lunedì 28 giugno 2010

27 Giugno 2010 - Abisso Purgatorio

Appuntamento alle 7.30 a piazza Beatles (John Lennon).

Lo squadrone è composto da: Stokka, Stokkina,Fissa, Ceres e Bonduelle (che si fa già nuocere per un leggerissimo ritardo).

Direzione Abisso Purgatorio non senza la sosta obbligata al bar all’inizio di Castellammare per le mitiche Cassatelle (che come sempre comprende la discussione tra Fissa e la banconista di turno!!!). Giunti in loco veloce vestizione al centro della statale con visita a sorpresa anche della Municipale. Nonostante la fama che precede la grotta, troviamo subito l’ingresso (grazie anche ai resti di vacca). Ceres si lancia nell’armata del primo pozzo seguito a ruota da Stokka, Stokkina, Fissa e Bonduelle.

Per agevolare le operazioni di discesa, e soprattutto di risalita, decidiamo di frazionare il più possibile il pozzo da 60 dal quale tutti scendiamo abbastanza velocemente per ritrovarci alla mitica vespa sulla quale non può mancare la solita sfilza di foto!

Proseguiamo verso il 30+30 dove ci rendiamo conto che mancava qualcosa.. “Picciotti si futtieru u spit!!!…ah no!Eccolo là..peccato che è completamente concrezionato!” . Indi per cui….la nostra punta, nonché capo-squatrune, da il meglio di se facendo cose per noi quasi impossibili e tralasciando i suggerimenti della scheda d’armo azzizza la discesa! Fortuna che qualcuno, talvolta mosso da compassione, mette un balatone nel punto giusto! (GRAAAAZIIIEEE SIGNORE GRAZIE!!!!). In breve ci ritroviamo sulla capoccia del medusone e in sala da pranzo dove fra meraviglie grottesche e culinarie ci rifacciamo occhi e stomaco consapevoli della lunga salita che ci aspetta.

A parte i complimenti alla frocia e a chi l’ha preparata; non potevano mancare i consueti apprezzamenti sonori che ci contraddistinguono. Ma purtroppo giunge l’ora di risalire! Parte per prima la Stokka seguita da Ceres e Stokkina. Poi Bonduelle e Fissa che si offre volontaria per disarmare il 30+30. Giunti in cima al 60 cominciamo a sentire una serie infinita di struggenti versi provenienti dal fondo; era Fissa che, ironia della sorte, accusava qualche problema….lì…si si..proprio lì!! (sacco speleo + incipiente marchese + imbrago messo male = bestemmie in aramaico).

Dopo aver compreso la disperata situazione la solita punta, stavolta in veste di soccorritrice, libera Fissa almeno da una delle 3 camurrie e insieme considerano l’idea di inserire nelle fermate post-grotta una visita ginecologica. Aspettando Bounduelle qualcuno comincia a uscire e saccheggiare il mandorlo che di norma ci permette di armare il primo pozzo. Mentre Stokka e Stokkina stokkano le mandorle a colpi di omero di vacca, Bonduelle e Ceres concludono le ultime operazioni e insieme ci dirigiamo verso le macchine. Operazione che è durata circa 20 minuti data la difficoltà nell’attraversare la strada (stile rospi in amore) a causa del rientro dei “totucci” dalla tipica domenica a mare (Cocomeri e “pastacolforno”). Ci rivestiamo, sistemiamo il materiale e facciamo strada verso il bar visitato in mattinata, in modo tale che Fissa possa tornare a casa sazia di cascatelle ma soprattutto di discussioni con la simpatica banconista!

Come tutte le domeniche estive che si rispettino tutto il mondo decide di rientrare dalla A29 ma, sfruttando le informazioni di chi purtroppo è già rimasto bloccato, Fissa e Bonduelle trovano una strada alternativa che ci consente di arrivare tranquillamente a destinazione senza rimanere bloccati nel bordello!

Finisce così un’altra mitica avventura...alla prossima!!!



Partecipanti:
Ceres, Sandrone, Silvia (Fissa o FTM), Stokkina, Stokka versione Cebo Cappucino (i capiddi su ugualiiiii!!!) e la vespa special 50
Notizia di STK e FTM
Foto di Ceres

