lunedì 3 novembre 2008

Proteste, fiaccolata

Molti degli iscritti al nostro gruppo speleologico sono studenti universitari, che vivono con estremo disaggio tutto ciò che sta accedendo nel paese, specialmente per quanto riguarda la "riforma" universitaria e i paurosi tagli che il governo ha fatto nel finanziamento di questa istituzione.

Tra le proteste messe in atto, si è svolta a Palermo giovedi scorso, una pacifica fiaccolata.
Fiaccole? luci? Come può dare luce uno speleologo?



Appuntamento alle 21 sotto la statua della Libertà, io e lo sfincionaro arriviamo per primi. Seguono Caldarella, Nemo e poi tutto il resto della combriccola.
Ci guardiamo in giro ed’è buio, molto buio; poche persone, forse sono più i vigili e i poliziotti che i manifestanti. Il buio comincia a farsi meno fitto e una flebile luce inizia ad illuminare la piazza. Carichiamo le bombolette. Carburo. Acqua. Aspetta un po’, una scintilla e la fiamma comincia a bruciare.



Eravamo in sette a far brillare le nostre fiamme e dietro, centinaia di candele e un migliaio di persone. Apriamo il corteo. Percorriamo molto lentamente via Libertà fino ad arrivare a piazza Politeama e lì scarburiamo. Non credo capiterà mai più di farlo in quel luogo.



Mercoledì sera sette fiamme hanno brillato.

Partecipanti:
Ceres, u Spinciunaro, Simone, Nemo, Stokka, Xò, Caldarella.
Notizia di Ceres
Foto della Capra e Ziulia (con la macchina di Ceres)


Aggiungo un discorso da leggere MOLTO attentamente... è stato pronunciato da soli 58 anni...

"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"


Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

giovedì 2 ottobre 2008

Zubbia... Come Te Nessuno Mai - 27 Settembre 2008

Sfidando le impervie e al quanto confuse previsioni meteo decidiamo di partire venerdi pomeriggio, approfittando per goderci il Cous Cous Fest e il concerto in piazza di Roy Paci. La grotta scelta è il pozzo Palatimone, se il tempo non fosse clemente ripiegheremo sul ben conosciuto Abisso Purgatorio. Ci mettiamo in viaggio, ma prima di arrivare tappa obbligata per le cassatele del bar vicino l’ingresso di Castellammare del Golfo, calde e gustose al punto giusto. Arriviamo al camping a S. Vito, piantiamo le tende e posteggiamo.



Esattamente due secondi e quattro decimillesimi dopo conosciamo i nostri vicini di piazzola, il Sig. e la Sig.ra Rottenmeyer (non era veramente il loro nome, ma per noi resteranno sempre il coniugi Rottenmeyer), che quasi subito ci cazziano in olandese per aver lasciato le macchine parcheggiate nella piazzola davanti alla loro. Ma al suo farfugliante discorso nel tipico dialetto olandese della zona dell’Aja mette subito fine l’esperta in “lingue” straniere e mediatrice del gruppo (la Stokka), che dice: Ora le spostiamo.



Ritirandosi nella sua roulotte con capannina abusiva il Sig. Rottenmeyer continua a inveire contro di noi nella sua lingua natia; ed’è allora che parte la controffensiva a colpi di: Test’i m***, Cor***, M’a ruttu u ca***, Figghi i p***. Forse intuendo vagamente quello che dicevano dal tono della nostra voce, cerca consolazione in direzione, che quasi matematicamente lo manda a fan****.

Beviamo qualcosa, rievochiamo memorabili scene di grotta e ci avviamo verso il Cous Cous Fest. Lì c’è una ampia varietà di scelte; cous cous con verdura, con pesce, con carne. Simone opta per quello con l’agnello, e si, proprio quello cantato da De Gregori!!! Io per quello con pesce, e sorpresa mi capita proprio un bel gamberone!!!



