lunedì 8 ottobre 2007

Esplorazione Magaggiaro 29-9-2007

Qualche tempo fa durante un sopraluogo in una cava abbandonata per motivi paleontologici (conosciuta da quasi tutti gli studenti di geologia V.O. perché li ci portavano a smartellare), avevamo notato dei buchi aprirsi nella parete antistante, decidemmo quindi che al primo scampolo di bel tempo avremmo dato uno sguardo ai “pittusi”,…era tempo di nuove ed eccitanti spedizioni... . Per chi non conosce la situazione geologica la ricordo brevemente. L’affioramento è composto da calcari a megalodonti del Trias (veramente “citrigni”) seguiti poi da calcari, a tratti marnosi, a tratti più compatti e a tratti estremamente fratturati del Giurassico (aggiungerei con delle ammoniti veramente grazziusi).


A facilitarci l’esplorazione gli incendi degli scorsi periodi, che hanno permesso di sorpassare dei tratti di giungla altrimenti difficilmente attraversabili. Questi se da un lato ci hanno evitato di infilarsi in mezzo all’erba alta, dall’altro hanno inzozzato e non poco i nostri vestimenti, rendendoci più simili a dei piccoli carbonari.

Le cavità in questione erano tre.

La prima è lunga una dozzina di metri, con una apertura di forma circolare ellittica che presenta a tratti dei punti in cui il soffitto si alza di colpo (potendo starci anche in piedi) per poi riabbassarsi, la cavità è completamente orizzontale e sul pavimento vi sono sassi e blocchi con un ordinamento molto regolare e a tratti rettilineo.


Circa a metà della cavità si trova un cancello in ferro con relativo catenaccio, divelto a forza dal muro e ora aperto. Forse un tempo usato come riparo per le pecore? Era la prigione di qualche sequestrato? La grotta del Ciclope? Nessuno lo sa. Continuando, il buco chiude poco dopo. Il ritrovamento di un cranio e parte degli arti anteriori di quello che poi abbiamo scoperto essere un piccolo istrice, gli aculei sul pavimento e un pungente odore (che abbiamo capito essere piscio di istrice) ci hanno fatto pensare che era meglio lasciare stare il nostro amichetto puntuto dormire li dentro.

A fianco a questo primo pertugio, ve ne era un altro orientato nella stessa direzione che si manteneva parallelo al precedente. Le due cavità erano collegate ogni tanto da tratti trasversali, forse scavati nel detrito da qualche armalo.

La terza e più evidente (foto) comincia con un ampio scavernamento, con 3-4 mq di saloncino con vista valle, che poi bruscamente inclina verso il basso con un condotto di forma stretta e allungata, per poi chiudere dopo circa 6 metri, qui a differenza delle precedenti sul pavimento vi erano molti blocchi caduti di considerevoli dimensioni con andamento caotico che andavano a tappare il fondo (chissà se scavando?).

Fuori, lungo la stessa parete vi erano altri buchi che poi si sono rivelati soltanto delle piccole nicchie riparo dei volatili della zona (ed allora nella valle un grido si levo: PICCCIOOOONEEEE!!!)

Altri pittusi da visionare erano presenti in un’altra parte della cava, ma necessitavano di imbrago e corde per la loro esplorazione.

Partecipanti: Gebedia, l’Anguilla del Civico, l’Acaro e u Cacaova.

Notizia e foto di Gebedia

1 commento:

mauro ha detto...

e bravi!!! Quande dite voi pigghiamu 4 cuorde e ci faciemu sta passiata...

bello bello...