giovedì 17 giugno 2010

Domenica 6 Giugno 2010 - Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto

ore 15.00 appuntamento sotto la spitinu's house, breve tour tra le strade di bagheria, ridente cittadina ricca di pompe di benzina chiuse, giusto giusto di domenica pomeriggio!
si parte alla volta di monte di Sant'Onofrio, monte ricadente entro la R.N.O. di Pizzo cane, pizzo Trigna e grotta Mazzamuto.
Posteggiamo, zaino in spalla e si inizia a camminare, l'orario non permetteva di camminare senza sudare un pò. Essendo due i naturalisti in cammino non si potevano evitare le tracce sparse per il percorso, feci, gusci, rocce, piante, richiami di uccelli...insomma, una pausa ogni 5 minuti!
dopo circa un oretta lasciamo la strada forestale e mettiamo piede su un piccolo sentiero solitamente percorso dalle mountain bike, proseguendo per circa 500 metri ci troviamo sotto parete, lo stato della conformazione rocciosa ci fa pensare a quanto sarebbe utile un caschetto (non fa mai male), piccolo dibattito sulla litologia della parete.
lasciamo il piccolo sentiero , tra qualche spina e qualche urlo per allontanare le mucche (tièèèè, bììììì, tràà ttà) mettiamo di nuovo i piedi sul battuto.
questa volta la strada è molto panoramica, sulla sinistra abbiamo potuto ammirare una gola molto ricca di vegetazione e profondamente incisa dalle acque. il sentiero continua fino all'attraversamento del letto del fiume, a giugno del tutto asciutto, lasciamo il sentiero per saltellare tra i ciottoli, risalendo il corso del fiume lo spettacolo si fa sempre più interessante, l'aumento dell'umidità e la freschezza dell'aria rendono il cammino davvero piacevole, si asciuga il sudore, si ammira la luce che a mala pena filtra tra le fronde delle querce, un pò di foto ad animali e atmosfera elfica.
purtroppo termina il percorso fluviale, salendo sulla destra ci investe un ondata di luce e caldo che ci apre gli occhi sulla bellissima vallata di Randino, pochi passi e siamo di fronte all'invaso artificiale.
tra il gracidare di rane, muggire di mucche e piccoli vitelli, grugniti di maiali, una volpe si dilegua tra le fresche frasche, ormai impossibile da catturare con l'obiettivo...
breve giro attorno al laghetto, giusto il tempo di scattare qualche foto a ragni e lucertole, decidiamo visto l'orario, di fare una piccola pausa , mangiamo, beviamo un sorso d'acqua e iniziamo la camminata verso le macchine.
proprio dopo qualche minuto di cammino una piccola mandria di cavalli ci costringe a concedergli il passo, un piccolo furia nero e fighetto, incavolato lancia un dolce nitrito che fa gelare il sangue. passato il semaforo equino ci riimmettiamo nella forra che sta volta percorriamo in discesa.
il cammino dura poco, ma le vacche non ci concedono sempre il passaggio, quindi qualche deviazione è stata necessaria.
ore 20.30 arrivo in macchina, un pò stanchi per il caldo ma soddisfatti.
purtroppo l'itinerario non è stato quello effettivamente preventivato, la partenza nel pomeriggio ha rallentato tutto. (la prossima volta partenza solo in mattinata)

Partecipanti, foto e Notizia di: Spitinu e Xò

lunedì 14 giugno 2010

Zubbione della pizzuta.... Macari fussi

No comment


Partecipanti: Filmitigno, Nemo, Tutina, Spitusiccu, Anto Nella

Pozzo sbanduto

Dopo esserci incontrati (più o meno alle 8 e mezza) in Viale delle Scienze, io, Lombrellone, Nemo e Tutina siamo pronti a partire in direzione di Santa Cristina Gela. Alle ore 10:00 arriviamo senza grossi problemi ai piedi del Cozzo Sbanduto e dopo la consueta vestizione (in cui capisco perché Alfredo è soprannominato Tutina) cominciamo a salire alla ricerca della grotta.

Dopo 2 ore di camminare con Nemo che ripeteva -Forse è su, Forse è là, Proviamo a destra, Allora forse è a sinistra- (tutto ciò con una tenuta per niente estiva), decidiamo di chiedere l’aiuto da casa. Xò subito si prodiga dandoci le dritte giuste per trovare la tanto desiderata, ma soprattutto fresca, grotta.

Ma le disavventure ancora non erano finite perché a pochi passi dall’ingresso la caviglia di Lombrellone fa CRACK!!! costringendolo a restare fuori dalla grotta a lottare contro le zanzare. Ma io, Nemo e Tutina non ci arrendiamo e cominciamo la nostra discesa. Per primo Nemo che va armando, poi io e infine Tutina.

Arrivati 80 metri giù tutte le fatiche della mattinata vengono cancellate dalla vista di un bellissimo ambiente ipogeo ricchissimo di…speleotemi. Subito Tutina da bravo cavernicolo va in esplorazione infilandosi in buchi strettissimi per poi accorgersi di essere sempre nello stesso punto mentre io e Nemo, affamati, diamo la precedenza al cibo.

Dopo esserci rifocillati, tutti e tre facciamo un giro all’interno della grotta non dimenticando che lo scopo di questa visita è quello di raccogliere acqua di stillicidio per la tesi di Nemo anche se tutto ciò risulta essere un po’ complicato in quanto, citando Nemo, -di acqua manco a mungere!!!-. Ma perseverando alla fine riusciamo a riempire i nostri 50 ml.

A questo punto cominciamo la dura risalita effettuata in sole due ore, per ultimo sale Tutina che va disarmando, mentre io e Nemo gli tiriamo arbusti dall’esterno.

Ma come è stato complicato trovare la grotta lo è altrettanto trovare la macchina, dopo un’ora circa arriviamo al posteggio dove Lombrellone, come in un sogno, si fa trovare con delle ciliegie in mano (ovviamente rubate nelle campagne circostanti) che ci offre levandoci l’arsura.

Sistemiamo l’attrezzatura e siamo pronti a tornare, ma prima un’ultima tappa…. cannoli e schweppeslemon a Piana… per concludere al meglio una giornata quasi perfetta.