QualcunA è perplessa…non sapete quant’è bello sucarsi la testa di gambero (vabbè, me la sono cercata, avanti con le battutine sconce). Ci spostiamo vicino al palco, siamo seduti con la schiena contro il muro della chiesa e all’improvviso appaiono due ragazze (una bianca e una di colore) molto avvenenti, poco vestite ed etilometro alla mano credo anche un po’ sbronze. Tutto ad un tratto una delle due comincia ad agitare il suo posteriore in direzione della mia faccia cosa che mi provoca subito un’ imbarazzo immediato, dato che sono una povera anima innocente e decido di coprire i miei occhi affinché non vedano questo spettacolo indecoroso

…mmm…

…zzz…



Ok, mummiavo come un porco lo ammetto. Giudicate voi se non ne valeva la pena. Il Bere è pacifico, il cibo è buono, u pilu c’è e anche in abbondanza e la musica viaggia. Qualcuno prima di tornare ha un leggero languorino e allora decide di comprasi una pizza (questo fatto sarà di cruciale importanza per la comprensione degli avvenimenti seguenti). La serata passa in fretta e noi abbiamo fatto tutto quello che NON si dovrebbe fare il giorno prima di andare in grotta. Torniamo a casa in tarda tarda tarda serata. Il Sig. Rottenmeyer e consorte dormono placidamente nella loro roulotte abusiva e noi ci addormentiamo stanchi e soddisfatti dello scazzo appena concluso.

Sono circa le quattro del mattino, comincia a piovere, sentiamo le gocce di pioggia che cadono pesanti sulla nostra tenda ed allora che si sente un’ imprecazione ben nota partire dalla bocca di Simione e riecheggiare per tutto il camping. Allora Simione esce e copre la tenda con un pezzo di celophane. Dopo trenta secondi netti sento il rumore di un cato d’acqua sdivacato per terra e non capisco, ma poi mi è tutto più chiaro. La famosa pizza, che anche lo Spincionaro ha gustato, è stata rimessa dal suo stomaco direttamente nelle converse di Silvia (converse nuove comprate due giorni prima), e Silvia, capito questo ha cominciato a gridare in giro (e ci tengo a sottolineare alle quattro del mattino): MI HA SBOCCATO NELLE SCARPE!!! MI HA SBOCCATO NELLE SCARPE!!! Parte di questo rigurgito è finito nel ghiaietto antistante la tenda, creando quello che viene ricordato col nome di “Monte Spincio”. Qual è stata la scintilla scatenante lo potrete sentire dalla viva voce dell’interessato nel video “I Smouth”.


E’ mattina e si contano i MORTI e i feriti. Non abbiamo dormito per niente, siamo stanchi, disidratati, assonnati e certunE leggermente incazzate per questo (Miii un sicci po’ parrari!!!). Tuttavia riesco a salutare l’alba di un nuovo giorno con orgoglio (e se un giorno non sarà così vi prego di ammazzarmi). Ok, ma eravamo venuti per andare in grotta, allora optiamo per la più facile e skazzosa grotta della Zubbia (a che non la conosceva nessuno a che si ci và ogni settimana).



I grottaioli fanno strada. Dato che ogni volta la corda “strica” e non ci sono punti degni per armare Simone decide di sbanniare la sua sacca d’armo piantando uno spit che ci facilita nella discesa. Entrato decido di dare un’occhiata alla via che si apre in direzione del mare, l’aria è molto pesante, CO2? Forse. Cristina conferma che potrebbe essere anidride carbonica, ma per avere la certezza matematica ci serve una cavia; Mirkoooo!!! Infilati ‘dda rintra!!! Due secondi dopo era ‘na zappa r’acqua. La prossima volta si farà la prova col carburo per vedere se la CO2 è presente o meno in quel condotto, che sembra molto ben avviato.



Arriviamo fino alla fine della grotta (almeno fino a quello che conosciamo), facciamo le foto di rito per testimoniare lo stercame presente in grotta e usciamo tra le imprecazioni di chi si è portato appresso lo zaino; come disse una volta il Sig. Leo: ma secondo te perché i sacchi e i personali sono cilindrici e non quadrati? Ora Mirko può rispondere. Fuori ci aspetta il figlio segreto di Frida Kalo (compà ma se non sai chi è Frida Kalo io che ci posso fare?).




Spizzuliamo qualcosa: cioccolato, wafer, ecc. e facciamo strada verso casa.


