mercoledì 20 febbraio 2008

Don Petralia 16.02.08

Alla Don Petralia!
Grotta sempre scoperta dagli amici dello Speleo Club Ibleo, che grazie a questo scambio di dati, ci hanno dato la possibilità di gironzolare un pò sotto i gessi siciliani.

La grotta è vicinissima alla famosa Zubbia Camilleri, anche se da questa differisce molto come tipo di cavità e anche come direzione di sviluppo.
Iniamo l'escursione, con il solito ritardo di Nemo... che poi sarà il protagonista della giornata.
Per strada si fa pausa ad un bar dove c'è chi si rifornisce di cibo e che si svuota ...
Dopo esserci cambiati, inizia la caccia all'ingresso della grotta. Si scavicchia in una dolina vicino fino a trovare poi l'ingresso che presenta dimensioni non da poco. Che segugi!



Mentre si scatta qualche foto, NicNac segue Xò che arma la grotta.
Pochi salti ma in mezzo a grossi blocchi e depositi di fango stratificati, che ci conducono ad un meandrino in discesa.



Il meandro presenta verso la sua fine, un'ansa un pò più larga dove il gruppo di chi arma e quelli che fanno foto, si ricongiungo.
Si aspetta un bel pò mentre si cerca di montare l'ultima corda, gli attacchi infatti non ci ispirano fiducia!
Prima di raggiungere l'ultimo pozzetto, si deve affrontare un'arrampicatina tra le strette pareti della galleria, per evitare un deposito di fango restato incastrato a mezz'aria.
L'operazione è abbastanza "aerobica"... così, mentre un paio di noi cercano di salire qualcuno ne approfitta per la dovuta pausa pranzo.



Finito il pranzo un pò di moto è necessario!!!
Quindi, mentre le operazioni di armo procedono, la premiata ditta "Isamura", si mette in azione...



e in men che non si dica, voilà!
un bel muretto di fango a chiudere il passaggio...

NicNac e la Stokka decidono finalmente di allestire un armo provvisorio perscendere il pozzetto...anche perchè scesi si accorgono le la grotta finisce praticamente dopo due passi...
Quindi risalgono, un pò sconfortati, un pò divertiti, fino al muro proprio per loro costruito...

Ma il bello deve ancora venire... ora tocca all'intrepido Nemo, che ha risparmiato le energie per tutto il giorno.
tocca alui arrampicarsi e dare un'occhiata alla porzione terminale della grotta... quindi con rapido scatto e agili movenze, affronta l'arrampicata e....

e resta per circa un'ora bloccato!!!
Gli amici servono nel momento del bisogno, e a questo comandamento non scritto, noi sottostiamo... e quindi, mentre Nemo è nelle più atroci sofferenze, bloccato in questa strettoia in salita, sporco di fango... decidiamo di aiutarlo...




E' un aiuto spontaneo! un aiuto così vigoroso che tra le pallate di fango c'è chi giura di aver udito un fil di voce, sussurrare..."vi odio tutti"...
Il filmato non è molto bello... per altro è stato necessario coprire con suoni opportuni, alcune vive espressioni di dolore... ma credo che renda!



Tra le spire del meandro, tra le fauci di madre Terra c'è anche chi è certo di aver sentito "Domani metto un annuncio... vendesi attrezzatura speleo!"
Il buon Nemo...

Comunque affrontata questa difficoltà, ci si appresta all'uscita.
In tre schizziamo via, mentre Nemo e Xò restano pi dietro a disarmare... un disarmo che filmato potrebbe sembre uno spezzone di Paura e delirio a Las Vegas.. sta di fatto che fuori, al gelo, si aspetta più di un ora... l'arrivo di uno straccio d'uomo che sporco di fango si butta a terra...

Partecipanti: Stokka, NicNac, Xò, Nemo e MarcoV
Post, foto e video di MarcoV

mercoledì 13 febbraio 2008

Grotta Pietrazzi 11.02.08

La morte del coniglio era una bufala!

Il noto Mangia-carote è risorto e si è mostrato alla altrettanto nota banda delle SpeleoSeghe in tutto il suo splendore, opacizzato un po’ dall’ingente quantità di fango.. ma non voglio mettere le mani avanti.
Andiamoci con ordine..

L’appuntamento è alle 9:00 di Lunedì davanti casa della Capra:
Green Mile si sveglia alle 7:40, prende il treno alle 8:30, arriva alle 9:00 alla stazione, passa ‘U Spinciunaru, si va da Nemo e si arriva tutti inebriati e disgustati, ma rifocillati, dal grappino “Filu e Ferru” di ‘U Spinciunaru, dalla Capra. L’appuntamento si sposta automaticamente alle 9:30 sotto le bestemmie della Capra, le prime di una lunga giornata.
Ma nonostante tutto ci armiamo di santa pazienza, l’unica armata della giornata, e ci dirigiamo presso località Pietrazzi, vicino il quartiere Cruillas di Palermo, noto per..vabbhè lasciamo stare.
Posteggiata la macchina, tra battute e risate, ci si prepara per cominciare la luuuuuunga salita (almeno per uno di noi) che ci porterà all’ingresso della grotta. O almeno era l’intenzione del gruppo, capitanato dalla CapraSensoDiOrientamento0EMemoriaInfallibile e da Nemo, che può succedere la qualunque, tanto le uniche cose che fa sono camminare dritto come i cavalli a meno che non gli si dica di girare e dire “Sfabbricidi, sfabbricidi..”.
Mi spiego.
A parte le ore di ritardo che il nostro Produca-Fiatelle durante la salita ha aggiunto al ritardo già accumulato da me (eh si purtroppo sono fin troppo ritardatario e uso la scusa del treno ogni volta buahah ), l’orientamento e i vaghi ricordi della Capra, sostenuti da un dubbioso Nemo, ci portano ad uno pseudo-ingresso della grotta, ovvero un ammasso di balatoni di calcestruzzo uno sopra l’altro.
E sotto gli ordini e la gestione della Capra (atto a fare solo questo) , io Nemo e ‘U Spinciunaru ci apprestiamo a spostare un balatone di enormi dimensioni inutilmente e notare che lì, proprio in quel punto, di buchi non ce n’è ne traccia ne odore, e questo in fondo è plausibile visto chi ci ha fatto da guida..
Abbandonato il luogo, Nemo si mette alla guida del gruppo e finalmente trova l’ingresso della grotta, coperto da un insignificante pezzo di calcestruzzo, almeno nei confronti di quello che abbiamo spostato precedentemente.