Notizia di: silvy the cat

Foto di silvy the cat


Partecipanti: Ombrellone, Silvia the cat, tutina, nemo
Special guest cannolo e lomonsoda

Abisso Del Pidocchio

La rivincita del Rodeo Party

ore 9:15 appuntamento alle falde di monte pellegrino, senza troppi ritardi io sfincio miglio e ponzio arriviamo in piazza e ci unciamo a nemo e tutina che ci aspettavano li con ansia. Ci mettiamo in macchina e partiamo per la lontanissima meta.Arrivati li posteggiamo e ci vestiamo nonostante gli incontri ravvicinati spiacevoli con oggetti di lattice non proprio igienici...siamo pronti? amunì che la via è luna e tortuosa...scavalchiamo il guardrail e ci accingiamo ad entrare. Lo sfincionaro ha tanta voglia di fare e senza esitare comincia con spit e fix, piccolo traverso..guida direzionale e via verso il centro della terra.Scendiamo a poco a poco tutti e stavolta senza nessun problema e nessun rodeo-party Sfincio e Nemo armano anche il saliscendi. Miglio: "ma...me la ricordavo molto più piccola sta sala..." e ti piaciu u zoom!! Armato il saliscendi e anche l' ultimo pozzetto arriviamo nell' ultima sala..quella in cui cominci a sentire sempre meno fiato..Tutina e Nemo architettano un pggia-bicchiere col treppiedi ma il risultato è un pò diverso da quello desiderato..un poggia braccia per tenere il bicchiere senza troppa fatica! Sfincio riempie intanto l altra boccetta e io Ponzio proviamo a scendere al fondo e prima di esaurire il poco ossigeno che restava siamo tornate su di corsa. Si finisce di campionare e si mangia ma prima di risalire qualche foto e perchè no..un pisolino al buio..quel buio che non si può avere da nessun' altra parte..poi Sfincio: voglio una pizzetta amunì a maciare!! e così risaliamo, Tuina e Miglio disarmano il tutto e come di consuetudine usciamo, ci rivestiamo e ci mettiamo in macchina diretti verso birra e cibo!



Partecipanti: Nemo, Tutina, Spincio, Spincia, Miglio, Ponzio
Special guest manfrotto

domenica 6 giugno 2010

5 Giugno 2010 - Palestra di roccia a Valdesi - Tutina’s Birthday

Appuntamento a Valdesi alle ore 8.30, arrivo li con Ceres e La gatta, poco dopo arriva il festeggiato, poi Simone… ma alle 9.00 ancora nessuna traccia di Nemo (l’organizzatore)

Dopo un po’ finalmente arriva e si comincia, ci vestiamo diamo una sistemata al materiale e subito Nemo ci da i compiti. Io armo l’albero per il soccorso uomo a uomo. Tutina arma il traverso alla destra della solita grotticella, Nemo e Simone armano due campate più a destra, Ceres e La Gatta attendono me per effettuare qualche manovra nell’albero.


L’albero e pronto… tutto liscio apparte la pelle del mio dito ormai rubata dalla leva del moschettone… cosi Io e Ceres ci cimentiamo nel Doloroso soccorso uomo a uomo… (i nostri gingilli se lo ricordano ancora)… La Gatta si cimenta nel passaggio del nodo e nel cambio attrezzi, poi un po’ tutti si soccorrono a vicenda senza grossi problemi.


Dopo aver giocato a più non posso con la campata nell’albero, si passa alle campate in parete. Nemo isola un tratto di corda per farci ripassare la manovra del passaggio del nodo e ci fa vedere vari metodi per giuntare una corda, eliminando cosi ogni perplessità, mia e di Tutina, a riguardo.

Impaziente di armare e di cimentarmi in qualcosa di più entusiasmante di passare una corda attorno ad un albero, chiedo a Nemo di farmi fare qualcosa, la sua risposta è: (ora ci divertiamo un po)… cosi mi dice di armare il traverso alto alla destra della grotticella, salgo su mi porto la corda, bolina sulla clessidra e comincio ad armare quel traverso forte delle nozioni acquisite da Nemo… primo nodo tutto bene… ma per arrivare dal primo al 2 ancoraggio del traverso mi ritrovo in una porzione di roccia totalmente liscia… ma nonostante ciò con un po’ di strizza e con la mezza chiave sempre sotto controllo arrivo a mettere il secondo ancoraggio e dopo… sospiro di sollievo, arrivato al 3 le condizioni dello spit non mi convincono cosi Nemo, col sorriso sulle labbra mi passa la sacca d’armo, (maledetto piantaspit fasullo) sostituisco il pinataspit con quello di Simone e comincio a martellare, pianto lo spit con un risultato accettabile, creo la piazzola attorno e fisso l’ancoraggio, continuo il traverso senza grossi problemi fino ad arrivare all’attacco dell’ipotetico pozzo, gioco un po’ al lazo con una clessidra finche non ho la meglio e poi per fare partire l’attacco del pozzo su due punti metto un altro spit.

Nel frattempo gli altri sono tutti giù mangiano e ridono di me e delle mie imprecazioni e ci raggiunge pure Claudio rinominato John Locke per via del suo abbigliamento (ndr per chi non lo sapesse John Locke è il cacciatore della fortunata serie LOST) finisco di piantare lo spit, faccio un armo in serie con due guida data la distanza dei due ancoraggi e scendo giù a riempire un po’ lo stomaco.