Tornando passiamo davanti alla piazzola di sosta di fronte alla grotta Purgatorio, a pinsata di non andarci fù giusta, perché abbiamo visto altri speleo che si cambiavano. Eravamo in troppi e sicuramente questo non avrebbe giovato né agli uni né agl’altri.

Ciao Zubbia, come te nessuno mai…

Notizia e Video di Ceres

Foto di Ceres e Simone

Partecipanti:

Sirmione (Presidente e fondatore del Sottogruppo Speleologico SpeleoSterco),

Ceres (Segretario Amministrativo del Sottogruppo Speleologico SpeleoSterco),

U Spinciunaro (Delegato Sindacale del Sottogruppo Speleologico SpeleoSterco),

Nemo (Cellula Dormiente del sottogruppo del Sottogruppo Speleologico SpeleoSterco),

Stokka (Traduttore, Interprete e Mediatore del Sottogruppo Speleologico SpeleoSterco),

Sirbia (Responsabile Igiene Personale del Sottogruppo Speleologico SpeleoSterco),

Angelo e Mirko (Portaborse, pardon Portasacchi del Sottogruppo Speleologico SpeleoSterco),

Silvia Miao e Ziulia (N.P.i.G. = Non Presente in Grotta).






Cosa aspetti porta le avventure di SpeleoPetra sempre con te!!!

mercoledì 1 ottobre 2008

Grotta Pietrazzi 19 settembre 2008

È una ridente mattina di fine estate (cielo nivuro e caldo che si muore) quella che ci vede protagonisti di questa nuova avventura speleologica.
L’appuntamento è all’ospedale Cervello (a me zuona) ad un orario concertato comodamente per le 10, ma come si sa il traffico fa sempre brutti scherzi e c’è chi arriva alle 10.30. Recatici in Piazza Lampada della Fraternità (e non piazza Cruillas che sarebbe l’altra), ci appropinquiamo speranzosi al bar per una lauta colazione prima della grotta. Io che conosco i miei polli mi dirigo direttamente al panificio, alla fine scappiamo senza avere mangiato. La nostra meta di oggi è la grotta pietrazzi (stagione di anatre, stagione di conigli!). La grotta, previamente visitata da altri membri del nostro gruppo, si sviluppa in contrada Pietrazzi, (Alberto correggimi se sbaglio!). Ci cambiamo e come sempre Piero è l’ultimo, persino io mi sono imbragata abbondantemente prima di lui, sarà che dopo i miei buoni cazziatoni presi, ho anche imparato a sbrigarmi. Piero è così lento che non sa nemmeno mettere le batterie nel casco tanto che Simone e Ceres si vedono costretto ad aiutarlo (hi hi hi)!!! Per raggiungere la grotta si deve attraversare una piccola porzione di territorio spesso occupata da cavalli e vacche che alle volte possono anche mostrarsi poco amichevoli. In compagnia di mosche, sudore e zecche ci rechiamo all’ingresso, Piero fa strada, io e Simone lo seguiamo e dietro Ceres e la Stocca. E si entra!



Quella che ci si presenta davanti è una grotta molto bella e molto concrezionata, attraversiamo gli ambienti in arrampicata, senza montare corde, anche se alcuni tratti la richiederebbero. Ceres, la Stokka e Piero fanno i becchini (raccolgono ossa), Simone fotografa muffe e io mi limito a guardare la roccia che solo in certi punti affiora da sotto le concrezioni.



Ci troviamo in un enorme fratturone, ricco di massi crollati, la roccia che si intravede nelle pareti è decisamente poco rassicurante, ampiamente fratturata e alquanto instabile, ma ricoperta da un manto di calcite che come una coperta ne nasconde la fragilità. Piero guida la carovana, e ci guida attraverso un ambiente dopo l’altro. Dopo circa 2 ore arriviamo alla base, un salone grande e riccamente concrezionato, dall’alto pendono centinaia di stalattiti e cannule, medusoni , il pavimento è costituito da enormi blocchi crollati e riconcrezionati. In alcune parti il “latte di monte” ricopre alcune porzioni di rocce, è anche possibile scorgere alcuni bellissimi cristalli di aragonite. Il pranzo, gentilmente offerto da Ceres, si protrae tra le varie chiacchiere, l’intrattenimento invece è stato garantito da un anonima, pelosa e alquanto disgustosa danzatrice di lapdance, a voi l’onore di indovinare chi sia.