Aperta l’apertura (?) finalmente la Capra riesce ad infilarsi nel buco e uno dietro l’altro (io, ‘U Spinciunaru e Nemo) entriamo nella grotta!
La prima parte si presenta come un piccola strettoia, in discesa, di terra e fango, caratterizzata ai lati da stanzette ornate da abbondanti concrezioni (alla destra) e da un pozzetto (alla sinistra) che si ricollega con la stessa strettoia, la quale sbuca nella prima sala.



Già qui, io e Dago, restiamo impressionati dalla quantità e bellezza delle concrezioni e decidiamo di scattare alcune foto, alcune delle quali romantiche e appassionanti.



La grotta si sviluppa lungo una faglia, che probabilmente si sarà attivata in più riprese, visto la morfologia di alcune colonne, il cui piano è già visibile attorno a questa sala. Continuiamo la nostra discesa lungo il fango, aggirando la prima sala, e gradualmente dal fango si passa ai balatoni di roccia carbonatica da attraversare in arrampicata.
Ci fermiamo per qualche foto leggermente ambigua e raggiungiamo il primo di numerosi bivi, che hanno fatto confondere la già malridotta memoria del nostro capo guida, ovvero la Capra.



Da questo momento la mia frenetica mania di esplorazione ha avuto la meglio sull’incerta e tantomeno rassicurante guida della Capra, e ho scelto con un colpo di stato di guidare il gruppo prendendo a destra del bivio (colpo di stato che si e no è durato 2 minuti). Scelta questa strada giungiamo ad un pozzo abbastanza profondo che non riusciamo a scendere in arrampicata e quindi si decide di aggirarlo, per iniziativa di Dago (m’abbuttò chiamarlo ‘U Spinciunaru, troppa fatica).
Perplessi per questa sprizzante voglia di prendere la testa del gruppo, scopriamo in breve che la necessità era un’altra: dar sfogo al suo buco nero.
E così intraprende una via in solitario, esce, e si apparta per raggiungere il suo obiettivo, mentre il resto del gruppo si appresta ad aggirare il pozzo e ad esplorare la parte sinistra in cerca di una via, anzi di quella famosa via che dovrebbe portare ad una maestosa quanto spettacolare sala.
Dopo un po’ di arrampicate, io mi infilo in un piccolo stanzino e passata in una strettoia mi ritrovo sopra dei blocchi franati e proprio davanti il piano di faglia, mentre Nemo e la Capra, si ritrovano alla mia destra un po’ più distanti intenti a scendere lungo una piccola ma ripida parete che poi portava ad un sentiero parallelo al piano di faglia e proprio sotto la mia posizione.
Nemo, intraprendente e fiducioso di aver trovato la giusta via, scende e si ferma alla base della prima parete a dare manforte alla Capra, che accompagnava la sua discesa con parole di stizza e lamenti.
Passata una buona mezz’oretta ci raggiunge nuovamente Dago e nel contempo assistiamo alla caduta di Nemo che si procura alcuni tagli alla mano.
Comunque fatto sta che di là non si andava da nessuna parte perché chiudeva e quindi, munitosi di fazzoletti e guanti per arrestare la fuoriuscita di sangue, Nemo si appresta a risalire insieme alla Capra, con l’intenzione di scendere il pozzo.
Dago, davanti, e io prendiamo la prima via visibile, ma qualcosa blocca il nostro cammino.
A parte la difficoltà nello scendere, un altro inconveniente ci raggiunge con inaspettata sorpresa: il personalino di Dago, dopo un suo lancio per toglierselo dalle palle, si insinua all’interno di un buco abbastanza profondo da mettere in difficoltà il nostro TomatoHoney-Man.
Serve un gancio! E così ci inventiamo un moschettone-gancio, tenendo fermo col mio elastico per capelli la chiusura e legato ad una corda, dopo varie peripezie si riesce a tirarlo fuori.
Nel frattempo Nemo trova la strada e una volta risaliti, lo seguiamo e ci fermiamo in una piccola sala dove finalmente la sua memoria (figurarsi se era quella della Capra) torna a risplendere. Siamo sulla giusta via, quindi ci fermiamo a mangiare, perché in effetti è proprio ora di pranzo.
Il pranzo è a base di Sfincione, Pizza, Pane Bianco, Salami ca’ Munnizza e Prosciutto, infine come dessert Cioccolato Milka con Nocciole.
Qualche foto qua e là e poi qualcosa di strano cattura l’attenzione della Capra: ebbene si, ‘U Spinciunaru, dopo il suo pranzo preferito, si stava leccando le dita!! Dita, che dopo sua precisazione, sapevano di Fango, Cipolla, Pomodoro e Merda! Che bontà!