Dopo il breve spuntino progrediamo un altro po’ sulle campate armate e poi le disarmiamo, durante il disarmo, Nemo ci mostra un P/3 (leggi pi terzi) cioè un paranco che serve a diminuire di tre volte il peso dell’oggetto da spostare, appresa questa tecnica ci divertiamo un po’ a trascinarci l’un l’altro fino ad averla appresa al meglio, dopo sistemiamo il materiale e ci dirigiamo verso la gelateria di Catarina (al secolo Maddalena) abile tiratrice di… coni (Tutina ne è testimone) li consumiamo un bel gelato birra e patatine da buoni speleo, accompagniamo la gelatara a comprare le olive, e dopodichè tutti a casa appannati e soddisfatti!


Notizia di Miglio
Foto di Ceres e Simone
Partecipanti:
Nemo, Simone, Tutina, Miglio, La Gatta, Claudio (John Locke) e Ceres (scottish style)

mercoledì 2 giugno 2010

29/05/2010 Grote d'Acqua-Vallone Ponte (Sant’Angelo Muxaro) “Bidet time”

L’appuntamento è fissato per le 8.00 in via Archirafi, luogo ormai familiare a più meno tutti i partecipanti, arrivati li Io e la Sfincionella troviamo Marco, il Principe ed Elga, dopo i saluti si parte subito alla volta di Villabate per recuperare Xò.
Ore 9.00 preleviamo Xò e ci immettiamo sulla Pa-Ag, dopo la tappa caffè di rito al motel San Pietro proseguiamo in direzione di un luogo dallo strano nome… Muxarello.
Ore 10.30 circa arriviamo sotto la rocca di Sant’Angelo Muxaro, e lì aspettando l’arrivo di Giovanni, operatore della riserva; Marco ci descrive un po’ il paesaggio e ci spiega un po’ ciò che andremo a vedere durante la giornata.

All’arrivo di Giovanni (e del suo machete) ci dirigiamo a vedere l’ingresso di una grotta (Zubbia Funnuta che non visiteremo perchè fuori dal programma) e poi, prima di andare al Vallone Ponte, andiamo a vedere un po’ di forme carsiche presenti in quel territorio e per la precisione ci fermiamo all’altezza di un affioramento di gessarenite nel quale andiamo ad indivuare: karren, scannellature, crateri da impatto e tante altre forme

e inoltre notiamo al differenza tra le frome che si vengono a formare nella gessarenite e quelle che si formano nelle intrusioni di gesso alabastrino,

stiamo un po’ li a discutere della geologia del posto e dei condomini creati ad opera di “schiffarati” aracnidi dopodichè ci dirigiamo verso il Vallone Ponte.

Dopo aver posteggiato le macchine ci vestiamo, stivali e caschetto, Io e il Principe avendo deciso di visitare qualche grotticella, ci mettiamo anche la tuta, cosi armati di tutto punto partiamo verso l’inizio del Vallone, la discesa procede bene tra spiegazioni descrizioni delucidazioni e risate fino ad arrivare presso l’ingresso della prima grotta, La grotta dei Sifoni che però non visiteremo. Seguendo il percorso dell'acqua ci dirigiano quindi verso la seconda grotta.

Grotta del Morto “verso il sifone… ed oltre”

Arrivati presso l’ingresso, Marco avendomi visto munito di tuta mi lancia in avanscoperta per aprire la strada, mentre mi accingo a scendere tra rovi e frasche Giovanni mi passa il suo machete per semplificarmi il lavoro cosi fra un colpo e l’altro arrivo giù nei pressi dell’ingresso, entro e do il libera.
La grotta si sviluppa in un piccolo cunicolo pieno d’acqua che passa sotto l’ingresso e dal quale defluisce l’acqua, e poi in un ampia galleria

che si chiude con un sifone… almeno questo fino ad oggi!
Appena siamo tutti giù Marco ci annuncia che chi non ha la tuta non proseguirà oltre un certo punto,


cosi Io e il Principe aiutandoci con le corde (dato che il fango arrivava fino alle p***e) giungiamo fino al sifone, arrivati li ci consultiamo un attimino sul dafarsi, il Principe essendo un po’ riluttante sul bagnarsi le mutande dato che non aveva il cambio se la pensa un attimo… Io osservo un pò il sifone… vedo che il tetto e sufficientemente distante dall’ acqua e mi tuffo… dalle mie imprecazioni il Principe si rende conto che la temperatura del torbido sifone non è proprio da stabilimento termale ma nonostante ciò si tuffa dietro di me, tra il fondo del sifone stile sabbie mobili e il tetto molto basso progredire non era facile ma sfruttando le nostre arti natatorie e passando qualche tetto basso siamo giunti in una grande sala la quale proseguiva con una galleria simile a quella lasciata prima del sifone, così bagnati e infangati proseguiamo nel nostro cammino incontrando un paio di cascatelle alte non più di un metro, le risaliamo senza difficoltà e giungiamo in un grande salone che sulla sinistra era caratterizzato da un pavimento fangoso e sulla destra proseguiva il fiume fino a chiudere completamente con un altro sifone però non percorribile il quale probabilmente alimenta tutto il sistema della grotta, arrivati li è chiaro osservando tutto lo sviluppo della grotta, che il nostro percorso e stato da valle verso monte quindi andando contro corrente e che la grotta prosegue in quel rametto che passa sotto l’ingresso.
Riprendiamo la strada del ritorno e ripassando dal sifone raggiungiamo gli altri che ci aspettavano all’ingresso della grotta, al nostro arrivo un pò stupiti ci chiedono come mai avessimo perso tutto questo tempo e noi gli raccontiamo di aver superato il sifone e di essere arrivati fino a dove chiudeva, a quel punto dopo averci chiesto più volte se eravamo sicuri di aver superato il sifone, Marco esclama “M****ia Giovanni… forse stuppò” e dopo aver appurato questo ci comunicano che avevamo avuto accesso ad un posto dove nessuno era mai entrato, avevamo dato luce ad una nuova galleria non ancora rilevata o visitata! E questo non può averci che lasciato soddisfatti ed emozionati! Poco dopo usciamo dalla grotta e proseguiamo sul fondo della valle secca fino a giungere all’ingresso della grotta successiva.