E finalmente tra una presa in giro e l’altra ci dirigiamo verso l’uscita. Il rientro si rivela abbastanza veloce, in circa 35 minuti siamo fuori. Un bel toro ci blocca la discesa verso le macchine e poi anche un simpatico cavallo tutto nero e poco amichevole, arriviamo alle macchine ci cambiamo, (Piero è di nuovo l’ultimo) e via verso il gelatiere. Cosi si chiude la nostra giornata speleo. Senza che nessuno me ne voglia, questa giornata la dedicherei a Piero, agli animali morti e alla ricerca del Piviere dorato.

Partecipanti
Ceres, La Stokka, l’omero di coturnice (Piero), Simone, Rosi

Notizia di Rosi; Foto di Ceres

martedì 9 settembre 2008

Esplorazione Pianetto - 8 settembre 2008

Pomeriggio afoso, siccome per adesso lo scazzo mi segue come un ombra (e a quanto pare anche a Simone) decidiamo di passare un pomeriggio diverso andando a svolgere il compitino che ci ha lasciato Marco per le vacanze. Vedere due posti il località Pianetto.

Il primo indicato con il toponimo Zubbio ci fa ben sperare di avere la strada spianata per entrare in qualche buco nuovo.


Il posto era segnalato dal buon Mannino che parlava anche di un cancelletto con funzione di filtro per evitare che in grotta entrasse materiale e la ostruisse. Guardando attentamente ed osservando la disposizione del materiale trasportato e facendo anche caso alla pendenza del condotto ci siamo accorti che l’acqua non entra da questo cancello ma vi esce. Il condotto termina quasi subito. Entrando, ci aspettiamo di trovare un ambiente naturale e invece le pareti erano fatte in tufo (Calcareniti Bioclastiche) e il tetto con dei traversi di cemento, come in alcuni Qanat. Quello che sembrava un inghiottitoio in realtà era una vecchia opera di captazione per rifornire i terreni antistanti, IMHO (leggi In My Humble Opinion, a mio modesto parere).

Ne approfittiamo per fare un giro intorno alla ricerca di qualche pertugio, ma per via della posizione di uno di questi e per l’inaccessibilità di entrare all’interno del toponimo Zubbio (era chinu i ruvietti) ci siamo limitati a fare un esplorazione dall’alto; speriamo in futuro in altre esplorazioni armati di macete.

Ci spostiamo nel secondo punto, vicino a Cozzo Vaccheria. Lì è segnata una dolina, andiamo a dare un’occhiata. La dolina, dal piano di campagna è profonda circa 5-6 metri, immersa nel verde di un calmo boschetto. Essendo sotto parete è ricoperta dai massi e dal detrito caduti dalla parete stessa e quindi non si riesce a vedere o trovare un’ entrata.

Si torna a Palermo prima che faccia buio, lo scazzo, almeno per il pomeriggio è placato.

Partecipanti: Simone e Ceres

Notizia e foto di Ceres

mercoledì 27 agosto 2008

Grotta della Zubbia 25 Agosto 2008

Si parte alle 7.45 da casa della Stokka, in realtà l’appuntamento era alle 7.30, ma c’era traffico (non si dice così in questi casi?). Ci imbarchiamo e partiamo alla volta di S.Vito lo Capo. Presenti Ceres, Cristina e Simone.
Subito i due fanno capire di avvertire un leggero languorino e allora sosta obbligata alla Bar la Sorgente per una colazione e un mezzo caffè. Quindi ci mettiamo in macchina e facciamo strada.

