo solo mezza e questa è superata tra imprecazioni e maledizioni varie. Si prosegue in piano verso il secondo pozzo, che viene anticipato essere più “difficilotto” per la grande quantità d’acqua che affluisce in esso.

Gli armatori decidono quindi (per farci un piacere), di montare un deviatore per evitare di scendere sotto un “frocione d’acqua”. Il deviatore un po’ corto crea difficoltà a qualcuno, ma chi più chi meno lo passa, discendendo affiancato (e poi manco tanto) dal copioso fluire delle acque (tanto speranza di uscirne asciutti non c’è né era). Arrivati al fondo di questo pozzo bagnati ma non completamente, la nostra attenzione è attirata dai giochi di luce dei caschi dietro alla seconda cascata.

Passata questa “cascatina” (anche questa volta mezzo pensiero e nulla più) di botto alcuni di noi vengono riportati alla fredda e bagnata realtà (ma cu mù fici fari ù speleologo?). Ci appropinquiamo in seguito alla discesa del terzo pozzo, che mancava solo del via libera delle autorità preposte. Durante il periodo di attesa si cerca di ingannare il tempo con balletti e canzoncine varie (se non per cercare di scaldarsi un po’). Mi sento di fare da portavoce se dico che sentivo nei miei stivali la nascita di un nuovo ecosistema marino e l’inizio di quello che qualcuno chiama piede da trincea. Poco dopo l’Oriola e MarcoN portano il verdetto, troppa acqua e stare bagnati troppo tempo non è cosa buona. L’acqua al terzo pozzo ancora una volta ci tradisce e ci deruba delle nostre aspettative cariche di speranza.

Ormai assammarati, affamati e in regime di semiipotermia si decide di uscire ed è allora che ricordo un vecchio detto: “a scinniri tutti i santi aiutano…”.

La risalita sotto l’acqua è inevitabile ma ormai siamo abituati alla vita dura. Personalmente ero stremato e le forze erano ormai a livelli bassissimi, tanto che per uscire dal primo pozzo ho inventato nuove figure da applicare nei momenti di intimità speleologici, chiedete ai presenti.

Usciti ritroviamo l’ormai dimenticato amico piccione che intrattiene con Giorgia una discussione sul volo battuto in grotta, cosa che comporta in lei una sensazione che alcuni definirebbero: Paura? Spavento? Sorpresa? Noi diciamo solo cacazzo.

Ormai sazi d’acqua e alquanto assetati e disidratati cerchiamo di rifocillarci a dovere e tra un cocco (di cui qualcuno sfruttò anche il latte come abbronzante), panini, mandorle e barrette energetiche sciolte dal sole, ci prepariamo al rientro.

Ma viene fatto notare da qualcuno essere troppo presto e allora, in questi momenti perché non pensare alla collettività, lavando tutti i circa cento metri di corda con sacchi e attrezzature (personali e non) annesse? Così, sperimentando tecniche idrauliche che farebbero impallidire i costruttori degli acquedotti romani qualcuno decide di lavarsi anche la macchina. Il sole è implacabile e gli abbigliamenti che in una civiltà culturalmente progredita vengono definiti normali sono stati abbandonati da tempo dentro le vetture. Dopo circa un paio d’ore (spese quasi tutte per lavare quel maledetto 35 del vento) passiamo a salutare l’indaffaratissimo Vincenzo e via alla volta del bar S. Pietro dove alla meno peggio cerchiamo di sopperire alla nostra mancanza di zuccheri e sali minerali con birra, brioche e patatine.

Qualcuno lì ha fatto pure colpo su qualcuno (non ho sbagliato a scrivere ho detto proprio qualcuno su qualcuno) e cosi tra presunti incontri notturni, battutine sui tre diti e il ricordo della famosa via Sandalo, ritorniamo a Palermo battendo ogni record di percorrenza sulla Pa-Ag intasata dal traffico.

Cosa abbiamo imparato da questa uscita?

1) Mai dire di avere una sorella a qualche membro del gruppo.

2) Quando andate a Monte Conca portatevi sempre un cambio asciutto.

3) Che “ù pilu è bello, ma no nà pasta”.


Notizia di Gebedia

Partecipanti:

Oriola, Stocca, Piero, Simione, Marco N., Giorgia e Ceres e/o Gebedia.

mercoledì 5 luglio 2006

Monte Conca 2.07.2006

waiting Gaetenia

Zubbia Camilleri - Scala dei Turchi 2.07.06

L’orario dell’appuntamento è le 7:30 ed il luogo è sempre lo stesso, mi sa che poco ci manca e ci danno le chiavi del bar così la domenica apriamo noi. Aspettati gli ultimi ritardatari, si parte con destinazione Zubbia Camilleri, una piccola, ma bellissima, grotta nei gessi, non molto lontana da Cattolica Eraclea.