Secondo Traforo “cave diving”

Questa grotta, come le precedenti, appartiene ad un sistema di grotte chiamato Grotte d’Acqua che si susseguono lungo il Vallone Ponte.
3 grotte particolari, sono i 3 trafori due dei quali sono attivi mentre il 3 e inattivo.
Il primo che ci troviamo sul cammino e il Secondo Traforo, l’ingresso è asciutto e l’inghittitoio si affaccia su una valle ceca ormai a secco,

scendendo giù poco dopo incontriamo il fiume che alimenta la parte attiva della grotta, sulla sinistra troviamo il sifone dal quale l’acqua proviene, mentre andando a destra e immergendosi in acqua si va verso la risorgenza.

Siamo sempre Io e il Principe ad avventurarci, poichè muniti di tuta (indumento inutile quando ti ritrovi immerso in acqua fino al collo), mentre il resto del gruppo fa il giro da fuori andando a visitare il Terzo Traforo quello inattivo e ci aspetta poi alla risorgenza.
Dopo esserci immersi entriamo subito in una stretta frattura che va a stringere verso il basso lasciando a malapena lo spazio per la testa, infatti per passare oltre… respiro trattenuto e bocca sott’acqua, superato questo passaggio il livello dell’acqua scende un po’ superiamo un piccolo mandrino e ci e ci riimmergiamo in un altro sifone, qui comprendiamo il significato dell’espressione “trovarsi con l’acqua alla gola”, ma ormai bagnati e divertiti dall’esperienza andiamo avanti, superiamo un punto molto basso in cui era necessario immergersi quasi completamente ( sono parte del caschetto è rimasta fuori) e ci affacciamo sulla seconda sala giriamo verso sinistra proseguiamo seguendo il fiume e poco dopo vediamo la luce.
Dopo la risorgenza il fiume continua il suo corso all’esterno scorrendo sinuoso in una stupenda forra ricca di fauna e vegetazione,

per la precisione subito fuori dalla risorgenza ci imbattiamo in una piccola foresta di equisetum

sia dentro che fuori dalla grotta, e dopo esserci riuniti con il resto del gruppo proseguiamo il cammino verso il Primo Traforo; lungo il cammino facciamo qualche incontro con simpatici abitanti del luogo, libellule nere, potamon fluviale (granchio di fiume) rinominato da Marco pokemon,

discoglosso pictus

e in fine un bel biacco, poco dopo ci ritroviamo presso l’ingresso del Primo Traforo, l’ingresso è caratterizzato da un ponte scavato dall’acqua dal quale prende il nome il Vallone, sotto il ponticello consumiamo un breve pasto e subito entriamo.

Primo Traforo “e il gambero gigante”

La grotta è una breve galleria atrraversata dal fiume,

appena entrati Marco mi indirizza verso un cunicoletto che segue l’andamento della grotta caratterizzato da un pavimento fangoso e pieno di escrementi di topo, lo percorro e mi ricongiungo con il resto del gruppo nei pressi della risorgenza della grotta,

qui incontriamo un piccolo gamberetto di fiume e,

mentre Marco si cimenta nell’imitazione di un gambero gigante, gli facciamo qualche foto e poi ci dirigiamo verso l’uscita,

poche decine di metri dopo si apre l’ingresso dell’ ultima grotta che visiteremo.

Grotta Sifone “the end”

L’ingresso della grotta e molto ampio, il fiume vi scorre all’interno nella parte destra della grotta cerando varie cascatelle fino a giungere ad un sifone, che però non e percorribile senza bombole, arrivati li Giovanni lanciando un sasso mi fa notare che, dato il rimbombo, probabilmente oltre quel sifone la grotta prosegue con ambienti abbastanza ampi, mi faccio un bagnetto pure li per osservare il livello dell’acqua nel sifone e dopodichè cominciamo a fare strada verso fuori.

Intorno alle 15.00 circa riprendiamo il cammino verso le macchine, ripercorriamo a ritroso il vallone ridendo scherzando e chiacchierando degli enormi tubi d’acqua e dei cavi elettrici di una mia ipotetica nuova casa… e intorno alle 16.00 arriviamo alle macchine ci spogliamo ci cambiamo e ci mettiamo in viaggio verso Palermo, lungo la strada ci fermiamo per un altro caffè sempre al motel San Pietro e poi dritti verso casa… tutto fila liscio apparte un carabiniere che mi ferma lungo la strada per un semplice controllo e scambia Martina per mia moglie (e forse Xò per nostro figlio… chissà) intorno alle 18.30 arriviamo a casa stanchi accaldati ma parecchio soddisfatti della splendida gioranata!