Finito di pranzare, ignorando le volontà di Mauro di tornare perché oramai le speranze di trovare la Sala erano per lui perdute, mi metto alla ricerca di una via scendendo attraverso enormi blocchi ricoperti da luccicanti cristalli di calcite.
Durante il mio percorso, noto abbondanti ossa, tra cui bacino, mandibole e vertebre di non so cosa, ma forse pecore e conigli, intuitivamente e anche per il nome della grotta!
Faccio notare a Nemo che la grotta continua e dopo pochi secondi me lo ritrovo pronto per esplorare. Giunti ad una piccola risalita, ci accoglie un enorme sala anch’essa in prossimità dello specchio di faglia. Tra le esultanze di Nemo per essere nella via giusta, ci raggiunge Dago e dopo ore la Capra, che ancora non ricordava nulla della sua precedente venuta. Bah!
Mi accorgo di un pozzo leggermente profondo e quindi mi addentro sotto massi di crollo per vedere se è raggiungibile e se, casomai lo fosse, ne valeva la pena. Tra guano a non finire e tavole di legno, mi accorgo che non solo è difficile scendere ma anche che probabilmente la saletta che intravedevo da su si chiudeva. Quindi risalgo e ci incamminiamo verso sinistra, dove finalmente arriviamo a questa benedetta Sala, che effettivamente ha un qualcosa di meraviglioso e incantevole. Alta una ventina di metri e larga forse il doppio, è piena zeppa di concrezioni, meduse, colonne enormi di un bianco perlaceo. Molto bella da far mancare il fiato. Tra l’esultanza di tutti e queste precise parole della Capra: “Visto dove vi ho portati, ve l’avevo detto che era bellissima..” , ci fermiamo a fare qualche foto e poi proseguiamo verso sinistra dove al centro di una saletta più piccola si erge una stalagmite bianca che sembra proprio una madonnina al centro di un altare.




Risaliamo un breve tratto, mi infilo in un buco, preceduto da un piccolo laghetto e lì, in fondo si apre una piccola stanzina, un po’ più grande di una persona accovacciata, a forma di cappella. Nemo si mette in ginocchio, congiunge le mani, io mi inginocchio accanto a lui, posiamo per qualche foto e poi, guardandoci tutti e quattro negli occhi, probabilmente attraversati dalla stessa idea, puntiamo la fotocamera pronta per un video, ci accalchiamo tutti assieme e cominciamo ad intonare una dolce e sentimentale canzone..




Dopo la nostra performance, decidiamo di risalire secondo la via più breve, ma più impervia e dopo un po’, e soprattutto dopo averla trovata, raggiungiamo la prima sala, picchiamo la Capra, per l’ennesima puntualizzazione e ci affrettiamo verso l’uscita. Una volta fuori, richiudiamo l’entrata e contenti, soddisfatti e ugualmente stanchi ritorniamo verso la macchina.
Ci cambiamo, diamo spiegazione a gente autoctona e tra pane bianco, sigarette e grappino, andiamo a prenderci una birra al bar di Cruillas dove incontriamo lo zio Gino che ci parla di scienziati e ci ripete perfettamente il teorema di Pitagora e in più, chissà per quale senso nascosto, individua come “a facci lavata ‘ro gruppu” il nostro povero Dago.
Consumata la birra e le patatine, ognuno per la propria strada e cu si vitti si vitti.

Notizie di Green Mile
Foto e video di ‘U Spinciunaru

lunedì 11 febbraio 2008

Zubbia Gapparrone. 9.2.08

Sempre gessi, meno fango...

Decidiamo di andare a visitare la Zubbia Gapparrone, grotta scoperta dai nostri amici dello Speleo Club Ibleo nelle campagne fra Cattolica Eraclea e Raffadali.
Dopo un bel pò di strada e fortunatamente trovando gli sterrati percorribili, arriviamo nel tornate in cui posteggiare l'auto e come sempre, dopo un contatto con dei contadini, iniziamo le operazioni di vestizione.



Trovare poi l'ingresso della grotta non è difficile, si apre infatti al fondo di un'enorme dolina.
Tanto enorme e la dolina quanto stretti i primi passaggi che danno accesso ad una prima zona della grotta, diffusamente interessata da crolli.



Da qui in poi la grotta presenta un paio di pozzetti, e poi un bel meandrino e una interessantissima galleria che regala un vivamaria di punti interessanti.



Lungo il percorso troviamo infatti molti concrezionamenti carbonatici, tra cui una grossa forma tipo stalagmite, che forse per il peso si è spezzata in due pezzi, uno dei quali è ancora saldato al tetto ed è attivo, mentre l'altro è depositato a terra e parzialmente ricoperto dal fango.



Mentre si facevano le foto e si ammiravano le varie morfologie come canali di volte, gallerie paragenetiche, concrezioni, cannule, eccentriche e quanto ancora siamo riusciti a vedere, nel gruppo c'era chi non restava soddisfatto...



Pochi resti di animali... poche ossa... eppure tantissimi gusci di mandorle e delle simpatiche orme di zampettine amiche... testimoniano che almeno i topi, qui ci vengono...
Altra curiosità, un timido germoglio nato da qualche seme trasportato dentro la grotta..