Inizio primo intermezzo musicale
Where’s my old tree - I don’t know - Where is the meadow where my little funny dog rolled - The ants in my socks - I don’t know - Where is my secret hidden place - I really don’t know
Vogliu abballari o scuru - (I don’t know) - Ristari tuttu nudu - (I really don’t know) - Turnari picciriddi - (I don’t know) - Jucari cu l’amuriiiiii
Where’s my old tree - I don’t know - Where is the meadow where my little funny dog rolled
Fine primo intermezzo musicale

Prima di arrivare appuntiamo all’abisso Purgatorio perché Simone deve verificare se sono presenti delle “rraste” che gli interessano nell’imboccatura della grotta. Visto l’assenza di queste si riparte alla volta della località balneare prima citata, meta prefissa per la giornata. QualcunA all’improvviso ha un calo di zuccheri che provvede a supplire con qualche fico selvatico.
Arriviamo verso le 11 in situ, ci cambiamo e facciamo strada.
Si arma come si può e si scende il pozzetto iniziale di un paio di metri. La grotta è praticamente orizzontale ad andamento labirintico, molto concrezionata, con forme tra le più svariate: classiche stalattiti e stalagmiti, eccentriche, vele, cannule, vaschette e chi più ne ha più ne metta.
La volta precedente, per problemi di tempo, non si era potuto esplorare fino in fondo la grotta, decidiamo di farlo ora. Infilandoci in mezzo alle strette vie che ci vengono offerte scopriamo dei posti che meritano tanto per la bellezza delle concrezioni.
Posti che il buon Simone ha esplorato a fondo…ih ih ih ih…e dalla quale qualcuno non è riuscito a uscire con facilità; ma gli amici si vedono nel momento del bisogno e allora diamo una mano.
Poi però quando mi trovo in difficoltà e devo alzare dei pesi gli altri si accaniscono contro di me (volevo soltanto mettere la stalattite in verticale, così che un giorno forse continuerà a formarsi, “tu giuro”), sempre a equivocare, mah?!?
Ci guadagnamo la luce, ma prima, essendo la grotta molto calda, si ordina qualcosa al bar che ha aperto in grotta (se se, il tavolino mancava, propria).

Usciamo dalla grotta intorno alle 13, scoprendo il perché tutti scambiano gli speleologi per pompieri, per la tuta rossa!!! O almeno così ci ha fatto capire una indigena del luogo. “Signora noi lo facciamo pi mistieri”.
Adesso cosa facciamo? Questa è stata la domanda che qualcuno ha posto in macchina. E qualcun’altro rispose: Siamo a S.Vito lo Capo.
C’è il Sole, il Mare, probabilmente anche u Pilu e quindi tutti in spiaggia!!! Ed effettivamente l’ultima ipotesi è stata confermata. Una nostra conoscenza (accompagnata dal fratello), ci informa che a Favignana non c’era più posto per le barche e allora hanno ripiegato per un bagno a S.Vito. Che vita monotona!!!
L’acqua era calda, il Sole pure e le patatine anticchia salate (non in senso culinario ma monetario,’nte cuoi…). Dopo esserci abbondantemente sollazzati e rifocillati ci rimettiamo in viaggio alla volta di Terrasini, dove Simone diceva di aver visto un buchetto interessante.

Inizio secondo intermezzo musicale
Abballu senza sballu e cantu senza scantuPicchì sugnu cuntentu e ‘a me testa all’aria vàAbballu senza sballu e cantu senza scantuAgghiorna scura e n’atru iornu si nni và
Fine secondo intermezzo musicale

Il posto è conosciuto ai locali come Cala Sandalo. Cerchiamo di darci allo speleosub, ma avevamo dimenticato la cosa più importante i caschetti e gli stivali, ma sappiamo come rimediare.
Facciamo secondo noi un magnifico trunzo di malafiura (scusate il mio fisico la prossima volta prenderò un pò di steroidi) e torniano a casa nell’orario stabilito (siamo professionisti ki vi pari?).