Alla Prossima

Notizia di: Miglio
Foto di: Xò
Partecipanti: MarcoV , Elga, Xò, Miglio, la Sfincionella, Il Principe e Giovanni (e il suo machete)

mercoledì 26 maggio 2010

20 Aprile 2010 - Zubbio di Pizzo Neviera e Grotta delle 7 Camere

Appuntamento alle 11 sotto casa di Ceres, gruppo ristretto causa uscita infrasettimanale. La squadra è formata da Sirmione, Miglio, la Baronessa e Ceres.
Destinazione Belmonte Mezzagno, il tragitto è impervio, ma la mai deludente Santana riesce con capierbietà a superar con grandi salti le difficoltà, recando l' ilarità e soprattutto qualche bernoccolo alla combriccola.

Si arriva indenni. Inizia la vestizione e ci avviamo verso la prima tappa : Zubbio di Pizzo Neviera. Tocca a Miglio armare l' unico pozzetto, dopo qualche metro tra crolli raggiungiamo la prima ed ultima sala, dove a darci il benvenuto troviamo un simpatico abitante del luogo, un piccolo pipistrello, che a quanto narrano risiede li da secoli.
Tocca a me disarmare il pozzo, una breve sosta e via, verso la seconda tappa : La grotta delle sette camere (anche se io ne ho contate solo 6)!
Qualche piccola incertezza nel trovare l' entrata, ma eccola, l' alberello ci ha indirizzati nella retta via!

Miglio arma i tre pozzi, lo seguiamo, qualche strettoia, un pò di arrampicata dove, come sempre,la mia chiappa prensile, mi salva da scivoloni, ammiriamo ogni camera qualche foto ed è giunto il momento di tornare alla macchina.
Dopo esserci cambiati, inizia la ricerca della consueta birra e patatine, ma di un bar aperto neanche l'ombra, quasi arrivati a Palermo troviamo un supermercato, scorta fatta! Ora è il caso di trovar un posto opportuno dove ristorarci...le falde del cimitero di S.Maria di Gesù, meglio di così!

Morale dell' uscita...mai organizzare una grotta di martedì!

Notizia della Baronessa
Foto di Simone
Partecipanti: Simone, La Baronessa, Miglio, Ceres.

Pipistrello che attacca l'uomo.

Dedicato a tutti quelli che temono gli "attacchi" da parte de pipistrelli!!!






Meditate gente, meditate...

(Thanks to NuG - www.napoliunderground.org)

lunedì 24 maggio 2010

Sabato 22 Maggio – Zubbia Camilleri - Fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale!!!