Fermandoci ogni due metri per scattare foto, la grotta ci è sembrata lunghissima... in realtà ha uno sviluppo di circa 800m... che non siamo neanche riusciti a percorrere tutti!

Tornando a casa, dopo una sosta in un bar per rifocillarci...al pranzo ci avevano pensato solo due su cinque... troviamo una sorpresa!

L'auto di Nemo, parcheggiata davanti ad un bar, è stata spostata da un marciapiedi ad un'altro... senza trucco e senza inganno... boh!


Partecipanti:
Nemo, Stokka, Giorgina, Xò, MarcoV

Notizia e foto di MarcoV

venerdì 8 febbraio 2008

Ancora noi

Sempre dalla mano di Dago...
altri personaggi del nostro gruppo!!!

Speriamo a breve di averne altre...



Caldarella


Ceres - Gebedia - CapitanUncino


Il Sig. Leo


Simione - Danilo


Stokka


MarcoV


Oriola



martedì 5 febbraio 2008

Monte Conca 2K. 02.02.08

Mettiamo su carta le nuove scoperte...
Non ci siamo riusciti la scorsa settimana, il laminatoio che abbiamo fotografato, non ci ha permesso di fare pure una dettagliata topografia.
Troppa fatica per muoversi in quei bassi ambienti, dove per la maggior parte del tempo si deve solo strischiare...



Ora si scende solo per rilevare... veramente no... anche per fare qualche foto di corsa e l'intrepido Gebedia decide di continuare la sua pratica di speleocameraman, a rischio della sua telecamera.
Si arma, si scende, si gode dei pozzi dell'inghiottitoio, si arriva ai rami nuovi, fino alla solita stanza dove inposizione comoda, tutti e sette, mangiamo qualcosina.
E poi via, pancia a terra, casco sul soffitto, matita in mano, occhi nella bussola, e si rileva.

In totale il laminatoioi dei poligoni, ha uno sviluppo di circa 180m.
Sommando questo ramo di grotta al resto, l'inghiottitoio di Monte Conca, dovrebbe superare i 2000 metri di sviluppo...
dovrebbe... si perchè questo dato è estrapolato da un paio di software che usiamo per gestire le poligonali dei rilievi, ma una verifica più attenta sarà fatta nel momento della restituzione grafica, dove probabilmente, seguendo le indicazioni dell UIS, il dato sarà rivisto al ribasso.

2000 metri... certo per chi è uso a complessi come il Corchia o a Abissi che superano i -1000, sono cifre che fanno sorridere.

Ma alla fine sono numeri. Questa grotta ci sorprende sempre, stupisce e decide puntualmente di regalarci ancora pezzi di se.
Nei gessi siciliani è la più profonda e la più estesa, anche se per noi, questi dati sono solo un in più della bellezza e del valore di questa cavità.
Ci preme sottolineare anche la collaborazione dell'Ente gestore, il CAI Sicilia.
Si perchè Monte Conca è una Riserva Naturale Integrale, nata per tutelare proprio la grotta!
E proprio dalla stretta collaborazione fra gruppi speleo e oculati enti gestori, che in Sicilia sono state effettuate negli ultimi anni le più importai scoperte... i nuovi rami di Monte Conca, ma anche quelli nella Grotta di Entella, anch'essa riserva... alla faccia di chi dietro personalismi, sostiene che in queste grotte non si può neanche entrare...




Partecipanti: Stokka, Nemo, Xò, NicNac, Giorgina, Gebedia, MarcoV
Video: Gebedia
Notizia di MarcoV

mercoledì 30 gennaio 2008

Video sul blog

Grazie al prezioso consiglio di Nemo, famoso smanettone di Pallavicino, siamo riusciti ad inserire direttamente nei post, i video girati durante le nostre escursioni da Gebedia, alias CapitanUncino, alias Ceres, alias....

So denchiù Nemo, denchiù Ceres!

Buona visione.

lunedì 28 gennaio 2008

Inghiottitoio di Monte Conca. 26/01/08

Un grotta non finisce mai.
Per quanto ci possiamo sforzare di scavare, infilarci ed esplorare, una grotta non finisce.

Ci organizziamo per andare a fotografare e rilevare il laminatoio dei rami nuovi di Monte Conca; era già stato individuato nelle fasi di esplorazione e rilievo di questi rami, qualche anno fa, ma era stato "tralasciato" per la mole di ambienti trovati, e per le sue non amichevoli dimensioni.

Nelle passate escursioni, un gruppetto dei nostri soci, ha ben deciso di forzare il passaggio e dopo aver scavicchiato nell'argilla, ha portato la nostr luce, in un nuovo ambiente.

Sfruttiamo l'uscita anche per far fare pratica d'armo a Nemo, per fare vedere a Massimo i nuovi rami dell'inghiottitoio, mentre qualcuno... ne approfitta per fare un comodo e salutare bidet, nelle varie marmitte che si trovano lungo il percorso...



Più o meno velocemente poi procediamo nelle strette ma comode gallerie dei rami nuovi, fino a raggiungere la sala del pranzo, dove visto l'orario, si fa una pausa per far lavorare anche le mascelle.
Da qui, ci dividiamo per un pò.
Pepi, Massimo e Nemo, fanno un giretto nel meandro e nei rami che portano al Pozzo Stefano; NicNac, la Stokka e io, ci tuffiamo nel laminatoio con la presunzione di riuscire a fare foto e ritornando anche la topografia.