Partecipanti
Ceres, Stokka, Sirmione

Notizia di CeresFoto di Ceres e Sirmione

venerdì 8 agosto 2008

Inghiottitoio della Battaglietta 08 Agosto 2008

Partiamo presto io e MarcoN. (Topolino, NicNac, Zecca….ecc. ma quanti cazzo di soprannomi hai?!?), raggiungiamo a Collesano Giorgia e MarcoL., che però resta a casa a studiare. In tre ci dirigiamo verso Piano Battaglia ed arriviamo davanti l’inghiottitoio. Per sfuggire al caldo ci cambiamo velocemente ed entriamo in grotta. Subito ci accoglie un bel fresco ed una candida nuvola di moscerini, mosche e zanzare. Superato il tratto iniziale gli insetti si diradano e l’aria diventa nuovamente respirabile. Iniziamo a strisciare in mezzo a pietre e fango e superiamo il primo sifone (chiaramente asciutto) non senza qualche imprecazione. Arrivati davanti al secondo sifone Marco non riesce a passare ed è costretto a tornare a marcia indietro. Nel sifone si è accumulato del fango restringendo lo spazio ed impedendo il passaggio. Bisognerebbe scavare ma gli attrezzi li abbiamo lasciati in macchina…avevamo già deciso di controllare solamente lo stato della cavità per tornarci successivamente. Guadagnata l’uscita torniamo a casa di Giorgia ed insieme a marco. e Jacopo andiamo a vedere un buco soffiante che Marco e Giorgia avevano visto il giorno prima.
Il buco si presenta stretto ed ostruito da massi e terra…ma soffia aria fredda e così decidiamo di dare una prima smassata. Dopo circa un ora di scavo, decidiamo che per oggi abbiamo fatto abbastanza con i pochi attrezzi a nostra disposizione….torneremo meglio attrezzati!..il buco sembra essere interessante!
Gelato a casa di Giorgia e poi verso casa.

Notizia di Leo

Abisso del Gatto 07 Agosto 2008

All’appuntamento tutti puntuali alle 7,30, poi di corsa verso Altavilla dove avevamo appuntamento con Però….qui la puntualità non è proprio di casa….una volta tanto che Nemo era stato puntuale!!!



Ripartiamo per Cefalù, recuperiamo le chiavi della grotta e finalmente raggiungiamo l’entrata dell’Abisso del Gatto. Armiamo il primo pozzo mettendo due fix inox e scendiamo…finalmente un po’ di fresco! Risaliamo il pozzo successivo e lo riarmiamo interamente con materiale nuovo…il vecchio armo era ormai in pessime condizioni.
Inizia finalmente la grotta con un bel meandro stretto e bagnato…P19 e nuovamente meandro, alla cui base ritroviamo la solita tana di ghiro, inquilino ormai da tantissimi anni. Ci guarda un po’ preoccupato, ma fortunatamente il meandro alla base è troppo stretto per poter raggiungere la sua tana.

Meandro sfondato e P58…anche qui cambiamo i chiodi, le corde e gli attacchi del traverso fisso, con materiale nuovo. Finito di attrezzare il traverso raggiungo alla base del pozzo Cristina, Però e Ceres intenti a dormire. Mentre Nemo chiude la fila, proseguiamo… P19 e nuovamente meandro, stretto, bagnato, tortuoso intercalato da piccoli salti che affrontiamo o in arrampicata o con la corda. Il meandro si presenta ricco di scallops, stretto alla base, poco più largo e liscio verso l’alto. Ognuno lo affronta a suo modo, all’altezza che ritiene più comoda per le proprie dimensioni e per le proprie capacità arrampicatorie. Per affrontare un meandro bisogna lasciarsi andare ed entrare in sintonia con le sue pareti, abbandonarsi e lasciarsi trasportare dalle sue curve sinuose…. occorre diventare parte integrante della grotta. Affrontato in tal modo, il meandro, per quanto lungo, si lascia attraversare senza problemi ed arriviamo così al pozzo Birillo… armiamo un traverso ex novo, per scavalcare il suddetto pozzo (P38) in sicurezza ed intraprendiamo la strada del ritorno.

A questo punto, tutta la filosofia descritta prima su come affrontare il meandro, non riesco a farla comprendere al sacco del trapano, che inizia una sua battaglia personale con le pareti del meandro…il quale non perde occasione per strattonarlo ad ogni ansa….ed in mezzo io che cerco di mettere la buona fra i due :)) …tira di qua, molla di lì, sbuffa a destra ed impreca a manca, arriviamo nei pressi dell’uscita…un saluto veloce all’amico ghiro, che stavolta dorme acciambellato su se stesso e siamo nuovamente fuori. Ad attenderci un caldo pazzesco che ci fa rimpiangere i freschi ambienti da poco abbandonati. Solita birra e via verso casa.
Partecipanti: Cristina, Ceres, Nemo, Però e Leo

Notizia di Leo
Foto di Ceres