Ore 8:00: Mi sveglio, preparo tutto l’occorrente ed alle 9:00 sono pronto per recarmi in quel di Cattolica Eraclea per riassaporare il sapore del fango della Zubbia Cammilleri. Come da accordi precedentemente presi attendo con ansia la chiamata di Tutina che, una volta presi Miglio, la Friulana e Claudia dovrebbe chiamarmi appena superata Sciacca. Ore 9:30 Nessuna traccia di Tutina, mi insospettisco e li chiamo… “Compà, dove siete?”
Tutina: “ Oh compà, niente abbiamo avuto un piccolo contrattempo, invece di prendere la Palermo-Sciacca ci siamo confusi e stiamo venendo verso Agrigento, abbiamo superato da poco il Motel S.Pietro…”
Resto basito ed a quel punto mi incammino verso la Zubbia e li aspetto lì…
Ore 10 circa: Arrivano…Facciamo la strada tra frane che spuntano dal nulla e finalmente arriviamo al pianoro antistante la Zubbia. Ci prepariamo prendendo un po’ in giro Claudia e la sua mise da malata terminale (Ma sei malataaaaaaaaaa!!!) e dopo un po’ di “Chi mi aiutaaaaaa” siamo pronti. Miglio da buon organizzatore dispensa compiti, fà la formazione e… si parte!
“Ma…è quello l’ingresso vero???”
“Siiii…certo!!! Vai Vai…”
“Compà…ma sei sicuro???”
“Si si, non può essere altrimenti…”
“Mah…in effetti non me lo ricordo così l’ingresso…”
“Picciò, ma non è che quella è l’uscita???”
“Bohhhhhhhhhhhh…”
“Mh…dividiamoci e cerchiamo…”
Io e Martina saliamo su un pizzo e scrutiamo dall’alto, Tutina parte in solitaria facendo un giro assurdo, Claudia ed Emilio vanno da un’altra parte ancora. Finalmente, dopo un tempo non ben definito sentiamo Emilio gridare…
”L’HO TROVATAAAAA…forse…” Tutina entra con lui per cercare di capire e dopo una decina di minuti passati in un crop circle ad attendere confortanti notizie sentiamo:
“Picciotti è lei venite!”
Asciugate lacrime e sudore accendiamo i nostri potenti led ed entriamo.
Non appena entrati tutti cominciamo a ricordare quell’ingresso impervio e, appena arrivati al primo salone tutti cominciamo a raccontare aneddoti del nostro corso, passato ormai da un anno…Cavolo…chi ce lo doveva dire che a distanza di 12 mesi saremmo stati lì, da soli.
Cmq, Emilio controlla gli armi, mette i moschettoni per ovviare all’armo con le maglie rapide e si scende:
Lui, Pampers, Martina, Io e Tutina a chiudere.Passiamo pozzo, laminatoi e tutto ciò che c’è da passare e contenti ed affascinati dalla bellezza della Zubbia arriviamo ad un bivio… Emilio, munito di rilievo della grotta dice “Ma che fa lo andiamo a vedere sta Sala Maya? Il nome mi ispira!”. Dopo un po’ di indecisione durante la quale Tutina fabbrica orecchie di fango per tutti decidiamo di recarci in quella benedetta sala e, dopo qualche problemino di arrampicata ed un’ennesima strisciata nel fango arriviamo alla sala Maya dove, mentre Claudia mangia il suo bel panino al salame il cui aroma si diffondeva per tutta la grotta da ore, osserviamo un po’ di concrezioni gessose, dei mud cracks e formuliamo delle fantasiose ipotesi su alcuni “singolari accumuli di fango di origine incerta”. Procediamo e comincia l’acqua e, sapendo che i ragazzi del corso parlavano di acqua fino al petto cominciamo ad essere delusi “Ma dov’è tutta l’acqua di cui parlavano???”
Soltanto dopo capimmo…
Si procede ed arrivati al pozzetto le ragazze attrezzate di discensore con stop vedendo me e Miglio con quello senza decidono di provare l’ebbrezza di una discesa senza stop; Claudia ruba il banana ad Emilio (sottolineo Il e non La), Martina blocca lo stop con un moschettone ed alla fine anche Tutina si fa prendere dalla situazione e blocca lo stop. Si continua e dopo una discussione sul gesso primario e secondario, sulle geminazioni e sulle concrezioni gessose arriviamo al Pozzo Geode, Geoide, degli anelli o come diavolo si chiama, superato il quale decidiamo di fare la pausa pranzo ricordando anche lì aneddoti del nostro corso (gli agguati d’acqua e fango a me e Sebastiano, il clamoroso furto dei Wafer a Marco V. operato da me e Tutina, etc…) ed affrontando il triste argomento della disorganizzazione dell’università.
Finita la pausa affrontiamo l’ultimo pozzo canticchiando canzoni di Elio e Le storie tese ed arriviamo all’uscita. A quel punto pensiamo, “Ma cavolo…perché uscire dal pozzetto quando c’è un bel sifone pieno d’acqua? Passiamo da lì? Ma si passiamo passiamo!”.Dopo qualche problemino tra Pampers ed i ragni, tra urla e risate passiamo tutti e , a quel punto, ormai acclimatati alla temperatura dell’acqua pensiamo: “Beh…a sto punto laviamoci!”
Ci diamo una solenne e sacrosanta “sgrasciata” alle tute ed alle attrezzature e ci dirigiamo alle macchine, (non prima di aver notato la residenza estiva del serial killer di turno composta da brandina, giubotto e sega arrugginita del 15/18).
E li si ripropone più o meno ciò che è successo all’ingresso…
“Si prende da qui no???”
“Si Si, vai…”
“Ma sicuro???”
“Secondo me no…”
“Secondo me si…”
“Boh, ormai proseguiamo…”
Insomma alla fine tanto per cambiare sbagliamo strada e scalando una montagna bagnati fradici, ma puliti, dopo un’ oretta (in tutto questo si sono fatte le 5) tra proverbi divertenti del tipo “Chi lascia la vecchia via per la nuova, sapi chi perdi ma un sapi chi truova”, e maledizioni al vento ed al sole che si alternavano ritardando il nostro asciugamento ma facilitando l’arrivo della nostra polmonite, finalmente facciamo ritorno alla macchine!!!
Ci cambiamo, ci asciughiamo, ci fotografiamo ma non facciamo il solito breafing perché c’è la finale di Champions e Ag è lontanuccia per essere poi a Pa x cena. Quindi dopo aver arripizzato un pezzo del parafango della Clio di Tutina con un pezzo di spago facciamo ritorno alle nostre case, un po’ più stanchi, un po’ più infangati ma contenti e soddisfatti…che alla fine è quello che conta...
We love Zubbia!!!
Notizia di: Claudio CCC
Partecipanti: CCC, Tutina, Miglio, La Friulana e Pampers

mercoledì 19 maggio 2010

9 Maggio 2010 - Grotta del Traforo - Nella Tana di Foxy

Appuntamento alle 7 e mezza sotto casa di Miglio per cominciare al più presto l’avventura, Tutina che sta volta come la scorsa doveva fare da autista, si è fatto attendere un po’ di più a causa del diverso fuso orario delle sveglie a cruillas…

Riunitisi i baldi giovini, preso un caffè e un cornetto si parte x raggiungere quel benedetto paese di Montallegro alla ricerca di una grotta che già venne cercata ma non trovata…

Prima di iniziare la nostra di avventura abbiamo deciso ,chiedendo un po’ di informazioni a questo e a quello, di trovare prima la Zubbia Camilleri x fare una sorpresa al gruppo, dopo qualche stradina sbagliata abbiamo trovato quella giusta, tra ricordi risalenti ad un anno fa e indicazioni varie abbiamo trovato prima la strada poi la casa con le pecore e i cani-pecora e infine il gruppo che ancora si azzuffava con le attrezzature nella ridente pianura che sovrasta la Zubbia,sono le 10 e 30, dopo un po’ di chiacchere e babbìo, qualche incoraggiamento da parte dei vecchi decidiamo che è il momento di partire per vivere la nostra di avventura…