Ma siamo presuntuosi...
Gli ambienti che ci aspettano sono laminatoi che ci costringono a strisciare per decine e decine di metri. Fortunatamente, almeno, il fondo è costituito da argille essiccate abbastanza morbide e specialmente senza pietrame dentro.
Ma le acrobazie per fare le foto, per rigirarsi nella bassa galleria e assumere pose "normali"... beh, queste le lasciamo solo immaginare.
Si va avanti così per un bel pò, tra sbuffate, strisciate, sacchetti con flash e macchina fotografica da spingere, fino ad arrivare al tratto più umano di questi rami, chiamato la galleria del tagliagole per le mensole che sporgono dalla parete proprio all'altezza del collo.



Qui altro stop per le doverose foto, e poi pochi passi e arriviamo alla sala dove questo nuovo ramo dell'inghiottitoio sembra dirci basta.



In realtà questo ambiente di crollo, ha delle piccole diramazioni, ma praticamente impossibili da percorrere o perchè colme di argilla, o per i grossi massi di crollo che le occludono.
Ci fermiamo allora a fare ancora fotografie, tanto agli ambienti quanto ai particolari, come curiose piramidi di terra o conuliti.
Dopo un pò, veniamo raggiunti dal resto del gruppo, un pò provato per il tipo di progressione (Nemo) o un pò stupefatto dalla nuova forma e consistenza dell'attrezzatura (Pepi).



Ancora un pò di foto, abbandoniamo decisamente l'idea di fare il rilievo, visto l'orario e poi via verso l'uscita... divisi in due gruppetti per non intasarci e restare fermi ad aspettare.

All'uscita...la notte stellata... e la consapevolezza di tornare presto per rilevare e per farci mostrare altre strade.



Notizia e foto di MarcoV

Partecipanti: Massimo, Nemo, Stokka, NicNac, Pepi e MarcoV

martedì 22 gennaio 2008

Nel lontano aprile 2007

Il Manifesto delle SpeleoSeghe

Nel lontano Aprile 2007, quattro giovani aspiranti geologi si accostavano alla speleologia tramite il corso promosso dall’Università e dall’onorato G.S. SpeleoPetra CAI sez. Madonie Petralia Sottana, a cui tanto questi giovani devono in termini di rispetto.
Proprio nei primi incontri, i quattro fondatori di questo sotto gruppo speleologico, si guadagnarono l’ormai storico appellativo di “SpeleoSeghe” per la fiacca che li contraddistingueva dal gruppo nella progressione in grotta.

I quattro speleologi si guadagnarono altresì sul campo dei nuovi nomi che hanno preso ormai con fierezza il posto dei vecchi.

Giuseppe detto “MiglioVerde”



Marco detto "U’Spinciunaru”



Mauro detto “La Capra”



Roberto detto “Nemo”


Il primo a guadagnarsi il nuovo nome fu il trinitario Giuseppe che proprio nella primissima grotta, a Pozzo Fiandra, tentò invano di ribellarsi al nonnismo degli speleologi che guardavano i corsisti spauriti come prede da molestare. Con il suo fallito tentativo da rivoluzionario ottenne solo l’accanimento dei veterani e in breve venne condannato a morte, quindi a percorrere il miglio da cui il suo nome: MiglioVerde.

In seguito toccò a Marco ricevere il battesimo che arrivo nella seconda uscita in programma, l’Abisso del Vento, che molti considerano la mamma di tutti gli speleologi siciliani e da come sei in quella grotta si capisce molto su che tipo di animale da grotta sarai. Ebbene, il ragazzo aveva sobriamente fatto colazione con spincione del giorno prima, il quale provocò gradevolissime flatulenze che risuonarono allegramente in tutta la cavità. Da cui U’Spinciunaro.

Mauro è detto La Capra e non ci sarebbe neanche tanto bisogno di spiegarlo, basta dargli una veloce occhiata, ma per dovere di cronaca spiegheremo anche l’etimologia di questo nome. Durante un’uscita all’Abisso Purgatorio le SpeleoSeghe Nemo e MiglioVerde capitanate da Mauro decisero di uscire prima degli altri per andare via (causa allergia Nemo)…li ritrovarono ore dopo vaganti nella boscaglia, persi. Mauro parlando dell’avvenimento definirà le sue capacità di orientamento pari o peggiori a quelle di una capra…da allora lui è La Capra

Nemo è sempre stato Nemo e come tale è stato assorbito. Se chiedete a lui il perché di questo nome vi parlerà di romanzi di Verne e discorsi pseudoseriosi ma “su minchiati”, tanto poi finirà aggiungendo qualche sparata delle sue, come quella volta che uscì dalla lezione di chimica con le braccia alzate gridando “ANESCELON, ANESCELON” e c’è chi fece due ore di ridere in faccia al docente di Mineralogia a causa di questa performance. Attualmente il ragazzo è impegnato con il Soccorso, e c’è da dire che si teme per la sua salute mentale preda di alcuni soggetti che popolano questo ambiente.

Insomma possiamo definirli lagnusi, perdigiorno, mangioni, maniaci sessuali e schizzati e magari presi uno per uno “un su bbuani mancu pa priassa”, ma quando il gruppo si riunisce lascia sicuramente il segno.