Alcuni dei ragazzi, non ancora bene usciti dalla fase REM (dovevate vederli all’appuntamento!) si ci ri-infilano conciliati dal lungo viaggio e dalla guida cullante dei conducenti.

Arrivati ad Agrigento la fame e la vescica di alcuni, hanno il sopravvento e si va alla disperata ricerca di un supermercato o bar o simile con annesso bagno. Finalmente a Porto Empedocle troviamo un supermercato meraviglioso: aria condizionata, inebriante odore di salumi appena affettati, pizze appena sfornate nel reparto pane, dolciumi e porcherie buonissime di ogni tipo e dulcis in fundo un favoloso bagno, anch’esso con aria condizionata… morale della favola: rimaniamo li per oltre mezz’ora.

Ricordatici dello scopo dell’uscita, torniamo alle macchine e ripartiamo, finalmente dopo un’ oretta si arriva in prossimità dell’ingresso della Zubbia.

Ci si prepara, si effettua l’avvicinamento e verso le 12:00 siamo dentro.

I ragazzi, sopratutto i nuovi, sono subito piacevolmente stupiti dalla bellezza delle morfologie carsiche delle grotte gessose; lo stupore li accompagnerà per tutta la grotta.

La Zubbia sarà percorsa solo in discesa, sfruttando le corde fisse presenti, quindi si uscirà dalla risorgenza.

La prima a scendere è la Stocca che guiderà il gruppo per l’intera uscita, a chiudere io che controllo la discesa dall’alto. Si nota subito come alcuni non siano ancora usciti dalla sopraccitata fase REM, in particolar modo Antonio, che in un solo pozzo combina due minchiate: 1- monta male la corda nel discensore, 2- si allongia ad un deviatore, scambiandolo per un frazionamento…hi hi! Per fortuna gli cafuddiamo quattro male parole e finalmente si sveglia.

Dopo il primo pozzo non avevo ancora visto i naturalisti ravanare in mezzo al fango alla ricerca di ossa, mi cominciai a preoccupare, ma la preoccupazione durò poco perchè dopo un pò sentii i primi discorsi e ancora dopo cominciai a vedere anche qualche ossicino, non avevo scampo ero circondato, quattro dei nove partecipanti erano naturalisti e alla fine anche Antonio è stato contagiato, infatti ha trovato un’interessante mandibola che ho preso x portarla ad esaminare (hanno contagiato un pò anche me).

In un paio di ambienti abbiamo scattato qualche foto.

Scesi tutti i pozzi abbiamo girato le zone basse prima della risorgenza, qui di acqua ce n’era parecchia ed è andata a finire a schizzi e arruciate, vi dico solo che uno col sedere asciutto non è uscito; Giorgia in particolar modo ha incontrato delle strane sabbie mobili… hi hi!

Chiaramente non poteva mancare la ricerca di animali di ogni tipo, in particolar modo è stata fatta amicizia con ragni e rane..


Una volta fuori, arrivati alle macchine, dopo l’immancabile foto di gruppo,

ci si prepara per partire alla volta della tanto sognata "scala dei turchi", ma adesso le cose si complicano ed a causa di uno sciagurato gesto di Antonio, l’allegra brigata sarà colpita da sventure; vi chiederete cosa avrà mai fatto, ebbene si, ha staccato il pupazzo della Pantera Rosa che era attaccato al vetro della macchina, gesto che la Stocca aveva dichiarato essere di malaugurio. Neanche 500 metri di strada ed io buco… il copertone è totalmente fuori uso, ci fermiamo a cambiarlo ed un’improbabile signorina ci da una mano… poi io le do qualcos’altro… hi hi!






Finalmente

dopo un pò di peripezie e giri vari si arriva alle "scala dei turchi", il posto è meraviglioso, Antonio, Cristina I. ed io facciamo il bagno, il sole ormai sta x andare via e decidiamo di goderci il tramonto da quell’angolo di paradiso.








Col buoi torniamo alle macchine e facciamo strada per il rientro, ma prima ci concediamo una breve sosta rifocillante al bar.

Ormai la giornata si volge al termine, ma la Sventura non si è scordata del gesto di Antonio e ci scorta fino a Palermo, è così che lungo la S.S. Pa-Ag ad un cane viene la felice idea di fare una passeggiata al chiaro di luna e chi va a passare da li proprio in quel momento?! La Stocca…!

Per fortuna lo Schumy che è in lei esce fuori e dopo la frenata riesce a controllare la macchina.

Picciotti, non toccate + quella c…o di Pantera Rosa!

Per fortuna arriviamo sani e salvi a Palermo, ma Antonio deve: un copertone nuovo a me ed un paio di mutande pulite alla Stocca.


Partecipanti: Antonio, la Stocca, Cristina, Livia, Pietro, Silviamiao, Rosario, MarcoN, Giorgia.
Notizia e foto di MarcoN