11 passate, Riprendiamo la strada x Montallegro, poi dalla statale imbocchiamo la piccola strada che indicava una zona di isolamento conigli affetti da mixomatosi, immersi nella giungla di ampelodesmus e insetti stecco mannari che saltavano in macchina troviamo lo spiazzo x posteggiare la limousine del tutina,appena scesi dalla macchina evitiamo di vestirci inutilmente e facciamo un giro di esplorazione, dopo x minuti troviamo il pertugio, torniamo alla macchina, ci vestiamo di tutto punto, giacca a cravatta, e ci incamminiamo x il traforo..dopo un po’ di spine e canne secche troviamo il grosso inghiottitoio di crollo, tra i blocchi franati e ancora “franabili” ci addentriamo nell’ipogeo, si prende da qua, nooo da là, talè pigghiamu i ccà…

Infine troviamo una via bassa che tutto sommato agevolmente ci mostrava la via x il ramo nuovo della grotta, a parte qualche miracolo che ha salvato la gamba di tutina da un bambino rotolante di gesso di 200 chili e qualche analisi su feci di animali, attaccate dalle muffe mannare tutto scorre, troviamo la famosa radice che ci serve da ancoraggio x scendere, picciotti sembra “concreta” nni putiemu appizzari…in principio credevam o fosse un po’ difficile e indispensabile l’armo, scendendo anche di poco ci siamo resi conto che si poteva evitare, ma la prudenza sotto terra non è mai troppa; arrivati in fondo al pozzetto a sinistra si intravede la strettoia del ramo attivo, a passo di lombrico, tra ciottoli poco comodi, passaggi stretti anche per il casco, puzza di zolfo e qualche foto effetto “ siamo scafazzati dalla roccia” proseguiamo x circa 30 metri fino al sifone .Il povero sifone purtroppo di è rivelato una piccola discarica di bottiglie e altra robaccia, peccato, sarebbe stato ancora più bello senza sporcizia.

Dopo esserci stancati un pò della puzza di zolfo e una foto di rito torniamo indietro e cerchiamo il ramo inattivo, risalito il pozzetto con radice e risalita la scalinata di rolling stones, troviamo un saltino che ci porta al ramo inattivo, iniziamo ad esplorare una serie di meandri gessosi che sembrano appartenere ad una grotta diversa, un ambiente molto differente rispetto al precedente, il cammino è un continuo meravigliarsi, fare foto ed esaminare ogni minimo foro alla ricerca di salette da gustare con gli occhi, ca mminando di poco troviamo una falsa seconda uscita, in realtà era soltanto un secondo foro crollato da cui passava solo un po’ di luce.

Tornando sui passi dei meandri il cammino è tranquillo, gli ambien ti ampi sono intervallati da basse strettoie che costringono a strisciare, il ché è stato solo divertente per noi, dopo due strettoie con annesse stanze successive troviamo una galleria disseminata di feci di volpe, le tracce così fresche suggerivano che il luog o fosse frequentato spesso da questi animali e che presto avremmo trovato l’uscita, aumentano le tracce metro dopo metro, feci, resti di un pasto, ossa, finché in una piccola stanza con blocchi ricoperti da guano e terra secca non becchiamo la sorpresa, talèèeeeeee una volpeee.

Il piccolo canide con il cucciolo avevano fatto di quella stanza la loro tana, invano abbiamo cercato di acchiapparla e fotografarla, dopo poco temp o ci stufiamo di fare i cacciatori,lasciamo in pace gli animali e decidiamo che è il momento di trovare l’uscita…

La volpe da qualche parte deve essere entrata e uscita ogni giorno per vivere là dentro..

Dopo un po’ di minuti di ricerca disperata tra i blocchi e piccole gallerie fallaci decretiamo che l’unica via è tentare una discesa di pochi metri dove avremmo dovuto usare la corda,strategia trovata e Miglio esplora per primo,Io e Tu tina aspettiamo solo un po’ e poi Miglio ci dà la tanto attesa notizia…abbiamo trovato l’uscita!! Siii… allora d opo averci mostrato un piccolo coniglio ucciso da poco dalla volpacchiotta seguiamo il piccolo fiume sotterraneo che ci porta dritti dritti fino alla calda aria della 4 di pomeriggio di un maggio assolato.

Dopo la foto di rito all’uscita della grott a cerchiamo una via per ris alire e tornare alle macchine, primo tentativo, rovi, niè, secondo, niè, infine per mia follia decido di provare una via in salita, non credevo fosse così tanto in sa lita, tra imprecazioni più che giustificate contro di me, la cedevolezza del gesso e delle erbacce poco d’aiuto risaliamo più di venti metri di collina, affaticati, accaldati e incerti sulla riuscita della scalata arriviamo in cima alla collinetta, dopo pochi passi sulla cima vediamo la macchina,evvai … almeno la follia ci ha fat to risparmiare 15 minuti di strada sotto il sole ( questo si che è culo), arrivati alla limousine ci spogliamo, sistemiamo e dopo un po’ di risposo prendiamo la strada del ritorno, non torniamo su bito a casa dai… andiamo a trovare gli altri!!!

Quindi riprendiamo la strada per Cattolica Eraclea e quindi per la Zubbia Camilleri, strada già fatta quindi facile da trovare, arriviamo e il primo gruppo e ra già fuori, alle 18 e 30…veloci sti picciotti!!!

Così la nostra uscita è terminata assieme al gruppo riunito, dopo aver aspettato tutti i gruppi, atteso che tutti si vestissero ci rimettiamo in macchina per la birra di rito, qualche cosa da mangiare e poi verso la via di casa …



Notizia di Spitino (Gregorio)
Foto di Miglio