Ricordate una SpeleoSega è per sempre!


testo e disegni di U’Spinciunaru

lunedì 14 gennaio 2008

Grotta Pietrazzi 12.01.2008

Il nostro caro Alberto parla spesso e da molto tempo della grotta Pietrazzi( in località pietrazzi una collina sopra il quartiere Cruillas), che però non visita da parecchi anni; allora si decide di andare a fare un sopralluogo per vedere se il nostro Alberto ricorda l'ubicazione della grotta e se è ancora praticabile. La squadra è composta da Alberto Proteo, io ovvero Mauro La Capra, e Nemo. L'appuntamento è alle 8 in piazza a Cruillas, ma come al solito il caro Nemo decide di ritardare quei venti minuti di routine. Arrivati nel luogo della ricerca il magico Alberto, che pareva molto dubbioso, trova invece subito un po' d'orientamento e seguendo un sentierino arriviamo abbastanza velocemente ad individuare un insieme di massi sotto cui dovrebbe esserci la grotta. Il paesaggio intorno si presenta proprio come pietrazzi di calcare fortemente erosi dai processi carsici di superficie; il paesaggio naturale è però disturbato da collinette di sfabbricidi (munnizza edile) che rompono apparentemente la continuità litologica di questi calcari affioranti. Arrivati all'entrata ci aspetta una bella sorpresa, l'entrata della grotta è coperta da un po' di "balatuni" e qualche simpatico rovo pieno di spine onde per cui ci si appresta a togliere i rovi a colpi di stivali e a spostare un simpatico balatone dall'entrata per iniziare la discesa. In questo piccolo pirtusicchio si trova subito un scivolo molto fangoso, dove si può facilmente scivolare di culo, che ci permette di entrare in un mondo bellissimo che mai io e Nemo ci saremmo aspettati di trovare in quella piccola grotta. Moltissime le concrezioni (come personalmente non ne ho mai viste) e un ambiente che è percorribile tutto in arrampicata libera senza l'ausilio di corde e attrezzi. Dopo lo scivolo troviamo una piccola parte in arrampicata che ci fa entrare in un amplissimo salone, lungo pensiamo circa 100 metri e alto almeno 15. Ecco che qui iniziano le grandi imprecazioni contro quello stupidino di Nemo che non ha portato la macchina fotografica, ma come si fa! Come direbbe un nostro amico, nte cuorna Nemo! Le imprecazioni dureranno lungo tutta la grotta perché ad ogni punto si possono trovare concrezioni bellissime, piuttosto pulite e con forme particolari, che sarebbero spettacolari da fotografare; addirittura nell'ultima sala da noi visitata possiamo trovare fenocristalli di calcite grossi anche qualche centimetro. Ma non c'è problema infatti notato che la grotta è ancora praticabile e che Alberto ricordava la via di progressione si è deciso insieme che quanto prima si farà un'uscita con tutto il gruppo (chi ci ama ci segua) a visitare questa bellissima e divertentissima grotta e per fare finalmente qualche foto. Progredendo abbastanza velocemente nel giro di circa due ore riusciamo a guadagnare l'uscita e reimpostare il balatone come discrimine tra luce e buio. Il nostro è stato un arrivederci a presto alla grotta Pietrazzi.

Notizia di Mauro la Capra

mercoledì 9 gennaio 2008

Statistiche

Grazie alla segnalazione di Andrea, il "papà" di Scintilena, abbiamo scoperto di essere un blog abbastanza visitato.

Attualmente, secondo le statistiche del sito greco zenas, sotto la voce Top Referring Sites nel menù di sinistra, siamo alla 15^ posizione su circa 75 blog facenti parte di un circuito internazionale.

Direi non poco, considerando che il blog è nato "in famiglia" per raccontare a tutti i soci del gruppo SpeleoPetra, le varie attività svolte.

Pian piano siamo riusciti a far crescere il blog, e spero migliorarlo, facendolo diventare un vero diario, su cui in tanti possono e devono scrivere.

notizia di MarcoV.

martedì 8 gennaio 2008

Abisso Purgatorio 05.01.2008

Arrivati a Purgatorio ci cominciamo subito a cambiare chiedendoci se Alberto avesse trovato passaggio per venire in grotta, quando ecco che spunta accompagnato da un suo amico, Nico. Ci cambiamo tutti e ci avviamo verso l'ingresso, fa strada la Capra, memore dei luoghi in cui prese questo soprannome. Arrivati davanti l'ingresso, mentre Silvia arma il primo pozzo, stiamo un po' a discutere con Alberto del tipo di armi che si potrebbero fare e sui pro ed i contro di ognuno…dopo un'animata discussione cambiamo l'armo.
Una volta dentro, Simeone arma il pozzo da 60 e nel frattempo Alberto ci racconta storie e odori di quando andava con Nico a fare il perfezionamento tecnico su in Valle d'Aosta.
Purtroppo scesi il 60, Rosy (la Riccia) si sente male e decide di uscire per la troppa nausea; con lei esce ad accompagnarla anche Simeone.
La Stokka, che nel frattempo aveva armato fino alla sala dell'abete, riceve la notizia che si usciva perchè la Riccia stava male e risale subito disarmando il pozzo. Una volta fuori scopriamo che Simeone aveva iniziato a fare strada per riportare Rosy a casa, portandosi appresso tutte le cose di Silvia e della Stokka. Ma nonostante non avessero il cambio sono venute ugualmente alla fermata obbligatoria a Birre e patatine al bar, probabilmente lanciando una nuova moda a Castellammare: stivali verdi…sporchi di fango.
Partecipanti: Simeone, la Capra, la Stokka, Silvia O., Nemo, Nico, Alberto, la Riccia.

Notizia e foto di Nemo

venerdì 4 gennaio 2008

Abisso del Vento 02.01.2008

Il nuovo anno è appena cominciato e noi siamo di nuovo in grotta.
Dopo un anno di assenza (causa dottorato a Dublino), anche io mi accingo a rientrare nel mondo sotterraneo, con un poco di paura, ma anche con tante forti emozioni e mille ricordi che mi accompagnano.
L'appuntamento doveva essere davanti l'ingresso della grotta alle 9.30, ma causa neve, il gruppo proveniente dalle madonie (Stokka, Sirmione, io e due cladestini Marco N. detto topolino e Piero rinominato paperino) ha riportato un leggero ritardo (circa due ore) sulla tabella di marcia. Il gruppo proveniente da Palermo (Gebedia, Nemo e Maddalena o Katarina per gli amici) invece è arrivato puntuale in loco. Ci siamo cambiati al gelo fra patatine, pane conzato, mandarini leccati e bestemmie varie. I due clandestini topolino e paperino ci hanno accompagnato sino all'ingresso e sono rimasti con noi alla ricerca di pipistrelli e a fare foto solo per poco, lasciandoci poi al nostro destino. Paperino infatti soffriva di sgradevoli movimenti intestinali dovuti al tè al bergamotto preparato da Simone.
Il primo a scendere e quindi ad armare è proprio Gebedia. Noi osserviamo e Simone supervisiona, io lotto contro la mia bomboletta che ferma da mesi e mesi sembra intuppata (tipico termine irlandese). Il prode Gebedia riesce a portare a termine la sua opera nonostante una strana pioggia di ossa di olive inspiegabilmente scatenatasi in grotta e quindi comincia la discesa; è l'una, è tardi e noi siamo 6, si prevede una lunga giornata.
Alla base del primo pozzo è la Stokka che prende in mano la situazione e seguita da Simone arma sino alla base del 35.
Lo stillicidio in grotta era abbondante come non lo avevo mai visto, lungo il cammino ritroviamo bamboline di corde all'attacco dei pozzi, ma noi usiamo il nostro materiale e armiamo. Circa tre o quatto pipistrelli profondamente addormentati ci fanno compagnia lungo il cammino.



La discesa non comporta alcun problema, solo Nemo ha qualche difficoltà a scendere un sacco un poco più "pesante"...meglio sempre dare un'occhiata si potrebbe scoprire che strani massi si sono autocatapultati dentro il sacco!!Gebedia sfoggia la sua videocamera intelligente che ti avverte che c'è condensa (Simone deve ancora pagare un grosso pegno per non averci creduto), ma non funziona e quindi niente riprese sino alla base del 35.
Mentre la Stokka arma, io mi diletto a provare sensazioni vecchie, l'imbrago che ti sega i fianchi, le goccioline che ti cascano diritte diritte dentro la tuta, le mani spaccate dagli attrezzi ecc..
Alle 3 siamo alla base del 35. Ci fermiamo a consumare un "misero pasto frugale", pasta al forno (sono lasagneee!) salame, olive, panini con funghi, mozzarella e prosciutto, mandarini, cioccolata bianca e fondente.



Finalmente la video camera entra in funzione e Simone può urlare le sue perle di saggezza.
Alle 4 circa cominciamo a risalire, la Stokka per prima, poi Katarina, Simone, io, Gebedia e Nemo a cui tocca disarmare. Per strani fenomeni scogniti un moschettone decide di farsi un piccolo voletto e di rimanere in grotta, noi invece risaliamo. Nemo disarma sino alla base del primo pozzo, Gebedia il resto sino all'uscita. Ci perdiamo a ricordare le prodezze durante i corsi, le varie tecniche di sbagnamento degli attrezzi nuovi (grazie per cosa avete fatto ai miei!), la fenomenale capacità ingurgitativa di Marco V., il sadismo di Leo.
Uscendo il cielo è già stellato, non è tardi (sono solo le 7 siamo stati velocissimi in risalita), il buio è totale e il freddo è...lasciamo perdere!
Scendendo, guidati da Simone e la Stokka, scopriamo una via alternativa per arrivare alle macchine (ci siamo persi), ci cambiamo al gelo e via di nuovo verso casa.
Ci si rivede in estate grotte!!
Partecipanti Stokka, Sirmione, Nemo, Katarina o Maddalena, Gebedia e la Riccia.


Notizia di Rosi
Foto e video di Nemo e Gebedia

Palestra a Sferracavallo 28.12.2007

La mattina comincia male, avendo settato nel telefonino l'orario irlandese (un' ora indietro), non mi sono resa conto che avevo puntato la sveglia per le 8, cioè le nostre 9…e alle 9 avrei già dovuto essere pronta con il sacco in spalla. La sveglia quindi non è stata affatto dolce, cmq alla fine si arriva in parete quasi puntuali anche se con gli occhi un poco appicicatticci. Al "parcheggio" sono già presenti Ceres e Giovanni, Nemo, Ivan il cottolengo, Però, Michela e Alberto. Gli ultimi ad arrivare siamo io, Simone e Sandro. Dopo baci e abbracci, ci si comincia a cambiare….e qui la domanda sorge spontanea, riuscirò mai a entrare nel mio imbrago dopo un anno di inattività?...ci sono rientrata! Ci carichiamo i sacchi in spalla e si procede sino alla base della parete. Alberto, Simone, Piero e Ceres si avviano per armare, mentre il resto del gruppo resta a chiacchierare in attesa che le campate siano montate… questa attesa a dir la verità si protrae per circa due ore.

Ho infatti tutto il tempo di notare che il versante sembra un po’ diverso dopo l'incendio estivo e il successivo rinverdimento invernale, eppure la vista è sempre quella….meravigliosa! il mare che incontra la montagna, l'autostrada, il blu del cielo. Si perché sembra che, nonostante le bestemmie di Simone, stavolta ce la possiamo fare a salire senza beccarci acquazzoni. Gli spit non venivano usati da tempo evidentemente perchè i nostri armatori perdono tanto tempo a cercare di ripulirli. Ceres si cimenta nella sua prima armata cavandosela egregiamente (mi devi dare almeno 5 euro per questa frase!)…e finalmente anche noi possiamo provare a salire.
Alberto ci saluta mentre io, Michela e Nemo ci accingiamo a salire.Per me e Michela è passato un poco di tempo dall’ultima volta, ma ce la caviamo entrambe, io da sola, lei seguita da Simone, anche Giovanni ogni tanto ha qualche piccolo vuoto, ma è tutto tranquillo e scendiamo, mentre Ivan si diletta a fare foto. C'è chi spizzulia, chi decide di risalire, chi fa il deficiente e chi va a disarmare. Alla fine ci facciamo una bella caduta di gruppo (che ammasso di deficienti), legandoci tutti con le longe e finalmente scendiamo. Ci cambiamo e andiamo alla ricerca di cibo. Fra una arruciata e l'altra girando per locali chiusi alla ricerca di stigghiole o panelle, arriviamo da Ganci. ci rifocilliamo da bravi maiali e ognuno alle case dandoci appuntamento per una prossima probabile grottata.
Partecipanti: Simone, Rosi, Sandro, Nemo, Giovanni, Ceres, Però, Alberto, Michela.

Notizia di Rosi
Foto di Nemo

Inghiottitoio di Monte Conca 02.12.2007

Finalmente dopo un botto di tempo, si decide di tornare all’Inghiottitoio di Monte Conca per riprendere le esplorazioni.
I partecipanti (Simeone, Peiro, Marco N.), si vedono allo svincolo di Villabate, si carica il materiale e via in direzione Milena. Tappa obbligata Motel San Pietro dove si fa colazione e si prendono i viveri per la grotta; da lì a poco eccoci a destinazione.
Alle 10:30 siamo dentro. Già dall’esterno si notava l’assenza di scorrimento di acqua e persino all’ingresso la putrida pozza maleodorante é asciutta.
Si procede all’armo dei pozzi e arrivati alla base del P31 ci si ferma a spizzuliare qualcosa. Alla risalita che porta ai rami nuovi ecco che Simeone entusiasta, ma soprattutto volontariamente (ih ih ih), si propone di provare gli armi fissi da tempo inutilizzati. Gli ancoraggi tengono benone, ma una sistemata all’armo sarebbe cosa buona e giusta, serve materiale che non abbiamo; la prossima volta.
Entriamo nei rami nuovi, scoperti e documentati tra il 2005 ed il 2006, che hanno dato belle soddisfazioni e hanno fatto provare a molti l’incredibile emozione di entrare in luoghi dimenticati o addirittura mai visti prima.
Vado avanti io illustrando un po’ la strada. Dopo strette gallerie infangate (qui cominciano a sentirsi le prime blasfemie) arriviamo in una sala dove ci fermiamo a mangiare e affrontiamo discorsi impegnati su parentele, corna ecc…. Dalla sala dello spuntino parte una galleria molto stretta la cui esplorazione era stata tralasciata vista la non agevolissima percorrenza. Lasciati gli attrezzi per facilitare la progressione, imbocchiamo la galleria che dopo qualche metro stringe a formare un laminatoio molto stretto. Le vecchie esplorazioni si erano fermate qui, levo il casco per passare un punto critico (i santi e le madonne ci accompagnano in ogni strettoia e/o sbattone), dopo si vede una bella prosecuzione. Per terra è pieno di poligoni da disseccamento anche di notevoli dimensioni; da qui decidiamo di chiamare questa “Galleria dei poligoni”. Ci diamo il cambio e va avanti Simeone. Man mano che prosegue, ci comunica quello che vede, la frase più ricorrente è: “…qui continua…!”. Il laminatoio prosegue per parecchio e termina in una galleria impostata in frattura verticale. Questa galleria, detta “tagliagola” per delle lame di roccia che sporgono, stringe con fango quasi a tetto, poco dopo un meandro. A lato di questa galleria una sala di belle dimensione (Sala dell’abete) dalla quale parte una piccola prosecuzione che chiude quasi subito tra blocchi crollati. Soddisfatti del tratto esplorato torniamo alla sala di partenza e da lì facciamo un giretto turistico dei rami nuovi, tra palle di fango, simpatici nodi e cadute da pozzi!
Finito il cazzeggio decidiamo di prendere la strada dell’uscita. Fuori dai rami nuovi ci fermiamo, come tre lavandaie, alle poche pozze d’acqua rimaste a lavare gli attrezzi resi irriconoscibili ed inutilizzabili dal fango. Disarmo e via in macchina, ma prima una capatina alla fontana per ulteriore pulizia materiale (chi semu sistimati!).
Un certo languorino ci costringe alla solita rifocillata al Motel San Pietro, ma poi stanchi e soddisfatti alle case!

Notizia di Marco N.